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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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AITO

liran Cose in breve dai Messenj. InlantoTu il valor troppo, e tu il grave odio ascondi.Tutto pér le l’amor di madre io sento;

Ma inoltre n’ho di padre il senno, e lungaEsperienza: in me si creda.

EGISTO

Oh padre!...

MEROPE

Va dunque tosto, o mio ledei : disponiDi me: col figlio io rilrarrommi un poco.

QUARTO

SCENA TI.

MEROPE, EGISTO

MEROPE

Eh’ io d’abbracciarti almeno, e di baciarliMi sazii !..

EGISTO

O madre , a orribil costo il fai.

ilio $tINTO

SCENA li

POLIFONTE, Soldati.

Cede Merope al fine. — Adrasto, vanne;Sappia ognun le mie nozze ; e or or , per quantoDi questo regio limitar J* ampiezzaIl soffre, ingresso libero ai miglioriDe’Messenj concedi. Avviso a un tempoFa che si rechi a Merope, ch’io, prestoAd eseguir il suo voler, 1’ attendo,

SCENA Ili

POLIFONTE

fortuna a me destra finor, cominciaA mostrarmisi or dunque in torvo aspetto ?

E fia ver? quel Cresfonte, a mie sagaciLunghe ricerche ognor sfuggito, or, quandoIo men mi avviso, innanzi a me si para?

E quando a morte giustamente io ’l traggo,

Un nodo inestricabile di casi,

Pietà mia stessa e malaccorta, e finta,

A un tempo il danna, il manifesta, e il salva?—Ma, se con arte io Cominciai, con arteProseguirò; fin che di forza il tempoTorni. Messene mormora: mostrarmiTanto più a lei franco e seCuro io deggio,Merope viene alle abbórtile nozzeSol perch’ è madre; e quindi aspetta forseLa mia rovina poi... Ma, preverrolla.

Sgradite a me son quanto a lei tai nozze:

Ma più vantaggio, e pria di lei, trarronne.

Era securtà di nuziali letti,

Dì comun mensa, e di ospitale albergo,

Si appres'tan mezzi, ad ogni istante mille.

Di compier ciò, eh’ or (rar non posso a fine,Nè lasciar poi, senza periglio; a mezzo. —

SCENA III»

iVIEROPÉ, EGISTO, POLIDORO, POLIFONTÈ,Soldati, Pòpolo, Sacerdoti, Vittima

POLIFONTE

— Vieni, o regina; che il tuo prisco nomeTi renda io"primo. Al fin tu cedi: ohi lietoSia il giorno ; a noi ! Da me festosa pompa ,

Per quanto il soffre brevità di tempo.Apprestata al solenne atto rimiri.

E grandi, e plebe, e sacerdoti, e Numi,Testimonj vogl’io, ch’ ogni rancoreSpento è tra noi; restituito a ognunoSuo prisco stato; e che sublime ammenda

10 fo in tal guisa d’ ogni antico oltraggio.

MEROPE

— Ma, quei che stanno a noi dintorno, uditoForse han da te, che sono io madre ancora?

E a qual prezzo la vita del mio figlioMi vendi?...

POLIFONIE

Or dianzi, in nome Ilio, costuiAltro parlommi. E che? già ti cangiasti? —

Ma, se pur vuoi de’ tuoi pensieri a parteQuesto augusto consesso, io ’l vo’ de’ miei.Ragion di me render non temo. Or m’odaMessene dunque. — Io vincilor qui venni:

Io, col mio brando, a questo trono, ov’ancoGli avi miei m’appellavano, mi seppiLa via sgombrare. Al vincilor soggiacque

11 vostro re sconfitto. Io, troppo forse