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ATTO SECONDO
Pure non l’hai. Sentir rimorsi, e starsi...
ALMACHILDE
E starmi ornai vogl’io? Già già...
ILDOVALBO
Ma, questo
Trono, tu il sai...
ALMACHILDE
So, che ad altrui s’aspetta;
Che mio non è...
ILDOVALDO
Dunque...
ALMACHILDE
Deh ! m’ odi. Io possoMe far del trono oggi assai meno indegno.Odimi; e pòscia, se tu il puoi, mi niegaDi secondarmi... Ma, il desir mio ciecoDove or mi tragge? A’ tuoi servigi io dianziGuiderdon non trovava, ed or già ardiscoChiederne a le de’nuovi?
ILDOVALDO
Ah! si: favella.
Mercede ampia mi dai, se tal mi tieniDa non cercarne alle magnanim’ opre.
Che poss’io far? Favella.
ALMACHILDE
Ad altro pattoNon sperar eh’ io tei dica, ove tu pria,
Se cosa è al mondo che bear ti possa,
Chiesta non l’abbi a me. Se vuoi gran parteDel regno ( intero il merti ) ; o s’altro pureDesio più dolce, e ambizioso meno,
Ti punge il cor, noi mi celare : anch’ ioSo ch’ogni ben posto non è nel trono:
So, ch’altro v’ha, che mi faria più lieto;
So, che assai manca all’esser mio felice.Desio sta in me, che di mia vita è baseSola: e più ferve in me, quanto più trovaOstacoli. — Deh! dunque apriti meco,Perch’io ti giovi un poco, or che puoi tanto,Gli altrui dritti servendo, in un giovarmi.
ILDOVALDO
Favellerò, poiché tu il vuoi. — Non bramoImpero, no; mal tu il daresti; e doniSon questi ognor di pentimento e sangue.
Ma, poi che aprirmi il tuo più interno coreTi appresti, il mio dischiuderti non niego.
Ciò ch’io sol bramo, or nulla a te torrebbe,
E vita fora a me.
ALMACHILDENomalo; è tuo.
ILDOVALDO
...Amante io vivo, è già gran tempo: opporsiSol può Rosmuuda all’ amor mio ; tu puoiSolo da ciò distorta.
ALMACHILDE
Ed è tua fiamma ?
ILDOVALDO
Romilda eli’ é...
ALMACHILDE
Che sento!... Ami Romilda?
ILDOVALDO
Si... Ma slupor donde in te tanto?...
ALMACHILDE
Ignoto
M’era appieno il tuo amore.
ILDOVALDO
Or eh’ io tei dico,
Perchè turbarti? incerto...
ALMACHILDE
Io?... Deh! perdona...
Stupor non è... — Romilda ! E da gran tempoTu l’ami ?
ILDOVALDO
E che? forse il mio amor ti spiace?Sconviensi forse a me? S’ ella è di stirpeRegia, vii non son io. Figlia è RosmundaDi re pur ella, e non sdegnò di sposaDar mano a te mio uguale.
ALMACHILDE
E qual fia troppoAlla cosa per te?... Ma, il sai;... RosmundaDi Romilda dispone;... ed io...
ILDOVALDO
Tu forse
Nulla ottener puoi da Rosmunda? e tantoElla da le, pur tanto, ottenne. — Or basti.
Io già son pago appieno : ogni mio merloMi hai già guiderdonato regalmente,Promettendo.
ALMACHILDE
Deh! no; noi creder;... voglio...Ma di’... — Romilda!... E riamato sei?
ILDOVALDO
Romilda... Eccola.
SCEMA II.
ALMACHILDE, ROMILDA, ILDOVALDO
ROMILDA
Oh ciel! con lui chi veggo? —Oh miei delusi voti! alla non tuaRegai corona anco 1’ alloro intessi?
Palma oggi ottiene il tradimento ? — E Labbia.—Ma tu, guerrier di generosi spirti,
Udovaldo, perchè l’alta tua possaSpendi a prò di costui? virtù cotantaDovea mai farsi a tanta infamia scudo?
ALMACHILDE
Dunque, o vèr me non mai placabil donna,
Non v’ha forza di tempo, o d’opre modo,
Che un cotal poco rammollisca, o acquetiL’ira tua giusta? A le Udovaldo il dica,
Com’ io nel campo ricercai la morte,
Ei che a morte mi tolse. — Ah ! mal ti presePietà di me: morire io là dovea,
Poiché qui offende il vincer mio. — Ma il cieloChe del mio cor sa l’innocenza ( ah, puraFosse così mia destra ! ), il ciel fors’ oggi