ATTO PRIMO
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A me, l’offrire ad altra donna il tronoDi Messene, già tuo. Questa è la solaNon vile ammenda, che al fallir mio resti.
Finor buon duce infra continue guerreVidemi il campo; e dei Messenj il nome,
Per me,.terror suona ai nimici: a gradoMi fora or mollo alla città mostrarmiOttimo re. Tu dunque ai tempi adattaTe stessa ornai: ben lo puoi far tu vinta,
S’io vincitor noi sdegno. OrribiI vitaTu in Messene strascini; e mai peggioreTrarla non puoi: per te far tutto io posso:
Tu in guiderdon, se perdonarmi mostri,
Puoi, tei confesso, or più gradito forseFar mio giogo ai Messenj.
MEROPE
Ai buoni farti
Gradito? e chi il potrebbe? Altrui gradito,
Tu, che a le stesso obbrobrioso sei?
Troppo il sai tu, quant’è abborrito il tuoGiogo: nè gioia, altra che questa, or tempraIl mio dolore. — Ov’ io me voglia infameScherno, me vii, non che ai Messenj, al mondo,E a me stessa, eh’è peggio, far per sempre;Di sposa allor man ti darò. — Se traggiIn me argomento di soffribil dogliaDal viver mio; d’ error trarti ben tostoSpero, chè poco al mio vivere avanza.
SCENA Iti.
POLIFONTE
— Accorta invan; sei madre: e verrà giornoChe tradirai tu del tuo cor 1’ arcano,
Tu stessa. — Ah si! quel suo figliuol respira.Ch’ altro in vita la tiene? Eppur, eh’ io ’l credoSpento, con lei finger mi giova. In pienaFidanza forse addormentar la madrePotrò, mentr’ io pur sempre intento veglio...
Ma il vegliar che mi valse ? un sol messaggioMai non mi accadde intercettar finora;
Nè scoprir mai qual egli s’abbia asilo;
Se lungi ei sia, se presso: onde pensieroFermar non posso... Eppur, Merope vidiMolti anni addietro, se non lieta, involtaIn muto duol, qual di chi cova in pettoSpeme che adulta ogni di più si facciaD’ alta vendetta. Or, quasi 1’ anno parmi,
Che oppressa più, cangiò contegno; il pianto,Che in cor premeva, or mal suo grado agli occhiCorre in copia... Cessato il figlio fosse?...
Ma in cor tuttor vive ai Messenj il padre:
Nè altrimenti poss’ io trarnelo in parte,
Che costei meco riponendo in seggio. —
Oh quanta è impresa il mantenerti, o trono!
©
ATTO SECONDO
SCENA 1.
POLIFONTE, Soldati
Guardie, inoltrar solo si lasci
il reo.
SCENA II.
POLIFONIE, EGISTO
POLIFONTE
Vieni; li appressa... Oh! giovinetto assaiTu se’, per uomo di corrucci e sangue.
EGISTO
Pur troppo è ver, contaminalo io vengoDi sangue, e forse d’innocente sangue:Mira destino! ed innocente anch’io.
POLIFONIE
Di qual terra se’ tu?
EGISTO
D’ Elide.
POLIFONIE
11 nome?
EGISTO
Egisto.
POLIFONIE
Il padre?
EGISTO
Oscuro, ma non servo.
POLIFONIE
A che venivi?
EGISTO
Giovenil talento,Vaghezza mi spingea.
POLIFONIE
Chiaro mi narra,