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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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OTTAVIA

TIGELLINO

Vieppiù feroce la tempesta ferve:

Rimedio sol, resta il tuo senno. — AppenaOde la plebe, che un sovran comandoOttavia in Roma ha ricondotto, a garaChiede ogni uom di vederla. In te cangiateCredono, stolti, il tuo primier consiglio:

E v’ ha chi accerta, che di nuovo accollaNel tuo talamo 1’ hai. Chi corre insanoAl Campidoglio, e gioia sparge, e voti ;

Altri di alloro trionfai coronaRipon sopra le immagini negletteDi Ottavia: altri, ebro d’allegrezza, ardisceAtterrar quelle di Poppea : tant’ oltreGiunge l’audacia, che infra grida ed urliNel limo indegnamente strascinateGiacciono infrante. Ogni più infame schernoDi lei si fa: colmo è Neron di laudi:

Ma in bando almen voglion Poppea: nè mancaChi temerario anco sua morte grida.

Inni festivi, e in un minacce udresti;

Poi preghi, indi minacce, e preghi ancora.Arde ogni cor ; dell’ obbedire è nulla.

Tenlan duci e soldati argine farsiAlla bollente rapidissim’onda;

Invan; disgiunti, sbaragliati, o uccisi,

È un sol momento. — Ornai, che far? Che imponi?

NERONE

Che far?... Si mostri or questa Ottavia al volgo ;Su via, si mostri; — indi si sveni.

OTTAVIA

Il petto

Eccoli inerme: svenami, se il vuoi.

Pur che a te giovi... Alla infiammala plebeMostrami spenta: ogni colpevol gioiaRintuzzerai tosto cosi. Sol chieggio,

Che un’ urna stessa il freddo cener mioDi Britannico in un col cener serri.

Base al tuo seggio alta e perenne il nostroSepolcro avrai. Perchè più indugi? or questoMio capo prendi; al tuo furore il debbo.

SENECA

Se perder vuoi seggio ad un tempo e vita,Neron, sicuro è il mezzo; Ottavia uccidi.

NERONE

Vendetta avronne ad ogni costo.

OTTAVIA

Ah! mille

Morti vogl’ io , non eh’ una, anzi che dannoLieve arrecare al signor mio.

TIGELLINO

Ma il tempo

Più stringe ognora. Odi tu gli urli atroci?Impeto tal non vidi io mai; di tantoMeno affrontabil, che di gioia è figlio.

Sceglier partito è forza.

OTTAVIA

E dubbio fia?

Nerone, a tor per ora ogni tumulto,

Ei t’è meslier l’uccidermi, o l’amarmi :

L’uno, nè mai pur finger tu il potevi;L’altro brami, è gran tempo: osa tu dunqueSvenami; ardisci: o se da ciò ListanteFausto or non è, temporeggiar momentiBen puoi. La plebe credula, e ognor vintaPur che deluso sia l’impelo primo,

Per te s’inganni: è lieve assai; sol basta,Ch’ io m’appresenti in placida sembianza,Come se in tuo favor tornata io fossi;

Sol, eh’ io mi finga tua. Cosi la calcaFia spersa tosto; ogni rumor fia queto ;Tempo cosi di sguainar tua spada,

E di segnar tue vittime t’acquisti.

NERONE

A Roma, io si, te mostrerò: ma priaChiarir voglio, se in Roma il signor veroSon io. — Tu corri, Tigellino, al campo;Tacitamente i pretoriani aduna;

Terribil quindi esci improvviso in armiSovra gli audaci; e i passi tuoi sien morteDi quanto incontri.

TIGELLINO

Io l’ardirò: ma incertoNe fia l’evento assai. Feroce 1’ attoParrà, col ferro il rintuzzar la gioia.

E se in furor si volge? è breve il passo. —Mal si resiste a una città : supponiCh’ io co’ miei forti cada; in tua difesaChi resta allora?

NERONE

È ver... Ma, il ceder pure

Parrebbe...

TIGELLINO

Or credi a me: periglio graveNon far di lieve: il sol tuo aspetto forsePuò dissiparli appieno.

NERONE

... Io di costei

Rimango a guardia. In nome mio tu vanne,Mostrati lor : ben sai che sia la plebe ;

Seco indugiar fia il peggio. A piacer tuo,Fingi, accorda, prometti, inganna, uccidi:Oro, terror, ferro, parole adopra;

Pur che sien vinti. Va, vola, ritorna.

SCENA IV.

NERONE, OTTAVIA, SENECA

NERONE

Seneca, e tu, guai se d’uscir ti attentiDella reggia... ma statti da me lungi,

Ch’ io non ti vegga. Iniqui voti intantoFare a tua posta puoi; spera, desia;

Già già si appressa anco il tuo di.

SENECA

Lo aspetto.