XVIII
SAGGIO SULLA VITA
guarigione si dubitasse, consolavasi il fanciullone’suoi duri patimenti con la speranza dellamorte vicina, che lo avrebbe condizionato adessere uno degli angioletti che sì dolcementegli arridevano alla innamorata fantasia. —Quanto vive, e distinte, e lucide fossero in luile immagini delle cose, e con quanta tenacitàgli si collegassero con le sensazioni, ben siraccoglie da questo eh’ io son per aggiungere,e eh’ egli stesso propone alla considerazionedel filosofo. Uno zio paterno recandosi diquando in quando a vederlo, faceasi collocarequesto suo nipotino, che allora era fra i tre ei quattro anni, sopra un cassettone antico, eli con festoso piglio accogliendolo, e di buoniconfetti facendogli dono, amorosamente lo ac-carezzava.Portava quest’uomo certe sue scarpeche per la grandezza e forma loro si scolpi-rono vivamente nell’ anima del fanciullo, manella quale poi per le sopravvenute impres-sioni parevano essere cancellate. Veduta dopomolto tempo una forma di stivali simile aquelle scarpe dimenticate, ecco queste che glibalzano fuori ben disegnate e distinte nellafantasia: ecco la figura,e i moti, eie carezzodello zio: ecco anche il sapore dei confettirisuscitalo al senso per la subita scossa diqueste anella invisibili, che costituiscono lamisteriosa catena , in cui la nostra vita conti-nuamente s’intreccia e si ripercuote.
Questa vivida e sincera facoltà di sentiregli esterni oggetti e di fedelmente immaginarlidentro di sè, e 1’ altra facoltà di riprodurrepoi così presenti e vere le immagini coni’ellefurono prima concepite, sono massimamenteopportune al poeta. Al quale è necessario unlume interiore, una intuizione fantastica, unaenergica ripetizione di senso, che sul fonda-mento della presente vita gli disserrino in-nanzi, e gli facciano largamente rivedere glisplendidi o torbidi giorni vivuti, godere e sof-frire i piaceri e i dolori goduti e sofferti,credere all’immagine come alla realità dellavita, e dal rammarico e dal desiderio delleirrevocabili cose lo slancino con la creatricesperanza neU’interminato mondo di quelle pos-sibili.
La piccola Giulia, bellissima di forme ecompagna di puerili trastulli al più piccoloVittorio, gli facea più dolce quella età prima,già felicissima di nativa innocenza. Ma pre-stissimo gli fu tolta, e posta ad essere educata
in un monastero. L’educatorio era in Asti, ilfratello potea vederla ogni giorno: eppure ildolore di quella separazione fu in lui moltosimile a quello che poi gli cagionava, essendogiovine innamorato, il separarsi dalla donnade’ suoi desiderj. Tanto affetto avea posto aquella sorella! tanta era l’espansione, olaforza comunicativa del cuore in quella teneraetàl Adunque le visite che giornalmente lefaceva nel convento non bastavano allo scon-solato fanciullo; il quale, senz’altri compagnidi vita, in quella sua solitudine avea bisognodi qualche opportuno conforto. Con un preteIvaldi suo institutore se la passava i giorniimparando a leggere, a scrivere, e i rudimentidella lingua latina: e con lui andando spessonella vicina chiesa del Carmine a sentir mu-sica, a veder processioni, a dar pascolo aisensi ed alla fantasia, fra queste nuove e di-verse impressioni trovò distrazione, ed ebbequieto quel sì acceso desiderio della sorella. Esapete come? Alcuni fraticelli novizj, per lafreschezza dell’età, che non gli facea troppodissimili dalle sembianze della Giulia, gli ave-vano maravigliosamente occupato T anima edinfiammato 1’ affetto. Quelle loro facce angeli-che, quell’aria di compunzione divota, queiloro ondeggianti e fumiganti turiboli, quellevesti sacre gli si aggiravano sempre per lafantasia, sì che ad altro più non pensava. Econ queste immagini puerilmente conversan-do, ingannava il suo tempo e trascurava lostudio: o prendeva in mano il vocabolario peraverci a cancellare col temperino la parolafrati, e scriverci padri; nome, che alle sueorecchie suonava cose molto più nobili.
Or chi avrebbe dello, che questo bambi-nello contemplativo dovrebbe poi essere quelfiero creatore del teatro tragico italiano, chetutti or conosciamo? — Si prenda dunque an-che questo fiore di grazioso affetto, anchequesto germe di vita intima e passionata, esi aggiunga agli altri elementi già discoperti,e che poi uniti con altri diverranno la moralee intellettuale persona di Vittorio Alfieri. Maalle cose pur ora osservate si congiunga tostoquest’ altra. Un profondo umore melanconicodomina questa sensitiva e solitaria anima, chealberga un corpicciuolo debole e malsano: lanoia della esistenza ( chi ’l crederebbe? ) fiera-mente la invade, e la porta ad usare un mez-zo, che debba involarla a questo arcano dolore.