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MEROPE
E narra il ver, come tu mai giungessiA eccesso tanto. Ove a sperar li avanziPiù nulla ornai, se ingenuo parli, spera.
EGISTO
In allra guisa, io noi saprei: menzognaDel mio libero stato non è 1’ arte. —
10 m’era al vecchio genitor di furtoSottratto, incauto; e già più mesi attornoMen giva errando per città diverse,
Quando oggi alfin qui m’ avviava. Un calleStretto e solingo, che ai pedon dà viaLungo il Pamiso, con veloci pianteVenia calcando , impaziente molto
Di porre il piè nella città, che mostraMi tea da lungi vaga, e in un pomposa,
D’alti palagi e di superbe torri.
Quand’ecco, a me di contro altr’uom venirne,
Più frettoloso assai : son d’uom che fugge
I passi suoi; giovin l’aspetto; gli atti,
Arroganti, assoluti: ei di lontano
Con man mi accenna, ch’io gli sgombri il passo.
Angustissimo il loco, ad uno appena
Adito dà: sul fiume alto scoscende
11 mal sentier per una parte; l’altra,
Irta d’ispidi dumi, assai fa schivo
D’accostarvisi 1’ uomo. Il modo spiacqueA me, libero nato, uso soltantoD'obbedire alle leggi, e a ceder soloAi più vecchi di me: m’inoltro io quindi.
Ei, con voce terribile : « Ritratti,
» O eh’ io... » mi grida. Ardo di sdegno allora:
« Ritratti tu » gli replico. Già presso
Siam giunti; ei caccia un suo pugnai dal fianco,
E su me corre: io non avea pugnale,
Ma cor; lo aspetto di pié fermo; ei giunge;
Io sottentro, il ricingo, e in men che il dico,L’ atterro: invan dibattesi; il conficcoCon mie ginocchia al suol: sua destra afferroCon ambe mani; ei freme indarno; io saldaGlie la rattengo, immota. Quando ei troppoDebil si scorge al paragone, a fìntaMercede viene; io ’l credo, il lascio; ei tostoA tradimento un colpo, qual qui il vedi,
Mi vibra; i panni squarcia; il colpo striscia:Lieve è il dolor, ma troppa è l’ira: io cieco,
Di man gli strappo il rio pugnai;... trafittoNel sangue ei giace.
POLIFONIE
Assai tu se’valente,
Se veritiero sei.
EGISTO
Troppo mi dolse,
Sfuggilo appena il colpo di man m’era.
Non uso al sangue, io m’avvilii, temetti;
Che far, non mi sapea: prima il coltelloLanciai nel fiume; indi pensier mi vennePur di lanciarvi il misero; di torreOgni indizio cosi, parvemi; e il feci. —
Vedi, se avvezzo era a’delitti: ahi folle!
Cosi com’ era insanguinato, io corsi,
Senza saper dove mi andassi, al ponte.
Ivi da’tuoi, ch’io non foggia, fui preso,
E qui m’ han tratto. — Io nulla tacqui ; il giuro.
POLIFONIE
Simile assai parrai il tuo dire al vero:
Tu ben mi fai certa pietà; ma il chiedeGiustizia pur, ch’abbi tua pena. Io voglio,
Non a malizia, ascriverti a sventuraV aver tu il corpo, semivivo forse,
Sepolto là nei verticosi gorghiDi rapid’onda: ma il delitto tuoQuindi aggravasti, anco tu stesso il vedi:
Che s’uom malvagio era colui, qual dici,
Quali pur troppo attorno van molti altri,
Torbidi figli di civili risse,
Meglio era assai per te. Forse a salvartiSol basterebbe or dell’ ucciso il nome.
EGISTO
Me misero! s’ egli è destin ch’io cadaVittima qui d’involontario errore,
Che posso io dirti, o re? qual vuoi più penaPronto a soffrir son io. Forte m’incresce;
Ma più, se in colpa io mi sentissi. IgnudaParla per me la mia sola innocenza :
Avi non vanto, oro non ho; sembiante
Ho di malvagio: e il sono, ah ! il son, d’avervi,
Miseri miei genitori cadenti,
Disobbediti, abbandonali, postiIn angoscia mortale ; anco anzi tempoTratti forse a morire. — Ah! s’ ei respiraQuel mio buon padre; ei che nuli’altro diemmi,Che incorrotti costumi; ei ch’alto esemploDi onesta vita, e vivo specchio m’era;
Or che dirà in udir, eh’ io d’ omicidaSupplizio ebbi in Messene? Ah! tal pensieroM’è più che morte duro.
POLIFONIE
Odi: convinto
Di sparso sangue, il tuo dar tu dovrestiImmantinente, il sai; ma pur, più miteA te mi fa il tuo dir semplice e franco.Sospender vo’per or, finch’ io più certi,
Sì dell’ucciso, che di te, ritraggaIndizj, e lumi...
SCENA III.
MEROPE, POLIFONIE, EGISTO
POLIFONIE
MeropeL.Che fia?
Tu vieni a me? Cagion qual mai?...
MEROPE
La nuova,
Che or ora udii, mi guida. È ver, che ucciso.
Fu dianzi un uomo, e che nell’ onda ei posciaDall’uccisor scagliato?...
POLIFONIE
È ver, pur troppo: