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TIMOLEONE
Ma, se a ragion, chi le conculca, taleSi appella, io lai non sono. Ogni opra mia,Esecutrice è del voler dei molti:
Dolgonsi i pochi ; e che rileva ?
ECHILO
E pochi
Saran, se il frale! tuo, quel senza pariGiusi’uom Timoleon, fra lor tu conti?
Più che sé stesso ei t’ama; e assai pur biasmaAltamente i tuoi modi. Io creder voglioSanto il tuo fin; ma, impetuoso troppoTu forse, oprare anco a buon fin potrestiMezzi efficaci troppo : in man recarsiIl poter sommo, a qual sia l’uso, è cosa,Credilo a me, Timofane, di graviPerigli ognora; e il più terribil parmi;
Poter mal far; grande al mal fare invito.
TIMOFANE
Savio tu parli: ma se ardir bollenteAlle imprese difficili non spinge,
Saviezza al certo non vi spinge. In SpartaVedi Licurgo, che sua regia possaSuddita fare al comun ben volea;
Per annullar la tirannia, non gli eraDa pria mestier farsi tiranno? Ah ! solaPuò la forza al ben far l’uom guasto trarre.
ECHILO
E forza hai tu. Deh, voglia il ciel, che a schiettoFin virtuoso ognor fra noi l’adopri!
SCENA II.
DEMARISTA, TIMOFANE, ECHILO
DEMAIÌI5TA
Figlio, del nome tuo Corinto suonaDiversamente tutta. Al cor lusingaDolce pur m’è V esserti madre. Il prodeGià della patria fosti: udir mi duole,
Per altra parte, in te suppor non dritteMire private: duoimi che in Corinto,
Anco a torto, abborrire un uom ti possa.Ansia, pur troppo! io per te vivo.
TIMOFANE
0 madre,
Men mi ameresti, se tu men temessi.Incontro a gloria perigliosa io corro :
Ma tale è pur l’ufficio in noi discorde;Temer tu donna, e imprender io.
DEMARISTA
Mi è grata
Questa tua audace militar fierezza;
Nè me privata cittadina io tengo;
Me, di due grandi madre, onde sol unoPiù che bastante fora a me far grandeSovra ogni greca madre. Altro non bramo,Che a te veder Timoleone al fiancoD’accordo oprar col tuo valor suo senno.
TIMOFANE
Timoleon forse in suo cor finoraNon dissente da me; ma il passeggeroOdio, che a nuove cose ognor tien dietro,Niega addossarsi; e me frattanto ei lasciaSolo sudar nel periglioso arringo.
ECHILO
T’inganni in ciò; già tei diss’io: non laudaEgli il tuo oprar ; se il fesse, avresti menoNimici, assai.
DEMARISTA
Ben parli ; ed a ciò vengo.Timoleone a te minor sol d’ anni,
Puoi tu sdegnarlo in ogni impresa tuaSecondo a te ? Dolcezza è in lui ben attaA. temprar tuo bollore. In me già veggoBieco volger Io sguardo orbate madri,
Orfani figli, e vedove dolenti ;
In me, cagion del giusto pianger loro.
Molti han morte da te: se a dritto uccidi,Perchè ten biasma il fratei tuo? se a torlo,Perchè il fai tu? Loco a noi dia qui primo,Non la più forza , la più gran virtude.
De’ figli miei sulle terribili ormeSi pianga, si, ma dai nemici in campo;
Di gioia esulti il cittadin sui vostriAmali passi ; e benedir me s’ odaD’esservi madre.
TIMOFANE
In campo, ove dà locoSolo il valore, il loco a noi primieroDemmo noi stessi: infra oziose muraDi partita cittade , invidia armataDi calunnie e di fraudi il loco primo,
A chi si aspetta, niega. A spegner questoMortiferi angue ognor, pur troppo ! è forza,Che breve pianto a più durevol gioiaPreceda; e gloria con incarco mistaN’abbia chi ’l fa. Mi duol, che il fratei mio,Più merco io gloria, meno amor mi porti.
DEMARISTA
Invi do vii pensiero in lui?...
TIMOFANE
Noi credo;
Ma pur...
ECHILO
Ma pur, niun’alta impresa a fineCondur tu puoi, se caldamente ei tecoSenno e man non v’adopra.
TIMOFANE
Or, chi glicl vieta
Mille fiate io nel pregai: ma sempreRitroso ei fu. Secondator, noi sdegno:
Ma sturbator , noi soffro.
DEMARISTA
E fia, eli’ io soffra.
Ch’ei d’un periglio tuo non entri a parte,
O che palma tu colga ov’ei non sia?
Echilo, a lui, deh, vanne; e a queste case,Ch’ei più non stima or da gran tempo stanza