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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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138 ROSMUNDA

Piace un sol capo. Ma del lor gran duceSe la figlia oltraggiar veggon le squadre,

Chi di lor ne risponde ? E noi senz’ esse,Dimmi, che siamo?

ROSMUNDA

Nuovo, in ver, del luttoOggi a me giunge, che in aliar di regno,

Da quel eh’ io sento altro tu senta. Io lascioL’armi a te ; ma di pace entro la reggiaL’arti adoprar, chi mel torria? — Deh! vieniD’alcun riposo a ristorarti intanto.

Contro le aperte armi nemiche scudoA me tu sei: ma ogni men nobil cura,

Che a guerrier disconviensi, a me s’ aspetta.

ATTO SECOAÓO

SCESA I.

ALMACHILDE, ILDOVALDO

ALMACHILDE

Vieni, Ildovaldo, abbracciami; sostegnoDi mia gloria primiero. All'opre lue,

Vinto il confesso, guiderdon non havvi,

Che lor pareggi: ma, se pure io valgo..;ildovaldo

Signor, se presso alla regai bandieraOggi pugnai contro il vessillo infidoDi Cleti, or merto a me non fia: da’ primiVerdi anni miei, cresciuto ebbermi gli aviIn tal pensier, eh’ ella doveami sempreSacra parer la causa di chi regna,

Qual eh’ ella fosse.

ALMACHILDE

Il tuo parlar modestoBen d’ alto cor fa fede : il so ; prod’ uomo,Presto a più far, poco il già fatto estima.Ma, a più far che li resta? appien dispersi,0 spenti hai tu que’ miei nemici vili,

Cui paura impennò rapide tantoL’ali al fuggire. Io fuor di lena affatto,

In tua man li lasciai : sapea eh’ ei fora ,Dove adopravi il tuo, vano il mio brando.

ILDOVALDO

A me fortuna arrider volle. In ceppiClefi vien tratto in tuo poter, ferito,

Ma non di mortai colpo: al cader suo,

Se ardea pur anco di valor favillaIn cor de’ suoi, tosto si spense; e caddeOgni orgoglio col duce.

ALMACHILDE

A prova poni,

Ildovaldo, il mìo core. Havvi nel mondoCosa, ove intenda il desir tuo? Deh! parla:Nulla t’ ardisco offrir; ma puoi ( chi ’l puoteAltri che tu?) dirmi qual sia mercede,

Che offenda men la tua virtù.

ILDOVALDO

Vestirmi

Di sviscerato amico tuo sembianza,

Prence, non vo’, poich’ io tal non ti sono.Men te, che il trono, oggi a salvare impresi;Trono, la cui salvezza oggi pendeaDal viver tuo. Potrebbe il regio, drittoSpettare un giorno forse a tal, cui pocoParriami dar, dando mia vita: io quindiAspro ne fui propugnatore. Il vedi,

Che a te servir, non fu il pensier mio primo.Nulla mi dei tu dunque; e dall’ incarcoDi gratitudin grave io già t’ho sciolto;

ALMACHILDE

Ti ammiro più , quant’ io più t’ odo. VintoPur non m’avrai nella sublime gara.

Me tu non ami, ed altri a me già il disse ;Pur di affidarti della pugna parte ,

E la maggior, non dubitava. Or biasmoGià non ti do, perchè a pugnar ti mosseLa vilipesa maestà del soglio,

Più che il periglio mio. So, che non dèbbéillustre molto a prò’ guerrier qual seiParere il mezzo, onde sul trono io seggo:Primo il condanno io stesso: ma j qual feraNecessità mi vi spingesse orrenda,

Tu , generoso mio nimico, il sai.

Suddito altrui me pur, me pur tuo pariVedesti un di ; nè allora ( oso accertarlo )

Vile ti parvi io mai. Macchiata posciaHo la mia fama: or sappi; in core io stessoPiù infame assai eh’ altri mi tien, m’ estimo.Ma non assonno io già sul sanguinosoTrono; ed in parte la terribil tacciaDi traditor ( mai non si perde intera )Togliermi spero.

ILDOVALDO

Io ti credea dal nomeDi re più assai corrotto il cor : ma sano,