ATTO SECONDO
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Re, padre, sposo, essere in falli; o i nomiSpogliarmen vo’...
MARIA
Meno il mio cor, vuoi (ulto.Più che la chiesta tua , duro è il rifiuto;
Pur voglia il ciel, che almen di ciò ti appaghi!Si, tutto avrai, quanto in me sta; sol chieggoDa te, che alcun contegno, al mondo in faccia,Meco almen serbi; e che all’antica mostraDi spregiarmi non torni. Altrui, deh ! lasciaCreder, che almen mi estimi, se non m’ami.Tel chieggo a nome del comune pegno,
Non del tuo amor, del mio. L’amato nostroUnico figlio, il rivedrai; fia resoAgli amplessi paterni: éi ti rammentiChe re, consorte, e genilor tu sei.
ARRIGO
So quale incarco è il mio : se me da tantoIo Gnor non mostrai, ne sia la colpaDì chi mel tolse. Io voglio oggi, più eh’ altri,Contraccambiare con l’amor l’amore,
Ma, col disprezzo l’arte. — A chiarir tutto,Bastante è il di. Vedrò de’tuoi nel volto,
Alta norma di corte, il pensar tuo.
SOIVA IV.
MARIA, BOTUELLO
BOTUELLO
Poss’io venir della tua nuova gioiaTestimon lieto? Il ricovrato sposo,
Di, qual ti par? migliore assai.,.
MARIA
Lo stesso.
Che dico? ei mesce ora allo sdegno anticoUn derisor sorriso: a scherno or prendeI detti miei. Misera mel Qual mezzoPiù ornai mi resta a raddolcirlo? Io parloD’amore; ei parla di possanza: io sonoL’oltraggiata, ei si duole. Invaso e guastoD’ambizion, ma non sublime, ha il core.
BOTUELLO
Ma pur, che chiede?
MARIA
Illimitata possa.
BOTUELLO
L’hai tu, per darla?
MARIA
Ei chiamerebbe or pocaQuanta glien diedi pria ch’ei mi astringesseA ripigliarla. Appien dato all’oblioHa i perigli, ond’io’l trassi.
BOTUELLO
Eppur non puoi,
Senza tuo biasmo , al tuo consorte or nullaNegar di quanto è in te. Ciò eh’ ebbe dianzi,Ciò che a lui dan le leggi, anco a tuo costo,
Tutto render gli dei.
maria
S’io men lo amassi,
Più d’un consiglio avria; da sè lasciarloPrecipitarsi a forza in mille e millePalesi danni: che a buon fin (pur troppo!)Uscir non ponno i mal tessuti suoiDisegni ornai. Ma, combattuta io vivoIn feroce tempesta. Ogni suo danno,
Per una parte, più che a lui, mi duole;.,.
Ma s’egli, ei sol, vuole il suo peggio... EppureColpa mia grave ogni suo danno or fora.
E il figlio... Oh ciel ! se il figlio in mente io volgo,In cui forse gli error potrian del padreCadere un dìi...più allor non so...
BOTUELLO
Regina,
Tu non m’imponi d’adularti: ed ioDi servirti m’impongo. In te sol pugniL’amor di madre coll’amor di sposa.
Tranne il figlio, dar tutto a Arrigo dei.
MARIA
E il figlio appunto,.oltre ogni cosa, ei chiede.
BOTUELLO
Ma ne sei donna tu? Pubblico nostroPegno ei forse non è? Qual maraviglia,
Se reo marito, peggior padre or fosse?
MARIA
Pure a placar la sempre torbid’alma,
Io gli promisi...
BOTUELLO
Il figlio ? Egli disporne?
Bada.
MARIA
Ei disporne ? non l'ardisco io stessa :Pensa, se il lascio altrui.
BOTUELLO
Dunque antivedi,
Ch’ altri noi tolga a te.
MARIA
—Ma, dove or vannoI tuoi delti a ferir? sai forse?...
BOTUELLO
Io?... Nulla...
Ma penso pur, ch’oggi qui forse a casoNon torna irrigo. Ai delator, che moltiSariano in Srte, io primo tutte ho troncheLe vie finora, onde ( o supposte, o vere )
Mai non giungesser le minacce vaneDi Arrigo a le. Ma, se a più rei disegniEi mai volgesse il suo pensier, mio incarcoAd ogni rischio allor fia di svelarti,
Non ciò ch’ei dice, ciò che oprar si attenta.
MARIA
Certo, ei finora i replicati invitiMiei non curò... Chi può saper?... Ma , dimmi;Qualche doppia sua mira oggi il potrebbeRitrarre in corte?
BOTUELLO
Noi cred’io; ma stolto