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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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VIRGINIA

Vinta ornai, più che a mezzo. Appio, prosiegui;Fanne udir la sentenza. — Ma, che chieggo?Chi non la legge in queste armate schiere?...

E nel silenzio di Roma tremante ?

APPIO

Perfidi, e che? dopo che invan tentasteRibellion, se i traditori vostriTradito v’ han, me n’ incolpate ? InfidiA infido fur ; qual maraviglia ? — A voi,Romani veri, or parlo. Armate schiereVoi qui vedete intorno intorno sparse ,

Ma per l’util di Roma. Al vostro eccelsoVoler concorde havvi chi opporsi ardisca?

Al certo , io no : ma, contra pochi, e iniqui,Assicurar la maestà di RomaRiposta in me da voi, ben io mi attentoD’Imprender ciò. — Ma, i traditor son forseSpenti in Icilio tutti ? — Olà, littori,

Fra vostre scuri stia Virginio acchiuso ,

Fin che il giudicio segua. Egli a mal’opraQui vien: ragioni, ov’ ei pur n’abbia, esponga;Ma il tentar forza, a lui si vieti.

NUMITORIA

Ahi lassa I

VIRGINIA

Me misera ! Anco il padre?..

VIRGINIO

È ver, son io

Un traditor; son di Virginia il padre:

Un traditor fu Icilio; erane sposo:

Traditor é, chi figlia e sposa niegaProstituire a lui. Convinti appienoNon siete ancor di sua libidin cruda ? —Romani, deh! benché innocente io sia ,

Me con Icilio, e con miti’altri, a morteTrar lasciate : ma sola oggi si salviL’onorata donzella; a lei sovrastaPeggio che morte assai. Per me non prego ;

Io tremo sol per lei ; per lei sol piango.

NUMITORIA

E al nostro pianto tutti non piangete ?

Che vi s’ aspetti, o padri, oggi da noiImparatelo... Oh duri !... ognun si tace ?... —Madri, uditemi dunque: o voi, che soleDavvero amate quei che alimenlasteEntro alle vostre viscere, creatiDel vostro sangue: il procrear qui figliTroppo è gran fallo, o madri; ornai, se il vostro,Se il loro onor vi cale , al nascer-loro ,

Vibrate un ferro entro ai lor petti.

APPIO

Udite

Amor di madre? udite? Or, chi non vede,

Che supposta è la madre, e che ingannatoN’è il genitore? — A me il chiedeste; e gius loBen era, che Virginio a tanta litePresente fosse: eccolo, ei v’è: ma torrePuò il suo venir, ch’io appien giustizia renda?-Esaminati ho i testimoni, e Marco;

Concordano. Di Marco è chiaro il dritto :

Io ’l giuro al popol; io: più che convintaLa falsa madre è da tai prove; ond'ellaCerca or ragion nel popolar tumulto. —

Dover d’inganno trar misero padre,

Che tal si crede, duoimi; eppure il deggio.—■Marco, Virginia é tua; ragion non possoNegare a te nella tua schiava.

NUMITORIA

Oh! dove

Tal giudicio s’intese? E niun mi ascolta?

VIRGINIA

Madre, tu vedi il geni (or, com’egliDi scuri è cinto: oprar per me non puote;Parlar può appena, e invano. Il ferro dammi;Tu l’hai; tu il promettesti: a me lo sposoÈ tolto già: l’onor vuoi eh’ anco io perda?

VIRGINIO

0 gregge infame di malnati schiavi,

Tanto il (error può in voi? l’onore, i figli,Tutto obbliate, per amor di vila? —

Odo, ben odo un mormorar sommesso;

Ma niun si muove. Oh doppiamente vili !Sorte pari alla mia, deh ! toccar possaA ognun di voi; peggior, se v’ha: spogliatiD’aver, d’onor, di libertà, di figli,

Di spose, d’armi, e d’intelletto, torviPossa il tiranno un dì fra strazio lungoLa non ben vostra orrida vila infame,

. Ch’ or voi serbate a così infame costo.

APPIO

Mormora, è ver, ma di te solo, Roma.Tacciasi. —Ornai littori, al signor suoDate or tosto la schiava; e non vi arrestiSedizioso duol di finta madre:

La non sua figlia a lei dal seu si svelga.

NUMITORIA

Me svenerete prima.

VIRGINIO

Oh madre 1

POPOLO

Oh giorno !

VIRGINIA

...Appio, sospendi un sol momento, e m’odi.Deh ! si, sospendi, e in’ odi ! — Io la donzellaCome figlia educai : più di me stessoFinor 1’ amai: se pur mentia la moglie,

Son di tal fraude ignaro...

NUMITORIA

Oimè! che ascolto?Tanto avvilir tu la consorte tua?

Or quel di pria sei tu?

VIRGINIA

Padre, tu cangi

In questo punto? e non più tua mi credi?Misera me !

VIRGINIO

Qual ch’io ti creda, ognora,

Qual de’ sua figlia ottimo padre, io t’amo.. —Deh! lascia, Appio, che ancor, sola una volta»Pria che per sempre perderla, io la stringa