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AITO
liran Cose in breve dai Messenj. InlantoTu il valor troppo, e tu il grave odio ascondi.Tutto pér le l’amor di madre io sento;
Ma inoltre n’ho di padre il senno, e lungaEsperienza: in me si creda.
EGISTO
Oh padre!...
MEROPE
Va dunque tosto, o mio ledei : disponiDi me: col figlio io rilrarrommi un poco.
QUARTO
SCENA TI.
MEROPE, EGISTO
MEROPE
Eh’ io d’abbracciarti almeno, e di baciarliMi sazii !..
EGISTO
O madre , a orribil costo il fai.
ilio $tINTO
SCENA li
POLIFONTE, Soldati.
Cede Merope al fine. — Adrasto, vanne;Sappia ognun le mie nozze ; e or or , per quantoDi questo regio limitar J* ampiezzaIl soffre, ingresso libero ai miglioriDe’Messenj concedi. Avviso a un tempoFa che si rechi a Merope, ch’io, prestoAd eseguir il suo voler, 1’ attendo,
SCENA Ili
POLIFONTE
fortuna a me destra finor, cominciaA mostrarmisi or dunque in torvo aspetto ?
E fia ver? quel Cresfonte, a mie sagaciLunghe ricerche ognor sfuggito, or, quandoIo men mi avviso, innanzi a me si para?
E quando a morte giustamente io ’l traggo,
Un nodo inestricabile di casi,
Pietà mia stessa e malaccorta, e finta,
A un tempo il danna, il manifesta, e il salva?—Ma, se con arte io Cominciai, con arteProseguirò; fin che di forza il tempoTorni. Messene mormora: mostrarmiTanto più a lei franco e seCuro io deggio,Merope viene alle abbórtile nozzeSol perch’ è madre; e quindi aspetta forseLa mia rovina poi... Ma, preverrolla.
Sgradite a me son quanto a lei tai nozze:
Ma più vantaggio, e pria di lei, trarronne.
Era securtà di nuziali letti,
Dì comun mensa, e di ospitale albergo,
Si appres'tan mezzi, ad ogni istante mille.
Di compier ciò, eh’ or (rar non posso a fine,Nè lasciar poi, senza periglio; a mezzo. —
SCENA III»
iVIEROPÉ, EGISTO, POLIDORO, POLIFONTÈ,Soldati, Pòpolo, Sacerdoti, Vittima
POLIFONTE
— Vieni, o regina; che il tuo prisco nomeTi renda io"primo. Al fin tu cedi: ohi lietoSia il giorno ; a noi ! Da me festosa pompa ,
Per quanto il soffre brevità di tempo.Apprestata al solenne atto rimiri.
E grandi, e plebe, e sacerdoti, e Numi,Testimonj vogl’io, ch’ ogni rancoreSpento è tra noi; restituito a ognunoSuo prisco stato; e che sublime ammenda
10 fo in tal guisa d’ ogni antico oltraggio.
MEROPE
— Ma, quei che stanno a noi dintorno, uditoForse han da te, che sono io madre ancora?
E a qual prezzo la vita del mio figlioMi vendi?...
POLIFONIE
Or dianzi, in nome Ilio, costuiAltro parlommi. E che? già ti cangiasti? —
Ma, se pur vuoi de’ tuoi pensieri a parteQuesto augusto consesso, io ’l vo’ de’ miei.Ragion di me render non temo. Or m’odaMessene dunque. — Io vincilor qui venni:
Io, col mio brando, a questo trono, ov’ancoGli avi miei m’appellavano, mi seppiLa via sgombrare. Al vincilor soggiacque
11 vostro re sconfitto. Io, troppo forse