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MEROPE
EGISTO
Oh rabbia!
Del genilor, che trucidalo m’hai,
Contaminar tu il talamo? Su fammiTosto svenar; minor fia ’l danno...
MEROPE
Ah! figlio,
Non l’irritare ornai. Chi sa, qual volgeCrudo pensier?... Deh! Polifonie...
POLIFONIE
Adrasto,
Co’ più de’ tuoi quest’ atrio sgombra; e sole
Restin le usate guardie. Il popol anco
Per or dia loco ;... ei tornerà... — Mi udisti... —
SCESA IV.
POLIFONIE, MEROPE, POLIDORO,EGISTO, Guardie
MEROPE
Che mai gli disse?.. Io tremo... Oh cielo!..
POLIFONIE
Donna,
Costui salvar nuli’altro puote al mondo,
Che tu, col farti mia. S’anco in MesseneSuddito alcuno a me rubello io conto,
Son nella reggia appien signore io solo.
Del tuo fìgliuol la favola si avveri ;
Spento eh’ io l’abbia, ogni mio danno poscia
Rivivere noi fa. Brev’ ora io lascio
A’ tuoi pensieri. — Anzi che il sol tramonti,
O qui, fra i Lari miei, dato hai di sposaA me la mano; o qui, su gli occhi tuoi,
Ucciso io stesso avrò costui.
MEROPE
Deh 1... m’ odi...
POLIFONIE
Scegli. — Ti lascio. A posta vostra orditeVane menzogne; in mio poter vi ho tutti. -~Guardie, qual di costoro uscir tentasseOr della reggia, trucidato ei cada.
SCEMA E.
MEROPE, POLIDORO, EGISTO,Guardie nel fondo della scena.
MEROPE
Oh figlio amatoT... unico figlio!... AppenaCredere il posso... E uccider io ti volli?lo?... Ma nel cor ben mi sentia possenteUn ritegno inspiegabile... Ma qualiDuri patti a me il rendono!... Che dico?Dolce ogni patto, che il fìgliuol mi rende.
EGISTO
Misero me ! Deh, quanto meglio egli eraCh’io perissi bambino! 0 madre, or dove,Dove ti traggo!
POLIDORO
Odi, o regina; il vuoleNecessità fatale. Il fero colpoSospeso è solo or dalla speme iniqua,
Che nel tiranno entrò d’acquistar tempo,
E non si accrescer l’odio. Ove ottenertiSposa ei pur possa, i suoi feroci pattiEi ti atterrà per ora; ove tu nieghi,
Come a più corto mezzo, al sangue ei torna.
Or si t’ è d’uopo, or, se il fu mai, mostrarliMadre, e non altro. Di te stessa orrendoSacrificio tu fai; ma il fai pel figlio...
MEROPE
Che non farei per lui? Qual dubbio?...
EGISTO
Ah madre!...
POLIDORO
Ma, compiuto eh’ei sia, risorgon molteSperanze allor. Finga il tiranno; io speroChe il preverremo. I nostri amici antichiVivo appena sapran del lor CresfonteL’ultimo figlio, che sottrarlo tostoS’ingegneran dal perfido tiranno.
E se il vedran, che fia? Nulla lor manca,
Che un capo...
EGISTO
Ed io ’l sarò.
POLIDORO
Si figlio... ArdiscoNomarti ancora dell’ usato nome...
Tu capo a lor sarai : felice io sentoPresagio al core ; poiché il ciel sottrartiDel tiranno al feroce impeto primoDianzi volea. Ma intanto, egli è per oraForza il finger; tu, madre, al patto infameParer venirne di buon grado; il dei:
Tu, prode, umili modi assumer, taliDa trargli, o almen nell’empio re far scema,La diffidenza alquanto; onde con l’armiSue sen trionfi: il dei, se i duri lacciDalla misera madre per te presiRomper ti cale.
EGISTO
Ah!... d’obbedirti io giuro;
Ma, fin che inerme sto. Guai, se al mio sdeg n °Occorre un ferro. Altro più allor non odo,
Che il padre estinto, e il valor mio.
POLIDORO
Deh ! taci-
Donna, concedi, che in tuo nome io tostoVada al tiranno; arte è mestier con essoNon poca, e indugio niuno. Io finger megli 0Saprò di te. Ch’ io la tua man promettaDeh ! mel concedi : in me ti affida ; un qua cTempo otterrò, se il posso: ove ei persista,
In voler oggi l’empie nozze, io spero