ATTO TERZO
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ECHILO
Or parli al fin; questo è linguaggio all’ opreConcorde appien. T’ ho per men vile almeno,Or che favelli, qual tiranno il debbe.
Or io, qual debbe un cittadin, favello.Espressamente a rinunziarti io venniL’amistà tua. Nè duole a me, che m’abbiDeluso tu : se avessi io le deluso,
Domami assai, eh’ uom veritier son io.
TIMOFANE
Io non rompo cosi d’ amistà santa
Gli alti vincoli antichi. — Echilo, m’odi. —
Mal tuo grado, convincer io ti posso,
Che in me non era ogni virtù mentita,
E che può unirsi al comandar drittura.
Se il mio pensier, di voler farmi primo,
Ti tacqui ognor, s’anco il negai, negarloDovev’io a te; tu non mel creder mai.
Uom lasciò mai sovrana possa? ErrastiForse tu allor che mi ti festi amico,
Mentre aggiungendo io possa a possa andava:Ma, non men erri in questo di, se cessiD’ esserlo, or quando è il mio poter già tanto.
ECHILO
D’Archida dunque il sangue a me doveaManifestar l’atroce animo tuo,
Cui Gnor non conobbi? E fia pur vero,Ch’empio tanto tu sii?... Ma, oh ciel! s’io cessoD’ esserli amico, a te rimango io pureAncor congiunto... Ah! si; per la dilettaMia suora, a te non vile; per que’ figliTeneri e cari, ond’ella ti fe padre;
Ten prego, abbi di lei, di lor pietade,
Poiché di te, di noi non 1’ hai. CorintoNon, qual tei pensi, ancor del tutto è muta:Breve pur troppo a te la gioia appresti,
A noi pianto lunghissimo. Deh ! m’odi...
Mira, ch’io piango; e per te piango. — AncoraReo tanl’ oltre non sei, che ostacol nulloPiù non ravvisi; nè innocente sei,
Da non temerne alcuno. Assai più stragiMestier ti fan, pria che davver qui regni;
E atroce cor, quanto a ciò vuoisi, ah! forseNon 1’ hai... Tu il vedi; come ad uom ti parlo;Chè in petto, parafi, ancor favilla alcunaD’uman tu serbi. Dal cessar di amarliAll’abborrirli, è più d’ un passo:... e forteMi costa il farlo... A ciò, deh! non sforzarmi.
TIMOFANE
Ottimo sei; non fossi tu ingannato!
Non t’amo io men per ciò. — Ma, venir veggioTimoleone...
SCENA IV.
TIMOLEONE, ECHILO, TIMOFANE
TIMOFANE
Una parola sola,
Deh! mi concedi, ch’io primier ti dica:
Dirai tu poi...
TIMOLEONE
Tiranno almen non vileCredeva io te; ma vii sei quanto ogni altro.Ahi, stolto io troppo! havvi tiranno al mondoDi cor non vile? — AH’ uccisor sublimeD’ogni buon cittadino, arreco io stessoUn dei migliori che rimangan: viveArchida in me; delitto inutil festi;
Corinto intera in me respira: in questaForte mia, fera, liberissim’alma.
Me, me trafiggi; e taci: a dirmi ornaiNulla ti avanza; a uccider me ti avanza.
TIMOFANE
Or, d’un tiranno i nuovi sensi ascolta.—Questa mia vita è dono tuo; tu salva,
Fratei, me l’hai; tu la ripiglia: armateGuardie al fianco non tengo: ecco il mio brando:Vibralo in me. Mira, ancor nudo il pettoPorto; non vesto ancor timida maglia;
Securo io stemmi, al par di te. — Che tardi?Ferisci, su. L’odio, che in sen tu nutriContro a’tiranni, entro il mio sangue or tutteSfogalo tu: se il tuo giust’ odio io merto,
10 non ti son fratello. — II poter mio,
Niun uomo al mondo ornai può tormel: soloPuoi tu la vita, e impunemente, (ormi.
TIMOLEONE
No, non terrai tu la esecrabil possa,
Se non uccidi me. Già tu passeggiAlto nel sangue; or resterai tu a mezzo?
Oltre ti spingi: di Corinto al tronoPer questo solo petto mio si sale:
Altra via qui non è.
TIMOFANE
Già mi vi seggo,
E illeso stai. La mia città, mie forze,
Tutto conosco : e già tropp’ oltre io giunsi,
Per arretrarmi. A me non v’ha qui pari,
Altri che tu. Mi fora infamia espressaMinor rifarmi de’ minori miei;
Ma di te, il posso; e dove il vogli, io ’l voglio.
Qui libertade popolar risorta
Non si vedrà, mel credi. A te par reo
11 governo d’un sol; ma, se quell’unoOttimo fosse, il regger suo noi fora?
Quell’ un, sii tu; de’ miei delitti godi;
Corinto in te quant’io le tolsi acquisti;
Io pregerommi d’esserti secondo.
TIMOLEONE
Tuoi scellerati detti al cor più feraPunta mi son, che noi saria il coltello,
Con cui tu in libertade Archida hai posto.Uccidi tu; ma ad uom che Greco nacque,
Non insegnar tu servitù, nè regno.
Passeggere tirannidi a vicendaMacchiate, è vero, ogni contrada han quasiDi questa terra a libertà pur sacra:
Ma il sangue ognor qui si lavò col sangue;
Nè acciar mancò vendicator qui mai.