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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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MEROPE

E narra il ver, come tu mai giungessiA eccesso tanto. Ove a sperar li avanziPiù nulla ornai, se ingenuo parli, spera.

EGISTO

In allra guisa, io noi saprei: menzognaDel mio libero stato non è 1’ arte. —

10 m’era al vecchio genitor di furtoSottratto, incauto; e già più mesi attornoMen giva errando per città diverse,

Quando oggi alfin qui m’ avviava. Un calleStretto e solingo, che ai pedon dà viaLungo il Pamiso, con veloci pianteVenia calcando , impaziente molto

Di porre il piè nella città, che mostraMi tea da lungi vaga, e in un pomposa,

D’alti palagi e di superbe torri.

Quand’ecco, a me di contro altr’uom venirne,

Più frettoloso assai : son d’uom che fugge

I passi suoi; giovin l’aspetto; gli atti,

Arroganti, assoluti: ei di lontano

Con man mi accenna, ch’io gli sgombri il passo.

Angustissimo il loco, ad uno appena

Adito dà: sul fiume alto scoscende

11 mal sentier per una parte; l’altra,

Irta d’ispidi dumi, assai fa schivo

D’accostarvisi 1’ uomo. Il modo spiacqueA me, libero nato, uso soltantoD'obbedire alle leggi, e a ceder soloAi più vecchi di me: m’inoltro io quindi.

Ei, con voce terribile : « Ritratti,

» O eh’ io... » mi grida. Ardo di sdegno allora:

« Ritratti tu » gli replico. Già presso

Siam giunti; ei caccia un suo pugnai dal fianco,

E su me corre: io non avea pugnale,

Ma cor; lo aspetto di pié fermo; ei giunge;

Io sottentro, il ricingo, e in men che il dico,L’ atterro: invan dibattesi; il conficcoCon mie ginocchia al suol: sua destra afferroCon ambe mani; ei freme indarno; io saldaGlie la rattengo, immota. Quando ei troppoDebil si scorge al paragone, a fìntaMercede viene; io ’l credo, il lascio; ei tostoA tradimento un colpo, qual qui il vedi,

Mi vibra; i panni squarcia; il colpo striscia:Lieve è il dolor, ma troppa è l’ira: io cieco,

Di man gli strappo il rio pugnai;... trafittoNel sangue ei giace.

POLIFONIE

Assai tu se’valente,

Se veritiero sei.

EGISTO

Troppo mi dolse,

Sfuggilo appena il colpo di man m’era.

Non uso al sangue, io m’avvilii, temetti;

Che far, non mi sapea: prima il coltelloLanciai nel fiume; indi pensier mi vennePur di lanciarvi il misero; di torreOgni indizio cosi, parvemi; e il feci. —

Vedi, se avvezzo era a’delitti: ahi folle!

Cosi com’ era insanguinato, io corsi,

Senza saper dove mi andassi, al ponte.

Ivi da’tuoi, ch’io non foggia, fui preso,

E qui m’ han tratto. — Io nulla tacqui ; il giuro.

POLIFONIE

Simile assai parrai il tuo dire al vero:

Tu ben mi fai certa pietà; ma il chiedeGiustizia pur, ch’abbi tua pena. Io voglio,

Non a malizia, ascriverti a sventuraV aver tu il corpo, semivivo forse,

Sepolto là nei verticosi gorghiDi rapid’onda: ma il delitto tuoQuindi aggravasti, anco tu stesso il vedi:

Che s’uom malvagio era colui, qual dici,

Quali pur troppo attorno van molti altri,

Torbidi figli di civili risse,

Meglio era assai per te. Forse a salvartiSol basterebbe or dell’ ucciso il nome.

EGISTO

Me misero! s’ egli è destin ch’io cadaVittima qui d’involontario errore,

Che posso io dirti, o re? qual vuoi più penaPronto a soffrir son io. Forte m’incresce;

Ma più, se in colpa io mi sentissi. IgnudaParla per me la mia sola innocenza :

Avi non vanto, oro non ho; sembiante

Ho di malvagio: e il sono, ah ! il son, d’avervi,

Miseri miei genitori cadenti,

Disobbediti, abbandonali, postiIn angoscia mortale ; anco anzi tempoTratti forse a morire. — Ah! s’ ei respiraQuel mio buon padre; ei che nuli’altro diemmi,Che incorrotti costumi; ei ch’alto esemploDi onesta vita, e vivo specchio m’era;

Or che dirà in udir, eh’ io d’ omicidaSupplizio ebbi in Messene? Ah! tal pensieroM’è più che morte duro.

POLIFONIE

Odi: convinto

Di sparso sangue, il tuo dar tu dovrestiImmantinente, il sai; ma pur, più miteA te mi fa il tuo dir semplice e franco.Sospender vo’per or, finch’ io più certi,

Sì dell’ucciso, che di te, ritraggaIndizj, e lumi...

SCENA III.

MEROPE, POLIFONIE, EGISTO

POLIFONIE

MeropeL.Che fia?

Tu vieni a me? Cagion qual mai?...

MEROPE

La nuova,

Che or ora udii, mi guida. È ver, che ucciso.

Fu dianzi un uomo, e che nell’ onda ei posciaDall’uccisor scagliato?...

POLIFONIE

È ver, pur troppo: