Buch 
Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
Entstehung
Seite
163
JPEG-Download
 

ATTO SECONDO

168

Fin da’ più teneri anni. Ognora posciaDocil non t’ebbi al mio volere in opre,

Quanto in parole: assai gran tempo io ’l volliSoffrir; più forse anco il soffria, se madreDi regai prole numerosa e bellaFossi tu siala almeno, ond’ io ne avessiRistoro alcun di affanni tanti. InvanoIo lo sperai; sterile pianta, il tronoPer te d’ eredi orbo restava; e toltoM’ era, per le, di padre il dolce nome. —

Ti repudiai perciò.

OTTAVIA

Ben festi; ov’altra,

Troppo più ch’io noi fui, felice sposaFarti di cari e numerosi figliLieto potea, ben festi. Altra che t’amiQuant’io, ben so, non la trovasti ancora,

Nè troverai. Ma che? mi opposi io forseAi voler tuoi? Nel rimirarti in braccioD’altra, ne piansi; e piango. Altro che pianto,E riverenza, e silenzio, e sospiri,

Forse da me s’udia giammai?

NEBONE

Dolcezza

Hai su le labbra molta; in cor non tanta.Traluce ai detti il fiel: tu mal nascondiL’ira, che in sen contro Poppea nudrisci;

E celasti assai meno altre superbeTue ricordanze di non veri dritti.

OTTAVIA

Deh I scordarti tu al par di me potessiQuesti miei dritti, veraci pur troppo,

Poi ch’io ne traggo si veraci danni!...

D’odio e furor lampeggiano i tuoi sguardi ?

Ah I ben vegg’ io, ( me misera ! ) che abborriMe più assai, che marito odiar non possaSteril consorte. Oh me infelice donna !

Più ognor ti offesi quant’ io più ti amai.

Ma , che li chiesi ? e che ti chieggo ? oscuraSolinga vita, e libertà del pianto.

NEBONE

Ed io, pur certo che d’oscura vitaTi appagheresti meglio, a te prescrittaL’avea; ma poi...

OTTAVIA

Ma poi, pentito n’eri :

E , eh’ io non fossi abbastanza infelice ,

Nascea rimorso in le. De’ tuoi novelliLegami aver me teslimon volevi :

Qui di tua sposa mi volevi ancella ;

Favola al mondo , e di tua corte schernoFarmi volevi. Eccomi dunque ai cenniDel mio signor : che degg’ io fare? imponi. —Ma in tua corte neppur misera appienoFarmi tu puoi, se col mio mal ti appago.

Or, di : sei lieto tu ? placida calmaRegna in tuo core ? ad altra sposa al fianco,Securo godi que’ tranquilli sonni,

Che togli altrui ? Quella Poppea , che orbataD’un fratello non hai, più eh’ io noi fea,

Ti fa beato?

NEBONE

— In quanto pregio debbaIl cor tenersi del signor del mondo ,

Mai noi sapesti; e il sa Poppea.

OTTAVIA

Poppea

Prezzar sa il trono, a cui non nacque: io seppiApprezzar te : nè al paragon si attentiMeco venirne ella in amarti. OttieneElla il tuo cor; ma il merlo io sola.

NEBONE

No , tu non puoi.

Amarmi,

OTTAVIA

Ch’ io noi dovrei, di’ meglio :Ma dal tuo cor non giudicar del mio.

So , che fuor me ne serra eternamenteIl sangue, ond’ esco; e so, che in me tua immago,Contaminata del sangue de’miei,

Loco trovar mai non dovria : ma forzaDi fato è questa. Or , se il fratello, il padre ,Da te svenati io non rimembro, ardisciTu a delitto il fratello e il padre appormi ?

NEBONE

A delitto li appongo Eucero vile...

OTTAVIA

Eucero ! a me ?...

NEBONE

Sì: l’amator , che merli.

OTTAVIA

Ahi giusto ciel! tu l’odi?...

NEBONE

Havvi chi l’osa

Rea tacciar d’impudico amor servile:

Or, per ciò solo io ti ritraggo in Roma.

0 a smentirlo, o a riceverne la pena,

A qual più vuoi, ti appresta.

OTTAVIA

Oh non più intesa

Scelleraggine orrenda! Ov’è l’iniquoAccusator?... Ma, oimè ! stolta, che chieggo?—Nerone accusa, e giudica, ed uccide.

NEBONE

Or vedi amore! odi il velen, se luttoDal petto al fin non ti trabocca; or, ch’ioLe tue arcane laidezze in parte scopro.

OTTAVIA

Misera me!... Che più mi avanza? In bandoDal talamo, dal trono, dalla reggia,

Dalla patria; non basta?... Oh cielo! interaMia fama sola rimaneami; solaMi ristorava d’ ogni tolto bene:

Si preziosa dote erami indarnoDa colei, che in non cal tenne la sua,Invidiata: ed or mi si vuol torre,

Pria della vita? Or via; Neron, che lardi?Pace, il sai, ( se pur pace esser può teco )

Aver non puoi, fìnch’ io respiro : i mezzi.

Di trucidar debole donna inerme