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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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SAGGIO SULLA VITA

questo fatto raccogliere quella naturale dispo-sizione ad amare 1 eguaglianza, che lAlfieridiceva di avere e che certamente aveva, mapiù spesso fra le sublimi idee della mente chenella pratica della vita.

A noi qui non rileva linvestigare quantodalla domestica educazione fossero secondateo contrariate le tendenze istintive di questofanciullo: o basterà il considerare, che se las-soluta autorità del parentale impero potè in-durre in lui alcuna asprezza o disporne lin-dole a pervicacia,dovè anche disporloa credere,come a positiva forza, ai necessarj principj.Gli elementi che abbiamo raccolto discorrendoquesta puerizia feconda sono primitivi, e comenativi germi debbono essere da chiunque ab-bia fior di senno cou riverente studio conside-rati. Non facemmo che un passo, e già ot-timamente conosciamo fi Alfieri e abbiamoposto i fondamenti di tutta la futura suastoria (1).

Capitolo IV.

Li Scuole.

Doctrlaa seci vim promovet tnsitamRectiqmt cultus pectora roboranl .

ORAZIO

Sio avessi voluto indicare quel che operòveramente linstituzione scolastica sullo spi-rito del giovinetto Alfieri, non avrei recato inmezzo questi due versi di Orazio: ma io volevaindicare quel che avrebbe dovuto essere, nonquello che fu. Quando avremo un intieroed uniforme sistema di pubblica istruzione, inostri pensieri, e quindi le nostre volontà, sitroveranno molto più concordi fra loro : quan-do governi e popoli saranno pienamente dac-cordo, i sommi ingegni non aspetterannoindarno chi sappia indirizzarli al volo: quandoi sommi ingegni saranno subito conosciuti,

(I) LAlGeri reca a queste prime impressioni avuteanche il suo abborrimento da ogni cosa di Francia.Perchè passando da Asti la duchessa di Parma e le suedame francesi, queloro visi impiastricciati di rosso, glifecero quasi stomaco. Ma lasciando stare che questoabborrimento non appartiene alle disposizioni istintive,noi vedremo che il nostro Altieri desiderò anche lecose francesi, o la Francia.

ammaestrali, e posti ciascuno nella sua via,le cose di questo mondo anderanno assai me-glio. Ma io debbo seguitare la mia storia.

Il cavaliere Pellegrino Alfieri, uomo dimolto ingegno, di severo costume, e di valormilitare, che fu governatore di Cuneo, e final-mente morì viceré di Sardegna, era zio e tu-tore del piccolo Vittorio. Tornando da un suoviaggio per Francia, Olanda, Inghilterra, e daAsti passando, visitò la cognata e il nipote :ma trovato poco lodevole quel sistema di edu-cazione ed istruzione domestiche, deliberò secostesso di collocare il fanciullo nellAccademiao Collegio di Torino. Giunto in quella città nescrisse tosto alla madre. Vittorio aveva alloranove anni e mezzo ( Luglio 1758 ); la gita piùlunga che avesse fatto era stata a una villadistante quindici miglia da Asti, ma sopra uncarro tirato da pazienti bovi, tardi ancora allostimolo. Ora sarebbe andato per le poste,avrebbe veduto altri luoghi, entrerebbe cor-rendo in Torino 1... Quale spazio aperto allafantasia di un fanciullo! Ma dover lasciare lamadre, .e anche più quel buon prete Ivaldi,perpetuo compagno della sua vita puerile, glifu crepacuore, che n ebbe quasi a svenire.Per tutta la prima posta pianse. Sceso di le-gno, presto si confortava, e già già figuravasidi essere un viaggiatore assai ragguardevole.Assetato, tuffò il maggior corno del suo cap-pello nell abbeveratoio de cavalli, e bevve.Sgridato dal fattore che lo accompagnava, ri-spose: luomo che gira il mondo dovere assue-farsi a queste cose, e che a buon soldato nonistà bene il bevere in altra guisa. Vedete glo-rioso, ardito fanciullo, e che non vuol chiedernulla ad alcuno! Ripresa la via, i cavallivolavano, il cuore esultava in petto a Vittoriovolante anch esso con loro. E i circostanti og-getti nella pienezza di uno. splendido giornogli passavano via rapidamente davanti agli oc-chi, e gli solcavano la commossa anima dinuove e raggianti immagini. Fra P una e ledue ore pomeridiane entravano in Torino perla porta nuova, poi per la piazza di S. Carlofinp allAnnunziata, dov era labitazione dellozio. Dapprima mesto per P inconsueta vita,poi troppo allegro, fu messo per questa viva-cità soverchia in collegio non più nellottobre,comera lintenzione avuta, ma il primo diagosto dell anno 1758, e vi stette fino al mag-gio del 1766.