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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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ATTO SECONDO

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Appio, ornai sci : di rientrare, incauto,

In tua natura ti affrettasti troppo.

Tutte hai le parli di tiranno, e tutteN’hai le virtù, tranne prudenza: e suolePur de’ tuoi pari esser virtù primiera ,Prudenza, base a tirannia nascente.

POPOLO

Troppo ei dice, ma vero.

APPIO

Io qui credca

Giudicar d’una schiava oggi, e non d’altro;Ma, ben mi avveggo , giudicar m’è forzaD’ un temerario pria.

ICILIO

D’una donzella

Mia sposa il natal libero credeaQui sol difender io: di Roma i dritti,

Di me , di tutti i cittadini miei,

Felice me, se del mio sangue a costoOggi a difender valgo I

POPOLO

Oh forti delti !

Oh nobil cor I Romano egli è.

APPIO

Littori,

Accerchiate costui; sovra il suo capoPendan sospese le mannaie vostre;

E ad ogni picciol molo...

VIRGINIA

Oh ciel 1 non mai,

Non fia, no, scudo a lui son io: le scuriSi rivolgano in me : me traggan schiava

I tuoi littori: è poco il servir mio,

Nulla il morir; purché sia illeso il prode,

II sol di Roma difensor...

APPIO

Si svelga

Costei dal fianco suo. Terribil tramaQui si nasconde, e sta in periglio Roma.

ICILIO

Per me, per lei, questo è un pugnai, se forzaFatta ci viene : a noi, finch’ io respiro ,

Uom non s’accosti.

POPOLO

Ei nulla teme !

ICILIO

A trarla

Di qui, fé forza uccidere me pria.—

Romani, udite la terribil trama,

Che qui s’asconde: udite in qual periglioSta Roma, udite; indi su gli occhi vostriMe trucidar lasciate. Arde d’infameAmor quest’Appio per Virginia...

POPOLO

Oh ardire!

ICILIO

Tentò sedurla ; usò minacce, e preghi ;E perfin oro offrille ; ultimo oltraggio,Che all’abbietta virtù fa il vizio in trono.Ma di patrizio sangue ella non era,

Onde a prezzo ci non l’ebbe. Or di rapirlaTenta; e la fraude ad accertar, vi bastiDell’assertore il nome. Ornai pe’figliTremate, o padri ; e più tremate assaiPer le mogli, o mariti. — Or, che vi restaA perder più? la mal seeura vita.

E a che più vita , ove l’onor, la prole,

La patria, il cor, la libertà v’è tolta?

POPOLO

Per noi, pe 1 figli-, @ libertade, o morte.

APPIO

Menzogna è questa...

POPOLO

0 libertade, o morte.

NUMITORIA

0 generosa plebe, il furor tuoSospendi alquanto. Ah! tolga il ciel, che nataDi questo fianco sia cagion fataleDi sparger rivi di romano sangue.

Io chieggo solo, e in nome vostro il chieggo,Che Virginio s’aspetti. A lui dinanzi,

Ed a voi tutti, discolpar sapramniDella mentita non soffribil taccia.

APPIO

Cessate ornai, cessate, o eh’ io di leggeEsecutor severo, or or vi mostroQuant’ ella può. Voi vi accingete a impresaVana ornai, vana ; e le insolenti grida,

A giustizia ottener d’uopo non fanno,

Come a sturbarla inefficaci sono.

Icilio mente, e il proverò.—Costui,

D’ogni tumulto, d’ogni rissa il capo,

Gran tempo è già che il civil sangue anela.Tribuno vostro, era di voi nemico,

Come di noi. Distrugger prima i padri,Ingannar poi la plebe, e in vii servaggioRidurci tutti, era il pensier suo fello:

Quindi è sua rabbia in noi. Fidar vi piacqueIn man de’Dieci il fren dell’egra e afflittaCittà: me, quanto io son, voi stessi feste;

Voi, di fatale empia discordia stanchi.

Rinasce appena or la bramata pace ;

E a un cenno, a un motto del peggior di Roma,A turbarla degg’io presti vedervi ?

POPOLO

È ver; giudice egli è: ma udiam, quel prodeChe gli risponda.

ICILIO

È ver, giudice il feste,Legislator; ma già compiuto è l’anno;

Giudice poscia ei vi si fea per fraude;

Or, per forza, tiranno. Ei noma paceLa universal viltade : atro di morteSopor quest’è, non pace. A rivi scorreNel campo nostro il cittadino sangue:

E chi sei beve ? è l’oste forse ?—II prodeMisero Siccio, ei, che nomar nel campoOsò la prisca libertà, non caddeTrafitto in pugna simulata a tergo,

Dal tradilor decemyiral coltello ?