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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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AGAMENNONE

Di qual mano?

CLITENNESTRA

Di questa, in questa notte!

Entro a quel letto, ch’ei divider speraCon l’abborrita schiava.

EGISTO

Oh ciel! ma pensa...

CUTENNESTRA

Ferma son già...

EGISTO

Ma, se pentita^?...

CUTENNESTRA

Il sono

D’aver tardato troppo.

EGISTO

Eppure...

CUTENNESTRA

Io’l voglio;

Io , s’anco tu noi vuoi. Ch’ io trar te lasci,

Che sol merli il mio amore, a morte cruda?Ch’io viver lasci chi il mio amor non cura?Doman, tei giuro, il re sarai tu in Argo.

Nè man, nè cor, mi tremerà... Chi viene?

EGISTO

Elettra...

CUTENNESTRA

Oh ciel! sfuggiamla. In me ti affida.

SCENA II.

ELETTRA

Mi sfugge Egisto, e ben gli sta; ma veggioCh’anco la madre agli occhi miei s’invola.Misera madre ! alla colpevol bramaDi riveder 1’ ultima volta EgistoResistere non seppe. — A lungo insiemeParlato han qui... Ma, baldanzoso troppo,Troppo in volto securo Egisto parmi,

Per uom ch’esule vada... E lei turbataNon poco io veggo ; ma atteggiata sembra ,

Più che di duol, d’ira e di rabbia... Oh cielo!Chi sa, quell’ empio con sue pessime artiCome aggirata avralla! ed a qual passoIndotta forse !... Or si, ch’io tremo: oh quanti,Oh quai delitti io veggo j!... Eppur, s’io parlo,La madre uccido:... e s’io mi taccio?...

SCENA III.

ELETTRA, AGAMENNONE

ELETTRA

0 padre,

Dimmi : veduto hai Clitennestra?

AGAMENNONE

In queste

Stanze trovarla io già credea. Ma in breveElla verravvi.

ELETTRA

Assai lo bramo.

AGAMENNONE

Al certo

Io ve l’aspetto: ella ben sa, eh’ io voglioQui favellarle.

ELETTRA

O padre ; Egisto ancora

Sta in Argo.

AGAMENNONE

Il sai, che intero il di gli ho dato ;Finisce ornai: lungi ei doman per sempreNe andrà da noi. — Ma , qual pensiero, o figlia,Cosi ti turba? L’inquieto sguardoAttorno volgi, e di pallor ti pingi !

Che fia? D’Egisto mille volte imprendiA parlarmi, e poi taci...

ELETTRA

Egisto lungi

Veder vorrei; nè so il perchè... Mei credi,

Ad uom, che aspetta forse il loco e il tempoDi nuocer, lunga eli’è una notte; suoleVelo ad ogni delitto esser la notte.

Amalo padre, anzi che il sol tramonti,

Te ne scongiuro , fa che d’Argo in bandoEgisto vada.

AGAMENNONEOh ! che di’ tu ? nemicoEi dunque m’è? tu il sai? dunque egli ordisceTrame ?

ELETTRA

Non so di trame... Eppur... Noi credo. —Ma, di Tieste è figlio. — Al cor mi sentoPresagio ignoto, ma funesto e crudo.

Soverchio forse è in me il timor, ma veroIn parte egli è. Padre, mel credi, è forzaChe tu noi spregi, ancorch’io dir noi possa,

0 noi sappia; ten prego. Io torno intantoDel caro Oreste al fianco : a lui dappressoSempre vo’ starmi. O padre, ancor tei dico,Quanto più tosto andrà lontano Egisto,

Tanto più certa avrem noi pace intera.

SCENA IV.

AGAMENNONE

Oh non placabil mai sdegno d’Atreo!

Come trasfuso in un col sangue scorriEntro a’ nepoti suoi! Fremono al nomeDi Tieste. Ma che? se al solo aspettoD’Egisto freme il vincitor di Troia,

Qual maraviglia fia, se di donzellaPalpita, e trema a tale aspetto il core? —

Ov’ ei tramasse, ogni sua trama, ei stesso,

A un sol mio cenno, annichilar si puote.

Ma incrudelir sol per sospetto io deggio?

Saria viltade il già intimato esigiloAffrettar di poch’ ore. Affili, s’io tremo,

N’ è sua la colpa? e averne debbe ei pena?