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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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ATTO TERZO

107

SCENA V.

NERONE, OTTAVIA

NERONE

E tu, fia questo il tuo trionfo estremo,Godine pur; chè breve...

OTTAVIA

Il di, ma tardo,

Anco verrà, che Ottavia a te fia nota.

SCENA TI.

POPPEA,NERONE,OTTAVIA

POPPEA

Dimmi, o Nerone: al fianco tuo m’hai postaSul trono tu, perch’ io bersaglio fossiAlla insolenza del tuo popol vile?

Ma che veggio? mentr’ io son presa a scherno ,Tacito, e dubbio, e inulto, slai tu appressoAlla cagion d’ ogni tuo danno? in veroSignor del mondo egli è Nerone 1 il volgoPur la sua donna a lui prefigge.

OTTAVIA

Hai sola

Tu di Nerone il core: ornai, che temi?

Io prigioniera vile, io son l’ostaggioDella ondeggiante fè d’audace plebe.

Ti allegra tu: queta ogni cosa appena,

Le tue superbe lagrime rasciutteTosto saranno con tutto il mio sangue.

NERONE

Tosto in luce verran gli obbrobrj tuoi;

Roma vedrà qual sozzo idol s’ha fatto.

Gli avuti oltraggi, a te, Poppea verrannoAscritti a onor; a infamia sua gli onori.

OTTAVIA

E se pur v’ ha chi me convincer possaD’infamia a schiette prove, io già l’ho scelta,In mio pensier, Poppea; giudice solaTe voglio. Il variar del cor gli affetti,

Tu sai qual sia delitto, e qual mercedeA chi n’ è rea si debba. — Ma innocente

10 son, pur troppo, anco ai vostr’ occhi. Or via,Tu, che sì altera in tua virtù ti stai;

Tu, nè pur osi or sostener miei sguardi?

NERONE

Che ardisci tu? Del tuo signor rispettaLa sposa; trema...

POPPEA

Eh lascia. Ella ben sceglie

11 suo giudice in me: qual mai ne avrebbe

Benigno più ? qual potrei dare io penaA chi l’amor del mio Neron tradisce,

Quale altra mai, che il perderlo per sempre?E pena a le, qual fia più lieve? il vileTuo amor, che ascondi invano, appien ti foraPer ine concesso il pubblicarlo: degnaD’Eucero amante, degnamente io fartiD’Eucero voglio sposa.

OTTAVIA

Eucero è velo

A iniquità più vii di lui. Ma teco

Io non contendo: a ciò non nacqui: ardila

Non son io tanto...

NERONE

A chi se' ornai tu pari?

Te fa minor d’ogni più vile ancellaTua turpe fiamma : appien dal prisco grado,Dalla tua stirpe appien scaduta sei.

OTTAVIA

Tu meno assai mi abborriresli, s’ioScaduta fossi or d’ogni cosa; o s’ancoTu il pur credessi. Ma, se il vuoi, ti dono,Tranne sol l’innocenza, ogni mia cosa. —Crudel Neron, qual che tu sii, nè possoCessar d’ amarli, nè arrossirne : immensaBen m’è vergogna in ver, rivai nomarmiDi Poppea: ma noi son; mai non ti amavaCostei: tuo grado, il trono, e quanto intornoTi sta, ciò tutto, e non Nerone, eli’ ama.

NERONE

Perfida, or ora...

OTTAVIA

E tu, quand’ io t’impresiAd amar, tale, ah! tu non eri: al beneNato eri forse : indole tal ne’ primiAnni tuoi, no, mai non mostrasti. Or, eccoChi cangia in te 1’ animo, e il cor; costeiTi affascinò la mente; ella primiera,

Ella ti apprese a saporare il sangue :

L’ eccidio eli’ è di Roma. Io taccio i danniMiei, che i minori fieno: ma sanguignoCorre il Tebro per te ; fratello, e madre...

NERONE

Cessa, taci, ritratti, o ch’io...

POPPEA

Lo sdegno

Merla costei del signor mio? Gli oltraggiSon le usate de’ rei discolpe vane.

Se offendermi ella, o se prestarle fedePotessi tu, solo"un de’motti suoiPunto m’avria. Che disse? ch’io non t’amo?Tu sai...

OTTAVIA

Tu il sai più ch’egli: ei lo sapria,

Se il trono un dì perdesse: appien qual seiConosceriati allora. — Ahi! perchè il trono,Sola cagion per cui Neron mi abborre,

Era mia culla? ah! che non nacqui io pureDi oscuro sangue! a te spiacevol meno,

Meno odiosa, e men sospetta io t’era.