ATTO
QUARTO
1
Sollievo a me, s’io pur merlo sollievo,
E s’io posso non tua restare in vita,
Bastante a me sollievo fia, l’averli,
Col mio partir, tolto ogni danno...
NERONE
Ai preghi
Del tuo consorte arrenditi; o i comandiDel tuo signor rispetta. A me non puoi,
Neppur tu stessa, toglierli; nè il puoteUmana forza, se il mio impero priaNon m’è tolto, e la vita. All’ira immensaCh’entro il petto mi bolle, alla vendettaCh’ esser de' tanta, (anch’ io Io veggio) i mezziSon lenti; e il paion più; ma il venir tardaNocque a vendetta mai?
POPPEA
Credi, a salvarti,
O a più tempo acquistar, giovar può soloIl mio partir: vuoi che sforzata io parla,Mentre il posso buon grado? Il popol s’ odeCiò minacciare; e la minor fla questaDi sue minacce: a Ottavia altro maritoSceglier pretende, e che con essa ei regni.
Sta il trono in lei; tu il vedi. Or, eh’ io ti lasciScambiar Poppea pel trono? Ah ! Ncron, prendiL’ultimo addio...
NERONE
Non più: troppo m’irrita...
POPPEA
E s’ anco il di pur giunge, ove tu palmaAbbi d’ Ottavia, e delta plebe a un tempo,
Odio pur sempre ne trarrai, non poco.
E allor, chi sa? ne incolperesti forseLa misera Poppea. Quel eli’ or mi portiVerace amor, chi sa se in odio alloraNoi volgeresti, ripentito? Oh cielo!..:
A un tal pensier di tema agghiaccio. Ah lungiIo da te morrò pria;... ma intero almenoCosi il tuo amor ne porto io meco in tomba..
NERONE
Basta ornai, basta; in me già l’ira è troppa...
D’ abbandonarmi ogni pensier deponi.
E Roma, e il mondo, e il ciel noi voglian, miaSarai tu sempre: a te Néron lo giura.
SCENA IV.
TIGELLINO, NERONE, POPPEA.
TIGELLINO
Viva Neron.
NERONE
Gli hai tu dispersi? spenti?
Signor son io di Roma? — E che? tu (orniSenza sangue sul brando?
TIGELLINO
Ancor di sangue
Tempo non è: ma ben si appressa, io spero.Pur, grand’arte esser vuole: io fei più gridaSparger fra ’I volgo : or, che li appresti forseA ripigliare Ottavia; ov’ella possaD’alcune tacce di maligne linguePurgar sua fama: or, che gli oltraggi insaniFatti a Poppea, destato a nobil’iraÀveano il cor d’ Ottavia stessa; e eh’ ellaDi pace in Roma apportatrice riede,
Non di scompiglio...
poppea
E crede il popol stolto,Ch’io la di lei pietà?...'
NERONE, .
Sempre, arte, sempre?
Non ferro mai ?
TIGELLINO
La men probabil cosa,
Vera talvolta al popol pare. 0 stancoFosse, o convinto, a queste varie voci,
Ei rattemprò di sua ribelle gioiaIl gran bollore in parte. Il di frattantoSi muore ; e fian segnai funesto T ombreDi ragioni ben altre. Già già taciti
I pretoriani schieransi ; proscritte
Già son più teste. Il nuovo sol vedrassiSorger nel sangue; e nel silenzio, quindi.Ma, se pur spento ogni tumulto affattoDoman tu vuoi; se a breve gaudio falso,Lungo terribil lacrimar veraceVuoi che sottentri ; ad evidenza pienaOr t’è mestiero trar le accuse graviGià intentate ad Ottavia : in altra guisaMai non verresti^ del tuo intento a fine.
Tutti uccider noti puoi...
NERONE
Men duol.
TIGELLINO
Ma lutti
Convincer puoi. L’ ultima strage è questa,
Ove adoprar l’arte ornai debbi,
NERONE
Vanne,
Poich’ è pur forza; e le intentale accuseCaldamente prosiegui. Andiam, Poppea;Vendetta avrem di quest’ iniqua. Intanto
II di verrà, che a compier mie vendette,
Più mestier non mi fla l’altrui soccorso.