ATTO SECONDO
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Appio, ornai sci : di rientrare, incauto,
In tua natura ti affrettasti troppo.
Tutte hai le parli di tiranno, e tutteN’hai le virtù, tranne prudenza: e suolePur de’ tuoi pari esser virtù primiera ,Prudenza, base a tirannia nascente.
POPOLO
Troppo ei dice, ma vero.
APPIO
Io qui credca
Giudicar d’una schiava oggi, e non d’altro;Ma, ben mi avveggo , giudicar m’è forzaD’ un temerario pria.
ICILIO
D’una donzella
Mia sposa il natal libero credeaQui sol difender io: di Roma i dritti,
Di me , di tutti i cittadini miei,
Felice me, se del mio sangue a costoOggi a difender valgo I
POPOLO
Oh forti delti !
Oh nobil cor I Romano egli è.
APPIO
Littori,
Accerchiate costui; sovra il suo capoPendan sospese le mannaie vostre;
E ad ogni picciol molo...
VIRGINIA
Oh ciel 1 non mai,
Non fia, no, scudo a lui son io: le scuriSi rivolgano in me : me traggan schiava
I tuoi littori: è poco il servir mio,
Nulla il morir; purché sia illeso il prode,
II sol di Roma difensor...
APPIO
Si svelga
Costei dal fianco suo. Terribil tramaQui si nasconde, e sta in periglio Roma.
ICILIO
Per me, per lei, questo è un pugnai, se forzaFatta ci viene : a noi, finch’ io respiro ,
Uom non s’accosti.
POPOLO
Ei nulla teme !
ICILIO
A trarla
Di qui, fé forza uccidere me pria.—
Romani, udite la terribil trama,
Che qui s’asconde: udite in qual periglioSta Roma, udite; indi su gli occhi vostriMe trucidar lasciate. Arde d’infameAmor quest’Appio per Virginia...
POPOLO
Oh ardire!
ICILIO
Tentò sedurla ; usò minacce, e preghi ;E perfin oro offrille ; ultimo oltraggio,Che all’abbietta virtù fa il vizio in trono.Ma di patrizio sangue ella non era,
Onde a prezzo ci non l’ebbe. Or di rapirlaTenta; e la fraude ad accertar, vi bastiDell’assertore il nome. Ornai pe’figliTremate, o padri ; e più tremate assaiPer le mogli, o mariti. — Or, che vi restaA perder più? la mal seeura vita.
E a che più vita , ove l’onor, la prole,
La patria, il cor, la libertà v’è tolta?
POPOLO
Per noi, pe 1 figli-, @ libertade, o morte.
APPIO
Menzogna è questa...
POPOLO
0 libertade, o morte.
NUMITORIA
0 generosa plebe, il furor tuoSospendi alquanto. Ah! tolga il ciel, che nataDi questo fianco sia cagion fataleDi sparger rivi di romano sangue.
Io chieggo solo, e in nome vostro il chieggo,Che Virginio s’aspetti. A lui dinanzi,
Ed a voi tutti, discolpar sapramniDella mentita non soffribil taccia.
APPIO
Cessate ornai, cessate, o eh’ io di leggeEsecutor severo, or or vi mostroQuant’ ella può. Voi vi accingete a impresaVana ornai, vana ; e le insolenti grida,
A giustizia ottener d’uopo non fanno,
Come a sturbarla inefficaci sono.
Icilio mente, e il proverò.—Costui,
D’ogni tumulto, d’ogni rissa il capo,
Gran tempo è già che il civil sangue anela.Tribuno vostro, era di voi nemico,
Come di noi. Distrugger prima i padri,Ingannar poi la plebe, e in vii servaggioRidurci tutti, era il pensier suo fello:
Quindi è sua rabbia in noi. Fidar vi piacqueIn man de’Dieci il fren dell’egra e afflittaCittà: me, quanto io son, voi stessi feste;
Voi, di fatale empia discordia stanchi.
Rinasce appena or la bramata pace ;
E a un cenno, a un motto del peggior di Roma,A turbarla degg’io presti vedervi ?
POPOLO
È ver; giudice egli è: ma udiam, quel prodeChe gli risponda.
ICILIO
È ver, giudice il feste,Legislator; ma già compiuto è l’anno;
Giudice poscia ei vi si fea per fraude;
Or, per forza, tiranno. Ei noma paceLa universal viltade : atro di morteSopor quest’è, non pace. A rivi scorreNel campo nostro il cittadino sangue:
E chi sei beve ? è l’oste forse ?—II prodeMisero Siccio, ei, che nomar nel campoOsò la prisca libertà, non caddeTrafitto in pugna simulata a tergo,
Dal tradilor decemyiral coltello ?