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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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ROSMUNDA

Che fate ?... Oh ciel!... Cessa, Ildovaldo; or merlaDi venir (eco al paragon costui?

ILDOVALDO

— Ben parli. A che voli’io, caldo di sdegnoAbbassar me?

ROMILDA

Non che il suo brando, il guardoPuoi sostener, tu d’Ildovaldo? e s’ancoSorte iniqua pur desse a te la palma,

Creder puoi tu, eh’ io sarei tua? Non sai,

Ch’io più assai di me stessa amo Ildovaldo,

E che li abborro più ancor che non 1’ amo ?

ILDOVALDO

Averla or debbe il più valente in arme,

O in tradimenti? Parla.

ALMACHILDE

E che? mentr’ ioMio egual ti fo; mentre a combatter tecoQuanto per me lor ti poirei, son presto,Risponder osi ingiuriosi detliA generoso invilo? — A me tu pariEsser non vuoi? dunque noi sei: dunque oggi,Come il maggior suole il minore, io debboTua baldanza punir. Da pria per dritta,

Per ogni strada io poscia al fin prefissoVenir, se a ciò mi sforzi, in cor m’ ho fitto:

A niun patto Romilda a te non cedo.

Io primiero l’amai : 1’ oltraggio fattoCon la mia destra a lei, può sol mia destraAnco emendarlo: io vendicarla; d’ogniSuo prisco dritto, d’ ogni ben perdutoIo ristorarla, io ’l posso; e tu noi puoi,

Nè il può persona.

ROMILDA

È ver; tu aggiunger puoi,

A perfìdia perfidia, e il puoi tu solo.

Va , traditor: non fossi altro che ingratoAlla tua donna tu, troppo anco foraPer farti a me esecrabile. Non curoMorte: che parlo? ad Alarico andarneVittima certa io vorrei pria; qui schiavaAl rio livor della crudel madrignaIn preda sempre anzi starei, che avertiNè difensor mio pure.

ILDOVALDO

Ed io vo’ dirti,

Che a me non festi oltraggio mai più atroce,Che in voler farmi eguale a te. Non m’ haiGià offeso tu con questo amor tuo stolto.

Sei tu rivai ch’io tema, ove 1’ amoreD’una Rosmunda non contendi? Ed una,

Non più, ve n’ha, ben tua.—Nè più mi offendeIn te tua fella ingratitudin : veroRe li conosco a ciò. — Per qual più vileMan tu vorrai, fammi su palco infameScemo del capo rimaner; ma cessaDi chiamarmi a tenzone: in ciò soltantoMi offendi. Ho forse io di notturno sangueMacchiato il brando mio, si che al luo brandoOr misurarlo io possa?

ALMACHILDE

È troppo: e basti.

Pugnar non vuoi, che della lingua? avermiRivai non vuoi? Re ti sarò. — Soldati,

Si disarmi, s’arresti.

ROMILDA

Ah ! no...

ILDOVALDO

Vii ferro,

Che un tiranno salvasti, a terra vanne.

Inerme io fommi, altri non mai...

ROMILDA

Fra lacci

Il duce vostro? Ahi vili!... Or tu m’ ascolta;Sospendi... Io forse... Oh stato orribil... M’odi...

ILDOVALDO

Che fai? chi preghi?-Io t’amo ; al par tu m’ami :Ch’havvi a temer da noi?

ALMACHILDE

Su via, si tragga

Dal mio cospetto.

ILDOVALDO

Vadasi. Il tuo aspettoFia la sola mia pena. — Ov’ io non deggiaPiù vederti, o Romilda, in un l’estremoAddio ti lascio, e il saldo giuramentoD’ eterno amore, oltre la morte...

SCENA III.

ROMILDA, ALMACHILDE

ROMILDA

Ah! spenta

Cadrotli al fianco... Il vo’ seguire... Infame,Tu mel contendi? Ad ogni costo...

ALMACHILDE

Ah! soffri,

Ch’ io, sol per poco, or ti rattenga.

ROMILDA

Oh rabbia I

Oh dolor!... Lascia, al fianco suo...

ALMACHILDE

Mi ascolta.

ROMILDA

Troppo già t’ascoltai... L’amante...

ALMACHILDE

Or vedi,

Seguir noi puoi;... ma, non temere: io il serboA libertade, a vita; e a te fors’ anco,

Mal mio grado, lo serbo. In career crudo

Tratto ei non fia: da me niun danno, il giuro,

Ei patirà. Ben io il rimembro; in vita

Per lui son oggi, or passeggera forza

Gli vien fatta. — Ma,... oh ciel! lasciar rapirmi»

Sol ben eh’ io m’abbia al mondo, la tua vistai..*

ROMILDA

Ancor d’amore?... Ah ! che non ho qui un ferroOnde sottrarmi a’ detti tuoi ?