SAGGIO SULLA VITA
questo fatto raccogliere quella naturale dispo-sizione ad amare 1’ eguaglianza, che l’Alfieridiceva di avere e che certamente aveva, mapiù spesso fra le sublimi idee della mente chenella pratica della vita.
A noi qui non rileva l’investigare quantodalla domestica educazione fossero secondateo contrariate le tendenze istintive di questofanciullo: o basterà il considerare, che se l’as-soluta autorità del parentale impero potè in-durre in lui alcuna asprezza o disporne l’in-dole a pervicacia,dovè anche disporloa credere,come a positiva forza, ai necessarj principj.Gli elementi che abbiamo raccolto discorrendoquesta puerizia feconda sono primitivi, e comenativi germi debbono essere da chiunque ab-bia fior di senno cou riverente studio conside-rati. — Non facemmo che un passo, e già ot-timamente conosciamo fi Alfieri e abbiamoposto i fondamenti di tutta la futura suastoria (1).
Capitolo IV.
Li Scuole.
Doctrlaa seci vim promovet tnsitamRectiqmt cultus pectora roboranl .
ORAZIO
S’io avessi voluto indicare quel che operòveramente l’instituzione scolastica sullo spi-rito del giovinetto Alfieri, non avrei recato inmezzo questi due versi di Orazio: ma io volevaindicare quel che avrebbe dovuto essere, nonquello che fu. — Quando avremo un intieroed uniforme sistema di pubblica istruzione, inostri pensieri, e quindi le nostre volontà, sitroveranno molto più concordi fra loro : quan-do governi e popoli saranno pienamente d’ac-cordo, i sommi ingegni non aspetterannoindarno chi sappia indirizzarli al volo: quandoi sommi ingegni saranno subito conosciuti,
(I) L’AlGeri reca a queste prime impressioni avuteanche il suo abborrimento da ogni cosa di Francia.Perchè passando da Asti la duchessa di Parma e le suedame francesi, que’loro visi impiastricciati di rosso, glifecero quasi stomaco. Ma lasciando stare che questoabborrimento non appartiene alle disposizioni istintive,noi vedremo che il nostro Altieri desiderò anche lecose francesi, o la Francia.
ammaestrali, e posti ciascuno nella sua via,le cose di questo mondo anderanno assai me-glio. Ma io debbo seguitare la mia storia.
Il cavaliere Pellegrino Alfieri, uomo dimolto ingegno, di severo costume, e di valormilitare, che fu governatore di Cuneo, e final-mente morì viceré di Sardegna, era zio e tu-tore del piccolo Vittorio. Tornando da un suoviaggio per Francia, Olanda, Inghilterra, e daAsti passando, visitò la cognata e il nipote :ma trovato poco lodevole quel sistema di edu-cazione ed istruzione domestiche, deliberò secostesso di collocare il fanciullo nell’Accademiao Collegio di Torino. Giunto in quella città nescrisse tosto alla madre. Vittorio aveva alloranove anni e mezzo ( Luglio 1758 ); la gita piùlunga che avesse fatto era stata a una villadistante quindici miglia da Asti, ma sopra uncarro tirato da pazienti bovi, tardi ancora allostimolo. Ora sarebbe andato per le poste,avrebbe veduto altri luoghi, entrerebbe cor-rendo in Torino 1... Quale spazio aperto allafantasia di un fanciullo! Ma dover lasciare lamadre, .e anche più quel buon prete Ivaldi,perpetuo compagno della sua vita puerile, glifu crepacuore, sì che n’ ebbe quasi a svenire.Per tutta la prima posta pianse. Sceso di le-gno, presto si confortava, e già già figuravasidi essere un viaggiatore assai ragguardevole.Assetato, tuffò il maggior corno del suo cap-pello nell’ abbeveratoio de’ cavalli, e bevve.Sgridato dal fattore che lo accompagnava, ri-spose: l’uomo che gira il mondo dovere assue-farsi a queste cose, e che a buon soldato nonistà bene il bevere in altra guisa. Vedete glo-rioso, ardito fanciullo, e che non vuol chiedernulla ad alcuno! — Ripresa la via, i cavallivolavano, il cuore esultava in petto a Vittoriovolante anch’ esso con loro. E i circostanti og-getti nella pienezza di uno. splendido giornogli passavano via rapidamente davanti agli oc-chi, e gli solcavano la commossa anima dinuove e raggianti immagini. Fra P una e ledue ore pomeridiane entravano in Torino perla porta nuova, poi per la piazza di S. Carlofinp all’Annunziata, dov’ era l’abitazione dellozio. Dapprima mesto per P inconsueta vita,poi troppo allegro, fu messo per questa viva-cità soverchia in collegio non più nell’ottobre,com’era l’intenzione avuta, ma il dì primo diagosto dell’ anno 1758, e vi stette fino al mag-gio del 1766.