ATTO QUARTO
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M’era l’udir suoi scellerati detti !
Quanto di le men degna esser m’è avviso,Da eh’ io pur piacqui a cotal vile ! Oh quantoIo 1’ abborriscol—È la cagion primieraD’ ogni mio mal Rosmunda; ella d’ oltraggiMi ha carca, e oppressa, ed avvilita sempre:Io sento in cor tristo un presagio, eh’ ellaSlromento a me non fìa mai di salvezza;
So 1’ odio immenso, ch’or fan doppio in leiLa ferocia natia, 1’ atro delitto,
L’ aspe novel di gelosia: ma tutti,
Quai che sien pur, del suo furor gli effettiPer minor male io scelgo, che l’amarmiDi quel suo vile, e osarmel dire...
ILDOVALDO
Il folle
Ardir ben ei ne pagherà: ti acqueta;
Non fu tua colpa udirlo.
ROMILDA
A lui men dura
Mai non dovea mostrarmi; ecco il mio fallo;Non soffrir mai che a’ mali miei pietosoMostrarsi ardisse; nè del pianger mioFarlo mai spetlator; gioia che ognoraA Rosmunda negai. Spesso l’iniquoGli occhi pregni di lagrime mi vide,
E il cor di doglia; indi il suo ardir ne nacque;.Di ciò son rea; di ciò dorrommi io sempre...
ILDOVALDO
Lieta di ciò ben io farotti, lascia;
Dorrassen egli a lagrime di sangue.
Presso chi mai non t’incolpò, Romilda,Troppa è discolpa un sol tuo squardo, in cuiCandida 1’ alma, e puro ardente il coreTraluce. — Or basti. All’annottar, qui prestaA seguirmi sarai; d’ogni altra cosaNon prender cura. D’Almachilde intantoSfuggi la vista; ogni sospetto torgliMeglio è cosi. Sfuggi del par Rosmunda ;
Ch’ ella potria...
ROMILDA
T’intendo ; anzi che nascaRimorso in lei d’ opra pietosa.
ILDOVALDO
Addio.
Più lungo star, nuocer ne può.
ROMILDA
Mi lasci?...
ILDOVALDO
Brev’ ora; e mai non sarem più disgiunti.
SCENA. II.
ALMACHILDE, ROMILDA,ILDOVALDO, soldati
almachilde
T’arresta.
ROMILDA
Oh ciel!
ILDOVALDO
Chi mi ti mena innante?
ROMILDA
Cinto d'armati!...
ALMACHILDE
Ove i tuoi passi volgi?
T’ arresta. Assai dirti degg’ io. Non vengoA usarti forza, ancor ch’io ’l possa: a oppormiVengo alla forza tua. Tu di soppiattoIn armi aduni i tuoi più fidi in campo :
Dimmi; perchè? Forse in un giorno islessoScudo al tuo prence e traditor vuoi farti?
ILDOVALDO
Ch’io ti fui scudo, il taci; altra non feciMacchia al mio onor; noi rimembrar: se nullaLavarla può, certo il puoi tu, col darmiLa mercè, che mi dai.
ROMILDA
Perfido, ardisciVenirne in armi al mio cospetto, e fingiPur moderata voglia?
ALMACHILDE
Io, no, non fingo.
Poiché co’ detti invan, forza è coll’ opreCh’ io ti provi il mio amore.
ILDOVALDO
Iniquo...
ROMILDA
Ancora?...
Ed osi
ALMACHILDE
Ove il vogliate, udir farovviAccenti non di re: ma, se il negaste,
Mi udreste, a forza. Alla fatai mia fiammaPiù non è tempo or di por modo : invanoIo ’l volli ; invan voi lo sperate. AscosiMezzi adoprar per acquistarti, io sdegno;Ma, eh’ altri t’abbia per ascosi mezzi,
Noi soffrirò giammai. Tu di rapirlaTenti; di te degno non parmi ; imprendiStrada miglior; presto son io, tei giuro,
A non mi far di mia possanza schermo.
ILDOVALDO
E se non fai del mal rapito scettroAl mio furor tu schermo, or di che il fai?
Di nobil cor qual menzognera pompaOsi tu far, qui d’ogni intorno cintoDi satelliti infami?
ALMACHILDE
Al fianco io tengo
Costoro, è ver, se tu mio egual per oraFarti non vuoi. — Di re corteggio è questo ;Ma questo è brando di guerrier; sol mecoResta il brando; coslor spariscon luttiA un mio cenno, se l’osi. Or via : la provaTe n’ offro ; il più valente abbia RomildaILDOVALDO
Muori tu dunque or di mia mano...
ROMILDA
I brandi?...