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OTTAVIA
La vidi; i suoi scetlrati avi nomarmiSpesso la udii: ben son delitti questi;
E bastano. Già data honne sentenza;
Ad eseguirla, il suo venir 6ol manca.
Roma saprà, ch’ella cessava: ed eccoQual conto a Roma del mio oprare io debbo.
TIGELLINO
Signor, tremar per te mi fai. BollentePlebe affrontar, savio non è. Se giustaMorte puoi darle, or perchè vuoi che appaiaVittima sol di tua assoluta voglia?
De’suoi veri delitti in luce trarreIl maggior nonfìa ’1 meglio? e rea chiarirla,Qual ella è pur, mentre innocente tiensi?
NERONE
Delitti.... altri.... maggiori?....
TIGELLINO
A te narrarli
Niun uomo ardi: ma, da tacersi sono,
Or che da te repudiata a dritto,
Più consorte non t’è? Sfavasi in corteL’indegna ancora; e dividea pur tecoTalamo, e soglio; e si usurpava ancoraGli omaggi a donna imperiai dovuti ;
Quando già in cor fatta ella s’ era vilePiù d’ogni vii rea femmina; quand’eraGià entrato in suo pensiero e il nobil sangue,E il suo onore, e sè stessa, e i suoi regj aviProstituire a citarista infame,
Ch’ ella adocchiando andava....
NERONE
Oh infamia! Oh ardirei...
TIGELLINO
Eucero schiavo, a lei piacea; quindi ellaCon pace tanta il suo ripudio, il bando,
Tutto soffriva. Eucero a lei ristoroDel perduto Nerone ampio porgea ;
Compagno indivisibile, sollievoEra all’ esilio suo ;... che dico esilio?
Recesso ameno, la Campania molleNelle lor laide voluttà gli asconde.
Tra l’erba e i fior, là di frese’ onda in rivaStassi ella udendo dalla imbelle destraDolcemente arpeggiar soavi noteAlternate col canto: indi l’altezzaGià non t’invidia del primier suo grado.Nerone
Potria smentir di Messalina il sangue,
Chi d’essa nasce? — Or di; possibil foraProve adunar di ciò?
TIGELLINO
Di sue donzelle
Conscia è più d’ una; e il deporran, richieste-Detto io mai non l’avrei, se Ottavia maiAvuto avesse 1’ amor tuo. Ma, stolto!
Che parlo? Ove ciò fosse, ove mertatoElla avesse il tuo cuor, non che mai fartiOltraggio tal, pensato avrialo pure?
Ragion di stato, e mal tuo grado, in moglie■Costei ti diede. Ella di te non degna
Ben si conobbe, e quindi il cor suo bassoBassamente locò.
NERONE
Ma oscuro fallo,
Temo, che il trarlo a obbrobriosa luce...
TIGELLINO
L’infamia è di chi ’1 fece.
NERONE
È ver....
TIGELLINO
Sua taccia
Abbia ognun dunque : ella di rea ; di giustoTu, che senza tuo danno esserlo puoi.
NERONE
— Ben parli. In ciò, senza indugiar, ti adopra.
SCENA IV.
SENECA, NERONE, TIGELLINO
SENECA
Signor, già il piè nella regai tua sogliaPone Ottavia; se infausta, o lieta nuovaIo ti rechi, non so. Ma non precorreInvido niun di tale onore: a tristoAugurio il tengo.
NERONE
Or, Tigellino, vanne;
Miei comandi eseguisci: — e tu, ricalcaL’orme tue stesse; Ottavia incontra, e dille,Ch’ io solo qui sola l’aspetto.
SCENA V.
NERONE
È rea
Ottavia assai; qual dubbio v’ ha? sol duoimiChe a convincerla primo io non pensai.
E Da pur ver, eh’ altri ad apprender abbiaMezzi a Neron per atterrar nemico? —
Ma presso è il giorno, ove, a disfar chi abborro,Non Ha mestier che dal mio soglio un cenno.
■ SCENA VI.
NERONE,OTTAVIA
OTTAVIA
Tra ’I fero orror di tenebrosa notte,
Cinta d’armate guardie, trar mi veggoIn questa reggia stessa, onde, ha due lune,Sveller mi vidi a viva forza. Or, liceCh’io la cagione al mio signor ne chiegga!
NERONE
— Ad alto fine in maritai legameC’ebber congiunti i genitori nostri