ATTO QUARTO
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SCENA V.
AGAMENNONE, CLITENNESTRÀ
AGAMENNONE
Vieni, consorte, vieni; e di cor Irammi,
Chè il puoi tu sola, ogni spiacevol dubbio ;
Ch’ Elettra in cor lasciommi.
CLITENNESTRÀ
Elettra?... Dubbj?.i,
Che ti diss’ella?... Oh eie!!... cotanto t’ama,
E in questo giorno funestar ti vuoleCon falsi dubbj ?... Eppur , quai dubbj ?...
AGAMENNONE
Egisto...
CLITENNESTRÀ
Che sento ?
AGAMENNONE
Egisto, onde a me mai non l’odoParlar , d’Elettra la quiete e il sennoPar che conturbi.
CLITENNESTRÀ
...E noi cacciasti in bando?
Di lui che teme Elettra ?
Agamennone
Ah ! tu del sangue
D’A treo non sei, come il siam noi : non capeIn mente altrui qual sia 1’ orror, che inspiraAl nostro sangue di Tieste il sangue.
Pure al terror di timida donzellaNon m’arrendo cosi, che nulla io cangiAl già prefisso : andrà lontano Egisto,
E ciò mi basta. Il cor di cure scarcoAvrommi ornai.— Tempo saria , ben tempo ,Consorte amata mia, che tu mi aprissiIl dolor grave, che il core ti preme,
E ch’io ti leggo, mal tuo grado, in volto.
Se a me il nascondi, a chi lo narri? Ov’ioSia cagion del tuo piangere, chi meglioPuò di me rimediarvi, o ammenda farne,
O dividerlo teco?... Oh ciel ! tu taci ?
Neppur dal suol gli occhi rimovi? immotiStan, di lagrime pregni... Oimè! pur troppoMi disse Elettra il vero.
CLITENNESTRÀ
Il vero?...Elettra?...
Di me parlò?... Tu credi?...
AGAMENNONE
Ella t’ha meco
Tradita, si. Del tuo dolor la fonteElla mi aperse...
CLITENNESTRÀ
Oh ciel!.., Mia fé ti pinseDubbia forse?... Ah ! ben veggio; Elettra semprePoco amommi.
AGAMENNONE
T’inganni. A me, qual debbeDi amala madre ossequiosa figlia,
Parlava ella di te: se in altra guisa,
Ascoltala l’avrei?
Alfieiu
CLITENNESTRÀ
Che dunque disse?
AGAMENNONE
Ciò, che tu dirmi apertamente prima,
Senza arrossir, dovevi: che nel coreAspra memoria della uccisa figliaTuttor ti sta.
CLITENNESTRÀ
D’Ifigenia?... Respiro... - i -Falalé ognor, si, mi sarà quel giorno...
AGAMENNONE
Che posso io dir, che al par di me non sappi?In ogni cor, fuorché nel tuo, ritrovoDel mio caso pietà: ma se pur giovaAl non consunto tuo dólór lo sfogoD’aspre rampogne, o di materno piànto ,Liberamente me che non rampogni?
Il soffrirò, bench'io no! merli: o mecoPerchè non piangi? il mio pianto disdegni?
Ben sai ; s’ io téco, in rimembrar la figlia,
Mi tratterrei dal pianto. Ah! si, consorte,
S’anco tu m’odii, a me tu '1 di: più caraL’ira aperta mi fia, che il finto affetto.
CLITENNESTRÀ
Forse il non esser tu quello di pria,
Fa eh’ io ne appaia agli occhi tuoi diversaTroppo più che noi sono. Io pur dirollo;Cassandra, si, Cassandra forse, è quella,
Che men gradita a te mi rende...
AGAMENNONE
Oh cielo !
Cassandra? O donna, or che mi apponi? e il credi?—Dell’ arsa Troia ( il sai ) fra noi diviseLe opime spoglie, la donzella illustre,
Cui patria e padre il ferro achivo tolse,
Toccava a me. Di vincitor funesta,
Ma usata legge or vuol che in lacci avvintaIo la strascini in Argo: esempio tristoDelle umane vicende. Io di CassandraBen compiango il destino; ma te solaAmo: Noi credi? a te Cassandra io dono,
Del vero in prova: agli occhi miei sottrarlaTu puoi, tu farne il piacer tuo. Ti voglioSol rimembrar, eh’ ella è di re possenteFiglia infelice ; e che infierir contri essaD’alma regai saria cosa non degna.
CLITENNESTRÀ
Non l’ami?.. Oh ciel!.. me misera!;., tanto amiTu me'pur anco? — Ma, eh’io mai ti tolgaTua preda? Ah ! no: ben ti s’aspetta: troppoTempo e sudor ti costa, e affanno, e sangue.
AGAMENNONE
Cessa una volta, cessa. Or via, che valeAccennare, e non dir? Se un tal pensieroÈ quel, che l’ ange; e se in tuo cor ricettoTrovan gelosi dubbj, è da radiceGià svelto il marlir tuo. Vieni, consorte;
Per te stessa a convincerti deh ! vieni,
Che Cassandra in tua reggia esser può soloLa tua primiera ubbidiente ancella,
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