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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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MEROPE

Fero in quel punto, la innocente vitaTor lasciava a’ suoi figli : atroce fruito,

Ma di vittoria usalo frutto. Il regnoPresi, ed il tengo: tua, quial fòssi io posciaDuce, giudice, re, padre a voi tutti,

Voi tutti il dite. Entro mia reggia appienoStette Merope stessa indi secura;

E ( libertà sen tragga ) anco vi stetteSempre onorala, qual di re consorte.

Eppur, ben io sapea, ch’ella un figliuoloIn mio danno a vendetta empia serbava.

Ecco or colui, eh’ ella suo figlio noma ;

Eccolo: udite in quale aspetto ei viene.

MEROPE

Eccolo, si: questi è d’Alcide il sangue,

A tal ridotto... Ahi traditori chi ’l trasseA cosi infame stato?

POLIDORO

0 figlio, affrenà

Il tuo furor...

POLIFONTE

Certo, son io che il traggoQui in sembianza di perfido assassino;

Io d’innocente sangue 1’ empia destraLordar gli fea. Mirate alto campione*

Eroe novello ! Egli è d’ Alcide, al certo-,

Degno germe costui, ch’or me veniaA trucidar di furto: e dotta intantoFea nel ferir la mal sua esperta mano,

Con altra infame uccisione: e stavaTravestito, in aguato generoso,

L’ ora aspettando ove al mio petto stradaFar si potesse. Ecco qual venne; e taleLo scopre a voi menzogna, od arte, o caso.Dovuta pena io dar poteagli; e il posso:

Ma brama troppa è in me di pace: ha chiestoMerope a me la vita sua; gliel dono;

Sol eh’ ella ornai la destra a me non nieghì,

E al fin taccian fra noi così gli sdegni.

Nè basta ciò: s’ egli è sua prole, io ’l voglioFar del mio regno erede, poiché figliAltri non ho. — Che far più deggio? —E tantoDegg’io pur fare? — E voi, Messenj, or dianziUsi all’impero di guerrier canuto,

Signor vorreste un giovinetto imberbe,Cresciuto oscuro, a sè medesmo ignoto;

Che nullo, o tristo saggio ha di sè dato;

Che ignaro appieno d’ogni pubblio’arie?...EGISTO

Ignaro? io ’l son dell’arti tue; noi sono,

No, dell’arti d’Alcide: e prova farneSaprei...

POLIDORO

Deh! taci: a che inasprirlo? Il vedi;

I satelliti suoi son troppi: ogni uomo,

Vedi, qui muto è dal terrore.

POLIFONTE

— Il vostro

Tacer, Messenj, alto stupore acchiudeDi mia troppa dolcezza. Appien convinti

Ilavvi il mio dir, ben veggo: anzi, non saggioParvi il mio oprare, or che a costoro affidoMe stesso tutto; e di costoro il coreNoto esser demmi. È ver; ma, ad ogni costoAlta far voglio e memoranda ammendaDella vittoria mia. — Merope, ornaiDa te soltanto io pendo: ebbi il tuo assensoPur dianzi già; ritormel forse or vuoi?

MEROPE

— L’ uniyersal silenzio orrèndo annunziaChiaro pur troppo il mio destino. —11 figlio,Col mio morir, dunque or si salvi: io ’l debbo.—O di Cresfonte inulta ombra dolente,

Perdona, deh! l’involontario oltraggio:

Per te fui madre: e pel tuo figlio io vengoAlle nozze di morte. A fero passoMi traggi, o figlio... Ma, se in vita resti,

Assai son paga... E fia pur ver, che a forza?—

0 voi, già un di, sudditi fidi al padre,

A tal ridotti or ci vedreste ?...

POLIFONTE

Or via...

MEROPE

DehI non sdegnarti: al mio parlar do fineIn brevi detti. — Odi tu dunque, o figlio,

Gli ultimi miei consigli. Al vincitorePiega tu ornai la iuvan superba fronte:

Fuor che a servir, nulla insegnarti io posso.Soltanto ornai, col prevenir sue voglie.

Coll’eseguirle tacito, col fartiUmil quanto più puoi, nè mai del padrePur rammentando il nome ; con quest’ artiForse il suo cor tu svolgerai dal sangue.

Chiusa per sempre la tua madre in tombaVedrai tra breve: in mente accogli intanto,Duri a serbar, questi suoi detti estremi-

EGISTO

Misera madre!... Oh rio dolor!... Ma, trarreVogl’io tal vita, a sì gran costo? Ah! vitaNon m’è il servir. Tu vivi, o madre; e lasciaChe degno almen dell’ alto padre io pera.

POLIFONIE

Merope, ornai questo indugiar soverchioM’irrita. Il regno, e intera pace, e il figlioTi rendo a un tempo. A che quel pianto? Or, spe*' 1Forse i miei ribellarmi? Appieno in loroSecuro io vivo: e ognun di lor ben vede,

Ch’ io far per te, s’ anco il volessi, or nullaDi piu potrei. — Su dunque; in alto pendaSul collo al tauro la bipenne sacra.

Ecco la destra mia; Merope, aspettoLa tua, per cenno d’immolare ai numiLa vittima.

MEROPE

...Che fo?... Misera!... Oh giorno!—

Oh terribil momento!... La mia destraDunque... Ma, oh vista! insanguinato, fero,Minaccioso Cresfonte ecco interporsi!—

Ahi!.,, dove fuggo?... Ove son io?... Pielade,Messenj!...