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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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ATTO QUARTO

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Trema per te; chè il tuo Nerone è taleDa immolar lutto, per salvar se stesso.

Esca è forse ad amore ostacol lieve;

Ma invincibile ostacolo, ben prestoLo spegne in cor che non sublime sia.

Or, non farti lusinga: assai più in conto( E di gran lunga) tien Nerone il trono,

Ch’ ei non ti tiene. E guai, se a tale elettaLo sforza Roma.

POPPEA

Ed io Neron più assai

Tengo in conto, che il trono. Ov’io credessiPorlo per me in periglio... Ma, che narri?Assoluto signor non è di RomaNerone? e fia eh’ ei curi un popol vile,

Pien di temenza, che a Tiberio, a CaioMuto obbedia?....

SENECA

Temerlo assai tu dei,

Se non fai che Neron per se ne tremi.

Osa pur, osa; il freno sol che avanza,

Togli a Neron; ne proverai tu primaI tristi effetti. Inut.il lutto è il sangue,

Che alle fatali nozze tue fu sparso,

Se aggiunger v’osi oggi d’Ottavia il sangue.Mira Agrippina: ella il feroce figlioAmava si, ma il conoscea; nè il volleMai dall’ angoscia del rivai fratelloLiberar, mai. Sua feritade accòrtaPrevalse poscia; e il rio velen piombavaAll’ infelice giovinetto in seno.

Vana fu l’arte della madre; e il fioTosto ella stessa ne pagava. AlloraDi sangue in sangue errar vieppiù feroceNeron vedemmo. Ottavia or sola resta,Freno a tal mostro; Ottavia, idol di Roma,E di Neron terrore. Ottavia togli;

Fa ch’ei di te sia possessor tranquillo;

Sazio (osto il vedrai. Cara ei ti tiene,Perchè a lui tante uccision costasti;

Ma, se un periglio, anco leggier, gli costi,Spento è l’amor. Allor mercede aspetta,Quella, onde avaro mai Neron non fia ;

A chi più l’ama più crudel la morte.

POPPEA

Ecco Neron ; prosiegui.

SENECA

Altro non bramo.

SCENA II.

NERONE,POPPEA,SENECA

NERONE

Perfido; ed osi al mio divieto?...

POPPEA

Vieni, ed udrai...

Alfieri

Ah ! vieni;

NERONE

Che udir? fra poco anch’egliLa ragion stessa, che alla plebe appresto,

Udrà da me.—Ma , oh rabbia! ancor non cessaIl popolar tumulto: i preghi chiusaTrovan la via': verrà tra breve il ferro,

E sgombrerassi ampio sentiero. AcquetaL’alma, o Poppea: domani al ciel risorteTue immagini vedrai ; nel fango stesso,

Ma d’atro sangue intriso, strascinateVedrai le altrui.

POPPEA

Che che ne avvenga, RomaSappia or da te, ch’io non ti ho chiesto sangueAd espiare il ricevuto oltraggio;

Eenchè a soffrir grave mi fosse. ArdiscePur crude mire la ria plebe appormi:

E costui pure, il precettar tuo, m’osaCiò appor, bench’ei noi creda. Io te, mio primoNume, ne attesto : il sai, s’ altro ti chiesiChe l’esiglio d’Ottavia. Erami duroVedermi innanzi ognor colei, che s’ ebbe ,

Non lo merlando, il mio Neron primiera:

Ma, del suo esiglio paga, a’suoi delittiStimai che pena ella ben ampia avesse,

Nel perder te: pena, qual io...

NERONE

Deh! lascia

Parlar Seneca, e il volgo. A Roma or oraChiaro farò, qual sia quest’idol suo.

SENECA

Rada, Neron; più che ingannar, t’è lieveRoma atterrir : l’uno assai volte festi ;

L’altro non mai.

NERONE

Ma, di te pur mi valsiAd ingannarla io spesso; e a ciò pur eriArrendevole tu...

SENECA

Colpevol spesso

Anch’io: ma in corte di Nerone io stava.

NERONE

Vii servo....

SENECA

Il fui, finch’io mi tacqui ; or sorge11 di, eh’ io sciolgo a non più intesi dettiLibera lingua. Al mio fallire ammendaFian lieve i detti, è ver; ma in fama forseTornar potrammi alto morire.

NERONE

In fama

Io ti porrò, qual merli...

SENECA

Infin che grida

Di plebe ascolto, ch e il furor tuo crudoCol tuo timor raltemprano , l’è forzaSoffrirmi ancora: e l’irritarti intantoGiova a me molto; e il farti udir si il vero,Che al ritornar del tuo coraggio io cadaVittima prima: e, se ine pria non sveni,

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