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TIMOLEONE
Tu spontaneo il rinunzia.
TIMOFANE
— A le il rinunzio,
So il vuoi per te.
TIMOLEONE
Tolto a chi P hai ? favella ;
A tuo fratello, o ai cittadini tuoi?
Rendi alla patria il suo; nè me capaceCreder mai di viltà. S’altri il tenesse,
Privo ne fora ei da gran tempo. Pensa,
Ch’io finor teco aperti mezzi...
TIMOFANE
Io penso,
Che tomi incarco, che dai più mi è dato,Soli il possono i più. Forza di leggeCreato m’ha; legge mi sfaccia, io cesso.
TIMOLEONE
E di leggi tu parli, ove insolenteStuol mercenario fa di forza dritto?
TIMOFANE
Vuoi dunque inerme all’ira cieca espormi,All’invidia, alia rabbia, alla vendettaD’Archida, o d’ altri al par di lui maligni,Cui sol raffrena il lor timore?
TIMOLEONE
Armalo
Sii d’innocenza, e non di sgherri; e veloDel timor d’altri al tuo non far. Se iniquoNon sei, che temi? ove tu il sii, non solaD’Archida l’ira, ma il furor di tuttiTemi; — ed il mio.
DEMARISTA
Che ascolto? Oimèl fra voiDi discordia si accende esca novella,
Menti-’ io vi traggo a pace? Ahi lassa!...
TIMOFANE
Madre,
Con lui ti lascio. Ei, di tropp’ira caldo,
Meco per or contender mal potria. —
Sia qual si vuole il parer nostro , od uno,
O diverso, dal cor nulla mai tramiPotrà; che a le son io fratello vero.
SCENA. IV.
DEMARISTA, TIMOLEONE.
TIMOLEONE
Odi miraeoi nuovo! Ei, che la stessaIra fu sempre; ei, che più eh’Etna, bolleDentro il fervido cor; maestro il vediDel finger già: della sua rabbia è donno,Or che incomincia nel sangue a tuffarla.
DEMARISTA
Figlio, ma in ciò, preoccupato troppo,
La tua mente l’inganna.
TIMOLEONE
Ah! no: la vista
Preoccupata hai tu; nè scorger vuoi
Cosa manifestissima e funesta.
Madre, da te lontano io vivo; e avermiAl fianco sempre ti saria mestiere,
Per farti sano il core. A te fui caro...
DEMARISTA
E ognora il sei; credilo...
TIMOLEONE
Amar tu dunqueDei, quanto me, la vera gloria. A garaRiacquistarla dobbiam noi: gran macchiaAl mio frate 1 vo’ torre: io l’amo, il giuro,Più di me stesso, e al par di te. Ma intanto,Tu in lui puoi molto; e il dei risolver primaAl necessario e in un magnanim’ atto...
DEMARISTA
A ritornar privato?
TIMOLEONE
A tornar uomo,
E cittadino; a torsi il meritatoOdio di tutti; a rintracciar le prischeOrme smarrite di virtù verace';
A tornarmi fratello: eh’ io per taleGià già più noi ravviso. Invan lusinga ,Madre, ti fai: qui verità non entra,
S’io non la porto. Infra atterrili schiaviVivete voi: voi, di Corinto in seno,
Spirate altr’ aure: all’inumano vostroArdir qui tutto applaude: odi le stragiNomar giustizie; i più feroci oltraggi,
Dovuta pena; il prepotente oprare,
Provida cura. Del rio vostro ostelloUscite; udite il mormorar, le grida,
Le imprecazion di tutti: i cuor ben dentroInvestigate; e nel profondo pettoVedrete ogni uom 1’ odio covar, la vostraRovina; ognun giurarvi infamia e morte;
Cui più indugia il timor, tanto più cruda,Atroce, intera, e meritata, debbeIn voi piombar, su i vostri capi...
DEMARISTA
Tremar mi fai...
Ah figlio!...
TIMOLEONE
Tremo per voi sempr’io.
Di me pietà, di lui, di le, ti prenda.
A tale io son, eh’ ogni sventura vostraPiù mia si fa: ma della patria a un tempoOgni offesa a me spetta. Il cor mi sentoFra tai duo affetti lacerar: son figlio,
Cittadino, fratello: augusti nomi!
Niun più di me gli apprezza, e i dover tuttiCompierne brama: ah! non vi piaccia a provaPorre in me qual più possa. Io Greco nasco;
E, Greca tu, m’intendi. — Al fero puntoD’esservi aperto, aspro, mortai nemico,
Me vedi presso; or fe’prestami dunque,
Finché qual figlio, e qual fratello io parlo.
DEMARISTA
Oh! qual Dio parla in te?... Farò, eh’ei m’oda?Il tuo fratello...