ATTO
E il mio rivai, tutto egualmente io sprezzo.Alfìn pur dato una fiata mi haiCagion palese, onde a buon dritto io possaNemico esserli aperto: or de’ tuoi lacciSciolto appieno m’hai tu.
ROSMCNDA
Ya, vinci, riedi;
E poi minaccia.
ALMACHILDE
Io vincerò; mi affidaIl ciel: s’io caggio, a te punir chi resta?
SCENA II.
ROSMUNDA
Ya, va: più assai l’ira, e il valor mi affidaD’Ildovaldo guerriero.—Empio, a svenarti,Duoimi che man troppo onorata io scelsi.
Ma che? compiuta è la vendetta forse?...Dubbie ognora son 1’ armi : ancor che ai prodiCaro Ildovaldo sia, malvagi manca,
Che avversi a lui, per lor private mireTerran dal re?... Molti ha dintorno in armiL’iniquo; e forza, e ardire in lui si accresceDall’ infame suo amore... Oh ciel I se maiGli arridesse fortuna, ai rei pur semprePropizia?... Ah! non s’indugi... Or nuocer troppoMi poiria la fidanza. — Olà; si traggaTosto Romilda a me. — Nè sol d’un passoFia eh’ ella ornai da me si scosti. Oh pegnoRaro di pace! oh di discordia in veroStrana cagion, costei! Regai mercedeAl vincitor costei? — S’ella è mercedeRegai, qui venga; il darla, a me si aspetta.
SCENA III.
ROSMUNDA, ROMILDA
ROSMCNDA
Inoltra, inoltra il piede, alta donzella;
Vieni; al mio fianco ti starai secura,
Fin che per te nel campo si combatte.
Vieni, t’accosta... Tremi?
ROMILDA
Oh ciel!... Che fia ?D’orride grida la cittade intornoRisonar s’ ode, e vèr la reggia trarre...
Ma, oimè! di qual novella ira ti veggoTutta avvampante nel turbato aspetto?...
Nulla sperar di lieto ornai mi lice...
Sol, che sciolto Ildovaldo... Ah! pur ch’ei viva !...Deh! pregp, trammi or di tal dubbio.
ROSMCNDA
Trarli
Di dubbio, or mentre in feral dubbio io vivo?Così pur tutta viver tu potessi
QUINTO 151
Misera, afflitta, orribil la tua vita,
Come a me fai tragger quest’ore! AH’armiPer te si corre: impareggiabil merto!
Novella Elena tu ! rivi di sangueScorrer oggi farai : per te spergiuriFansi i mariti; per le prodi i vili,
E superbi i dimessi. — 0 tu, de’ fortiDonna, qui vieni; a me dappresso or siediRegina tu; vieni ; or si pugna in campoPer darti regno,... o morte.
ROMILDA
E che ? derisa
Anco mi vuoi? di farmi oltraggi tantiSazia non sei ?
ROSMCNDA
Che parli? Io qui derisa,
Io sola il son: del mio furor, del giustoOdio, ch’io nutro incontro a te, dell’altaRabbia gelosa mia, tu il dolce fruttoPresso a coglierne stai : te appien feliceIo stessa fo; te fra le braccia io pongoDi lungamente sospirato amante. —
Vedi or quanto sien lieve inutil sfogo,
In tal tempesta del mio core, i delti.
Me, me deridi, chè tu n’hai ben donde.—Rotti ho già i ceppi d’Ildovaldo; armalaGià gli ho del brando la invincibil destra:
Or compie ei già le mie vendette; e a un tempo...Le tue, pur troppo !
ROMILDA
Or, deh, quel braccio invittoTrionfi almeno! Del primier tuo falloCosi la macchia cancellar soltantoPotevi ornai. Di speme or sì che un raggioA me balena, or che Ildovaldo scioltoSta in armi in campo. Ah ! men turbata vitaT’accordi il cielo...
ROSMCNDA
A orribil vita io resto,
Qual sia 1’ evento. Del dolor mio godi;
Già mi allegrai del tuo : godi finch’ ioNon tei vieto... Ma forse... AI ciel quai votiPorgo?... Noi so... So, che finor son tuttiDi sangue ì voti miei; nè sangue io veggo,
Che ad appagarmi basti... Altri fia lieto,
Dov’ io misera sono? — Or or vedrassi...
Ma, chi s’appressa ?
ROMILDA
Un lieve stuolo in armi...Ildovaldo gli è duce. Oh gioia !...
SCENA IV.
ROMILDA, ILDOVALDO, ROSMUNDAseguaci d’ Ildovaldo
ROMILDA
Di; vincesti ? son tua?
Ah! vieni;