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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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OTTAVIA

Ottavia mai svenar non puoi, tei giuro,lo Irar di nuovo, e a più furore, io possoLa già commossa plebe; appien svelarleIo posso i nostri empj maneggi: io, trarti,

Più che noi credi, ad ultimo periglio.—

Io di Neron fui consigliere; e m’ebbiVestito il core dell’acciar suo stesso.

Io , vii, credei per compiacerti, o finsiCreder (pur troppo!) del perduto tronoReo Britannico pria; quindi AgrippinaD’avertei dato; e Plauto e Siila reiD’esserne degni reputati; e reoDi più volte serbato avertei, Burro :

Ma, reo stimai me più di tutti, e stimo;

E apertamente, a ogni uom che udire il voglia,In vita, e in morte, io ’l griderò. Tua rabbia,Sbramala in me ; securo il puoi : ma trema,

Se Ottavia uccidi: io le l’annunzio; tuttoSovra il tuo capo tornerà il suo sangue.—

Dissi ; e il dir m’importava.— A me in rispostaManderai poscia, a tuo grand’agio, morte.

SCHIVA III.

NERONE,POPPEA

POPPEA

Signor, deh! frena il furor tuo...

NERONE

Tai delti

Scontar farotti in breve.-Oh rabbia !.;Oh ardire !Finché non giungon T armi, io sou qui dunqueMinor d’ogni uomo? Or da ogni parte ho strettaDi diversi rispetti : ad uno ad uno,

Costor che a un tratto io Svenerei, m’è forza,Con lunghi indugi, ad uno ad un svenarli.

POPPEA

Oh quai punture al cor mi sento ! oh quantoMeco mi adiro ! Io son la ria cagioneD’ogni tuo affanno, io sola.

NERONE

A me più cara

Sei, quanto più mi costi.

POPPEA

È tempo al fine,

Tempo è, Neron, ch’alto rimedio in opraDa me si ponga, poiché sola io ’l tengo.

Queta mai non sperar l’audace plebe,

Finch’ io son teco. Ah ! generosa prole,

Qual darle io pur di Cesari son presta,

Roma or la sdegna. Alla prosapia infameDi egizio schiavo un dì pervenga, è meglio,

La imperiai possanza.— Animo forte,

Qual non m’avrò fors’io, sveller può soloOr da radice il male.— Ancor eh’ io prestiVelo, e non altro, al popolar tumultoChe altronde vien, pure in mio core ho fermo,...Ahi, si, pur troppo!... e il deggio, e il voglio...

NEBONE

Ah! cessa.

Tempo acquistar m’era meslier col tempo;

E già ne ottenni alquanto. Ornai, che temi ?Trionferemo, accertati...

POPPEA

Deh ! soffri,

Che, s’io pure a’ tuoi piedi ora non spiro,...L’ultimo addio ti doni...

NERONE

Oh ! che favelli ?

Deh! sorgi. Io mai lasciarti ?...

POPPEA

A te che giova

Meco infingerti ? Appien fors’io non veggo,Signor, che tu, sol per calmar miei spirti,

Or di celarmi il tuo timor ti sforzi?

Non leggo io tutti i tuoi più interni affettiNel volto amato? occhio di donna amante,Sagace vede.— Attonito, da prima,

Dalle insolenti popolari grida

Fosti, al tornar di Ottavia ; or , crescer odi

L’ardire; onde atterrito....

NERONE

Atterrito io?...

POPPEA

So, che il forte tuo core ognor persisteNella vendetta: ma, son dubbi i mezzi:

E intanto esposto a replicati oltraggi

Rimani tu. Le irriverenti fole

Per anco udir di un Seneca t’ è forza:

Ben vedi...

NERONE

Atterrito io?

POPPEA

Si; per me il sei: —

Nè in te potrebbe altro timor; tu tremi,

Che il popolar furore in me non cada. —

Amar potresti e non tremare? Il tuoStato mi è lieve argomentar dal mio.

Del tuo periglio, e di tua immago io piena,

E di me stessa immemore, ad un lampoDi passeggierà pace, or non mi acqueto.

Ai terror nostri io vo’dar fine, e trarreTe d’ogni rischio, a costo mio. Per semprePerder ti vo’, per conservarti il coreDel popol tuo.

NERONE

Ma che? mi credi?...

POPPEA

Ah! lascia'-

Farti in tuo prò forza vogl’io: son fermaDi abbandonare il trono tuo; sbandirmi *Di Roma; e, s’uopo fia, dal vasto impero.Quella che il volgo in seggio or vuole, in segg 10Donna rimanga, poiché il volgo è falloL’ arbitro del tuo core: abbiasi il trono(Ma questo è il men), del mio Nerone eli abbiaE il talamo, e l’amore... Ahi me infelice !...Cosi tu pace, e sicurezza avrai. —