LETTERA XIII. 2*f'è
lino per accostarmi un tantin più (se purnon è un discostarmi ) da quel che non sipuò toccare a mille miglia , anzi a infinite;ragione per la quale dovrò esser compatito,se non posso giovarmi d’altri esempj, chedi disparità altresì infinita. Al qual propo-sito ricordo a V. P. che per quanto i mo-derni intagliatori a bolino siano arrivatia imitar le stoffe in una forma da render-ci riconoscibili , il dante dalla lana, la la-na dalla seta, e in questa il veluto dal ra-so, e il raso dall’ ermisino , e ne’ bottonide’giustacori, a farci distinguere se e’sonodi seta o di crine ; ne’ colori poi il piùch’egli abbiano saputo fare, è stato il la-sciarsi intendere in un nastro , che leghiuna croalta , in una sciarpa, dal biancoal nero, e in una parrucca dal nero al bion-do , e anche al castagno , con di più lacircostanza d’ esservi o non esservi polvere,e se poca o assai ; e pure con tutta que-sta gran limitazione, ci diamo per contentidella loro industria , parendoci che a cava-re queste pochissime cose dal chiaro dellacarta e dallo scuro della tinta, non faccia-no poco. Or di quanto maggior condescen-denza converrà egli usare con chi nell’ i-stesso modo che i pittori nel rappresenta.-re un’ istoria , dipingono a caso i mostaccidi tutti quei personaggi , de’ quali non ab-itiamo nè busti nè medaglie nè cammei, nèin conseguenza stampe di dove ricavargli ,#’è messo a ritrarre alla mente, anzi af-Magalotci Lece. Seienc.