ATTO QUARTO
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EGISTO
Or penso: e s’uom qui ti vedesse? a molliNoto esser dei;... se ravvisato?... Io tremoPer te soltanto... A che ti esposi?... Ah I mecoRitratti or dove questa lunga notteIn pianto trapassai; ch’io vi l’asconda,
Infino a sera almeno. Ah ! se il tirannoMai (i scoprisse I... e s’ei sapesse a un tempo,Ch’io ti son figlio 1... Vieni: assai mi restaDi speme ancora: Polifonte accesoNon è d’ira soverchia; e a me la stessaMerope or dianzi ebbi pietosa mollo:
Quindi sperar mi lice ancor perdonoDel mio delitto involontario.
POLIDORO
Oh cielo!...
Merope stessa!... a te?... — Breve, ma pieno,Saria mestier ch’io gli parlassi... Ahi lasso!..Che fo?... che dirgli?... e che tacergli?—AscondiTe stesso almeno per brev’ ora...
EGISTO
Invano
Il tenterei; cercato io fora; imposto,
M’è l’aspettare. Ma, perchè celarmi?...
POLIDORO
Tu mai non fosti in più mortai periglio;
Nè in più mortale angoscia stetti io mai.Merope stessa ha il tuo morir giurato:
E Polifonie or ora infra i suoi fidi,
Qui con Merope viene. Ella vuol dartiMorte; uccisor dell’unico suo figlioCrede Merope te.
EGISTO
Che feci? Un figlio
Le rimaneva? un figlio? Ed io gliel tolsi? —Ahi vieni, o madre sconsolata; in questoPerfido cor T ira tua giusta appaga.
Qual morte, e strazio, e infamia a me non dessi?
POLIDORO
Ma,., del suo figlio... l’uccisor... non sei.
EGISTO
Dunque? /
POLIDORO
Noi sei...
EGISTO
Che più? Tal mi crede ella:Priva è del figlio: al suo dolor sollievoFia l’uccidermi; e venga...
Priva non è.
POLIDORO
Ah no!... Del figlio
EGISTO
Ma quel ch’io uccisi...—Io voglioA ogni costo vederla; udirla...
POLIDORO
Ah!... Fuggi...
EGISTO
Nè il vo’; nè il posso.
POLIDORO
0 almen...
EGISTO
Ma s’io non sono..
POLIDORO
Tu sei... quel figlio, ch’ella estinto piange.
EGISTO
Io? che mi narri? io son !... Non mi sei padre?Sangue son io d’Alcide ?
POLIDORO
Oh cieli... Deh, taci.
Benché non figlio, a me sei più che figlio.
Io di qui ti sottrassi; io ti cresceaSotto il nome d’Egisto ; io ti serbava,
Misero me I forse a peggior destino.
EGISTO
Oh a me finora impenetrabil sempreProfondo arcano! In me non so qual misto,Incognito, indistinto amor sentivaPer Merope, in vederla; e in un sentivaPer Polifonte assai più sdegno e orrore,
Che avessi mai per rio tiranno. Or veggo,
Or rammento, or comprendo. Il nome tuoNon è Cefiso.
POLIDORO
È Polidoro. Il nome,
E in un mio stalo a te celai: temettiLa giovenil franchezza tua: ma come,
Chi preveder potea?...Ma, oh cielo! intantoL’ora passa, e fra poco...Ah! s’io potessiDire a Merope in tempo...
EGISTO
Il ciel, che parvePresieder solo al viver mio finora;
Ei, che bambino dalla vigil rabbiaD’assetato tiranno mi sottrasse;
Ei, che a tua vecchia età di cor, d’ardire,
Di forza e lena giovenil soccorse ;
Fia ch’or per man della mia madre istessaPerir mi lasci? —Ed io, prole d’Alcide,
Io, se v’ha chi la man d’un brando m’armi,Forse atterrir mi lascerò da un vileTiranno?...
POLIDORO
Ah giovinetto ! altro non vediChe il tuo valor; ma il tuo periglio, io il veggo.Per lusingar più Merope, e scemarsiL’odio di tutti, or Polifonte astutoPietade finge del figliuol, che uccisoLe avria, potendo. Ma , se il crudo in vitaTornato il vede, in sua feral naturaDi sangue ei torna; e tu sei morto. Ah! lascia;Ad incontrar Merope volo : io forseAncor potrò... Deh! s’io giungessi!...
EGISTO
Venir vèr noi soldati-
io veggio
POLIDORO
Oimè! che miro?Merope vien con Polifonie... Ahi lasso!...
EGISTO
E a lor vien dopo un numeroso stuolo...