ATTO QUARTO
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ALMACHILDE
Deh! scusa;
Più non dirò. Spero, ampiamente, in breve,Del picciol danno ristorar tuo amante ;
( Ahi nome ! ) e spero in un seco disciormiDi quanto mai gli deggia.
ROMILDA
Uman t’infingi?
Tanto esecrabil più. Che dar? che sciorre?Rendi a noi libertà : mai non ti paraInnanzi a noi, mai più; sol dono è questo,
Che far tu possa a me.
ALMACHILDE
Cederti altrui,
Noi posso io, no: ma possederti forseMal tuo grado vogl’ io ?
ROMILDA
Ben credo: e fattoVernati ciò, finché un pugnai mi avanza?Ingannarmi, o indugiarmi, invan tu speri.
Col mio amante indivisa...
ALMACHILDE
Io li vo’ donna
Di te, di lui, di me: fraude non celoNel petto. A me per or sol non si vietiD’adoprarmi per te. S’io già li tolsi11 padre, e render noi ti può nè pianto ,
Nè pentimento; io li vo’ render oggiQuanl’altro a te si toglie. Eterna macchiaÈ Rosmunda al mio nome: al sol vederla,Entro il mio cor la non sanabil piagaDe’ funesti rimorsi, ognor più atroce,
Più insopportabil fassi: e il letto, e il trono,
E 1’ amor di quell’ empia ognor mi rende( Fin eh’ io il divido ) agli occhi altrui più reo,Più vile a’miei. Tempo ornai giunto...
ROMILDA
Tempo,
Di che?.. Favella. — O di Rosmunda degno,
Di lei peggior, la sveneresti forse,
A un mio cenno, tu stesso? — Or, sappi, iniquo,Che per quant’ io l’abborra, aver vo’priaDi te vendetta, che di lei. La strageDel mio misero padre, è ver eh’ eli’ eraDi Rosmunda pensier; ma, il vii che ardivaEseguirla, chi fu? — Va ; ben m’avveggio,
Al tuo parlar, che a spingerti a’ misfatti.
Non è mestier gran forza.
ALMACHILDE
Un ne commisi;
Ma ben più d’ una in mente opra da forteVolgo; e fia prima lo strapparmi or questaNon mia corona dal mio capo, e darlaA te, che a te si aspetta; a qual sia costoIo difensor d’ogni tuo dritto farmi;
Di chi t’ opprime ( e sia chi vuol ) l’orgoglioProstrar sotto i tuoi piè: quand’ io securaVedrotti in trono poscia, allor de’ tuoiSudditi farmi il più colpevol io,
E il più sommesso, e umile; udir mia piena
Sentenza allor dal labro tuo ; vederti(Ahi vista! ) al fianco, in trono, a me sovranoFatto Ildovaldo; e trar, finché a te piaccia,Obbrobriosi i giorni miei nel limo,
Favola a tutti; e fra miseria tanta,
Niuna serbare altra dolcezza al mondo,
Che il pur vederti: — il non mai mio misfattoAvrò cosi, per quanto in me il potea,
Espiato; e...
ROMILDA
Non più; taci. Non voglioTrono da te: rendi a me pria l’amante ,
Che più lo apprezzo, ed è più mio. Se il nieghi,Me di mia man cader vedrai.
ALMACHILDE
— Sarammi
Dunque, del viver tuo, pegno il tuo amante.
Di lui farò strazio tremendo, io ’l giuro,
Se tu in te stessa incrudelisci. Bada...
Già troppo abborro il mio rivai :... già troppaSmaniosa rabbia ho in petto: a furor tantoNon accrescer furore... — Altro non chieggo,Che oprar in somma a favor tuo; te lietaFar di sua sorte, e del mio eterno danno...
E qual vogl’io mercè? 1’ odio tuo feroScemarmi alquanto, e la mia infamia in parte...E si ’l farò, vogli, o noi vogli. — Il tuttoVolo a disporre: ah! piegheran te forse,
Più che i miei detti, or l’opre mie. Ti lascioTempo intanto ai pensieri... Empio me puoiTu sola far, se a dirmi empio ti ostini.
SCENA IV.
ROMILDA
Misera me!... Che mai minaccia? Ah ! doveL’odio, e l’ira mi spinge! Ei fra’suoi lacciTìen l’amor mio : salvarlo ad ogni costoVoglio... Ahi misera me ! finger mi è forzaCon questo infame...Oh cielo! e,s’ei m’inganna?...Agghiaccio,... tremo... In potestà di offesoRivale,... un ferro, per morir da forte,Ildovaldo, non hai;... nè dar tei posso...
Che degg’io farmi?... A chi ricorrer io?...
SCENA V.
ROSMUNDA, ROMILDA
ROSMUNDA
Dov’ è, dov’ è, quel traditore ? — Ah ! tecoQui dianzi egli era... Ove fuggia l’iniquo?...
ROMILDA
Or sappi...
rosmunda
Il tutto so. Freme IldovaldoIn ceppi rei. Dove, dov’è costui,