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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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MARIA STUARDA

MARIA

Io già bagnar li vidi

La guancia, è ver, di lagrime di sdegno,

Ma d’amor no.

ARRIGO

Sia che si voglia, io piansi;

E (ullor piango.

MARIA

E chi cessar può il duolo,

Chi rasciugar può il ciglio mio, chi all’ almaRender mi può pura e verace gioia,

Chi, se non tu?

ARRIGO

Di noi chi ’l voglia, e il possa,Chiaro or tosto sarà. Ti dico intanto,

Ch’ oggi io non vengo a nuovi oltraggi...

MARIA

Oh cielo!

Perchè aspreggiarmi anzi che udirmi vuoi?

Se oltraggio chiami il non veder piegarsiAd ogni tuo pensier l’altrui pensiero,

Certo, qui spesso, e mal mio grado sempre,Oltraggialo tu fosti. Hanno, tu il sai,

I re lor modi, e le lor leggi i regni,

Cui nuoce a tutti oltrepassar: nè ardivaIo vietarti il varcarle in altra guisa,

Che come a me tolto Io avrei, se a possaIllimitata un mio voler non saggioSpinta mi avesse. Ma, consorte amato,

Se pur di me, se del mio cor tu parli,

E del mio amore, e dei privati affetti,

Di me qual parte non ti diedi io tutta?

Tu mio signor, tu mio sostegno, e prima,

E sola cura mia, dimmi, noi fosti ? -—

E il sei tuttor, sol che deposlo il truceSdegno non giusto, esser pur anco or vogliDel regno, in quanto uso di legge il soffre,

Di me, senza alcun limile, signore.

ARRIGO

Oltraggio chiamo io l’alterigia, i modiSuperbi, usati a me dagl’insolentiMinistri, o amici, o consiglieri, o schiavi;Ch’io ben non so come a nomar me gli abbia,Quei, che intorno ti stanno. E oltraggi chiamoQuanti ogni giorno a me si fan; del nomeAppellarmi di re, mentre mi è tolto,

Non che il poter, perfin la inutil pompaApparente di re; vedermi semprePiù a servitù che a libertà vicino ;

E i miei passi, e i miei delti, opre e pensieri,Tutto esplorarsi, e riferirsi tutto;

E ogni dolcezza togliermi di padre;

E il mio tìgliuol, non che a mio senno io ’l possaEducar, nè il vederlo essermi dato;

E a me solo vietarsi. — Or, che più dico? —Ad uno ad uno annoverar gli oltraggiChe vale? Il sai, quanto infelice, e oppresso,Ed avvilito, e abbandonato, e forseTradito è quei, che mal tu scelto hai sposo;

Ma che, pur scelto, aver noi puoi tu a vile.

MARIA

Io replicarti forse anco potrei,

Che 1’ opre tue non caute a tal ridottoT’han sole; e dirti io pur potrei, quant’ eraMal guiderdon, quel che al mio amor da primaRendevi tu; che a soggiogar più intento,

Che a guadagnarli con benigni modiGli animi altrui di freno impazienti,

Tu li perdevi affatto; e nei mentitiAmici tuoi troppo affidando, in priaConsigli rei, poi tradimenti e danniDa lor traevi. Anco direi... Ma possoIo proseguire?... ah! no... Fia lieve amoreQuel che d’amato oggetto osserva, o biasma,

O giudica gli errori. Or lutto vadaIn oblio sempiterno. Se a te piaceCh’io m’abbia il torlo, avrommelo: deh, soloChe a niun di noi ne tocchi il danno ! In calmaTe stesso torna, e gli altri lutti a un tempo:Riapri il petto alla fidanza ; e ornaiDi novità desio non ti lusinghi.

Di regnar l’arte entro tua reggia apprendi,Regnando. Io di lant’arte a le per normaMe non addilo; chè più volte anch’ioErrai, non molto esperta: il giovenileMio senno, il debil sesso, anco la pocaCapacità natia, mi han tratta forseIn molti errori. Altro non so, che scerre,

Per quanto è in me, destro consiglio e fido;Quindi tentar con piè timido il vastoRegale arringo. Ah ! così pure io fossi,

Come in amarti il sono, in regnar dotta!

ARRIGO

Ma in corte ogni uom destro consiglio e fidoAppare a te, tranne il tuo sposo: ed egliÈ pure il solo, in cui privale mireNon si ponno albergare....

MARIA

0 almen, noi denno.—Ma, cessa ornai: tu nel mio cor la piagaDel diffidare apristi; e tu la sana.

Non che il rancor, nè la memoria pure

10 ne serbo, tei giuro: or, deh! mel credi.

Ma Io star lungi non accresce affetto,

Nè il sospettar minora. Al fianco stanimi;Ognor beato io stimerò quel giorno,

Ov’io prove d’amor, per una, milleContraccambiare a te potrò. MalignaGente non manca, il so, cui fra noi giova

11 mantener la ria discordia; e forseFomentarla si attenta. Ma, se appressoMi stai tu sempre, in chi altri mai poss’ioPiù affidarmi, che in le?

ARRIGO

Dolci parole

Odo , ma fatti ognor più duri io provo.

MARIA

Ma, che vuoi? parla: io farò tutto...

ARRIGO

lo vogho