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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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TIMOLEONE

Tu spontaneo il rinunzia.

TIMOFANE

— A le il rinunzio,

So il vuoi per te.

TIMOLEONE

Tolto a chi P hai ? favella ;

A tuo fratello, o ai cittadini tuoi?

Rendi alla patria il suo; nè me capaceCreder mai di viltà. S’altri il tenesse,

Privo ne fora ei da gran tempo. Pensa,

Ch’io finor teco aperti mezzi...

TIMOFANE

Io penso,

Che tomi incarco, che dai più mi è dato,Soli il possono i più. Forza di leggeCreato m’ha; legge mi sfaccia, io cesso.

TIMOLEONE

E di leggi tu parli, ove insolenteStuol mercenario fa di forza dritto?

TIMOFANE

Vuoi dunque inerme all’ira cieca espormi,All’invidia, alia rabbia, alla vendettaD’Archida, o d’ altri al par di lui maligni,Cui sol raffrena il lor timore?

TIMOLEONE

Armalo

Sii d’innocenza, e non di sgherri; e veloDel timor d’altri al tuo non far. Se iniquoNon sei, che temi? ove tu il sii, non solaD’Archida l’ira, ma il furor di tuttiTemi; — ed il mio.

DEMARISTA

Che ascolto? Oimèl fra voiDi discordia si accende esca novella,

Menti-’ io vi traggo a pace? Ahi lassa!...

TIMOFANE

Madre,

Con lui ti lascio. Ei, di tropp’ira caldo,

Meco per or contender mal potria. —

Sia qual si vuole il parer nostro , od uno,

O diverso, dal cor nulla mai tramiPotrà; che a le son io fratello vero.

SCENA. IV.

DEMARISTA, TIMOLEONE.

TIMOLEONE

Odi miraeoi nuovo! Ei, che la stessaIra fu sempre; ei, che più eh’Etna, bolleDentro il fervido cor; maestro il vediDel finger già: della sua rabbia è donno,Or che incomincia nel sangue a tuffarla.

DEMARISTA

Figlio, ma in ciò, preoccupato troppo,

La tua mente l’inganna.

TIMOLEONE

Ah! no: la vista

Preoccupata hai tu; nè scorger vuoi

Cosa manifestissima e funesta.

Madre, da te lontano io vivo; e avermiAl fianco sempre ti saria mestiere,

Per farti sano il core. A te fui caro...

DEMARISTA

E ognora il sei; credilo...

TIMOLEONE

Amar tu dunqueDei, quanto me, la vera gloria. A garaRiacquistarla dobbiam noi: gran macchiaAl mio frate 1 vo’ torre: io l’amo, il giuro,Più di me stesso, e al par di te. Ma intanto,Tu in lui puoi molto; e il dei risolver primaAl necessario e in un magnanim’ atto...

DEMARISTA

A ritornar privato?

TIMOLEONE

A tornar uomo,

E cittadino; a torsi il meritatoOdio di tutti; a rintracciar le prischeOrme smarrite di virtù verace';

A tornarmi fratello: eh’ io per taleGià già più noi ravviso. Invan lusinga ,Madre, ti fai: qui verità non entra,

S’io non la porto. Infra atterrili schiaviVivete voi: voi, di Corinto in seno,

Spirate altr’ aure: all’inumano vostroArdir qui tutto applaude: odi le stragiNomar giustizie; i più feroci oltraggi,

Dovuta pena; il prepotente oprare,

Provida cura. Del rio vostro ostelloUscite; udite il mormorar, le grida,

Le imprecazion di tutti: i cuor ben dentroInvestigate; e nel profondo pettoVedrete ogni uom 1’ odio covar, la vostraRovina; ognun giurarvi infamia e morte;

Cui più indugia il timor, tanto più cruda,Atroce, intera, e meritata, debbeIn voi piombar, su i vostri capi...

DEMARISTA

Tremar mi fai...

Ah figlio!...

TIMOLEONE

Tremo per voi sempr’io.

Di me pietà, di lui, di le, ti prenda.

A tale io son, eh’ ogni sventura vostraPiù mia si fa: ma della patria a un tempoOgni offesa a me spetta. Il cor mi sentoFra tai duo affetti lacerar: son figlio,

Cittadino, fratello: augusti nomi!

Niun più di me gli apprezza, e i dover tuttiCompierne brama: ah! non vi piaccia a provaPorre in me qual più possa. Io Greco nasco;

E, Greca tu, m’intendi. — Al fero puntoD’esservi aperto, aspro, mortai nemico,

Me vedi presso; or fe’prestami dunque,

Finché qual figlio, e qual fratello io parlo.

DEMARISTA

Oh! qual Dio parla in te?... Farò, eh’ei m’oda?Il tuo fratello...