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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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AGAMENNONE

ATT O QUINTO

SCENA I.

CLITENNESTRA

Ecco L’ ora. — nel sonno immerso giaceAgamennone... E gli occhi all’ alma luceNon aprirà più mai? Questa mia destra,

Di casto amor, di fede a lui già pegno,

Per farsi or sta del suo morir ministra?

Tanto io giurai. —Pur troppo, sì;... convienmiCompier... Vadasi. — 11 piede, il cor, la mano,Io tutta tremo: ahi lassa! or che promisi?...

Ahi yil! che imprendo?—Oh come in me il coraggioTutto sparisce allo sparir d’Egisto!

Del mio delitto orribile sol veggoL’atrocitade immensa: ih sola veggioLa sanguinosa ombra d’Atride... Ahi vista! —Delitti invan ti appongo: ah no, non amiCassandra tu : più eh’ io noi merlo m’ami ;

E sola me. Niuno hai delitto al mondo,

Che di esser mio consorte. Atride, oh cielo!

Tu dalle braccia di securo sonno,

A morte in braccio, per mia mano?... E doveM’ascondo io poscia?... Oh tradimento! paceSperar poss’io più mai?... qual vita orrendaDi rimorsi, e di lagrime, e di rabbia!...

Egisto istesso, Egisto sì, giacersiCome oserà di parricida sposaAl fianco infame, in sanguinoso letto,

E non tremar per sé ? — Dell’ onta mia,

D’ogni mio danno orribile stromenlo,

Lungi da me, ferro esecrabil, lungi.

Io perderò l’amante; in un la vitaIo perderò: ma non per me svenaloCotanto eroe cadrà. Di Grecia onore,

D’Asia terror, vivi alla gloria; viviAi figli cari,... ed a miglior consorte. —

Ma, quai taciti passi?... in queste stanzeChi fra la notte viene?... Egisto?... Io sonoTerduta, oimè!

SCENA SI.

EGISTO, CLITENNESTRA

EGISTO

L’opra compiesti ?clitennbsTra

Egisto.,.

EGISTO

Che veggo ! o donna, or qui, ti struggi in piànto ?Intempestivo è il pianto; è tardo; è vano:

Caro costar ne può.

CLITENNESTRA

Tu qui?... ma come?..,Misera me! che ti promisi? qualeConsiglio iniquo?...

EGISTO

E tuo non fu il consiglio?Amor lei diè: timor tei toglie. — Or via,

Poiché pentita sei, piaeemì; e lietoIo almen morrò del non saperti rea.

Io tei dicea che dura era l’impresa;

Ma tu, fidando oltre il dovere, in quelloChe in te non hai viril coraggio, al colpoTua imbelle man sceglier tu stessa osavi.

Or voglia il ciel, eh’ anco il pensier del falloGià non ti torni a danno ! Io qui di furtoA favor delle tenebre ritorno,

Inosservato, spero. Era pur forza

Ch’io t’ annunziassi, io stesso, esser mia testa

Già consecrata irrevocabilmente

Alla vendetta del tuo re...

CLITENNESTRA

Che parli ?

E donde il sai?

EGISTO

Più eh’ ei non volle, AtrideDel nostro amor già intese ; ed io già n’ ebbiDi non più d’Argo muovermi il comando.

Al di nascente a sè davanti ei vuoimi:

Ben vedi, a me tal parlamento è morte.

Ma, non temer, chè ad incolpar me soloOgni arte adopreró.

CLITENNESTRA

Che ascolto? Atride

Tutto sa?

EGISTO

Troppo ei sa: ma più sicuro,

Miglior partito fia, s’io mi sottraggoCol morir tosto, al periglioso esame.

Salvo il tuo onor cosi ; me scampo a un tempoDa morte infame. A darti ultimo avvisoDi quanto segue ; a darti ultimo addioVenni, e non più... Vivi; ed intatta restiTeco la fama tua. Di me pietadePiù non ti prenda: io son felice assai,

Se di mia man per te morir mi è dato.