MARIA STUARDA
Consiglierò sarei, se a te non fessiAntiveder quanto or possibil fora.
Soverchio amor mai noi pungea del figlio :
Or, perchè il chiede? Ormondo, anch’ei bramoso,Veder pretende il regai germe; ei recaL’arti con sè della britanna douna:
Tutto esser può: nulla sarà; ma in tronoCieca fidanza, è inescusabil fallo.
MARIA
Precipitar d’una in un’ altra angosciaOgnor dovrò? Fatai destinol... Eppure,
Che far poss’io?
BOTUELLO
Vegliar, menlr’io pur veglio;Altro non dei. Sia falso il temer mio;
Purché dannoso altrui non sia, non nuoce.
Sotto qual vuoi più verisimil velo,
Fa soltanto che Arrigo abbia or diversaStanza da questa, ove il regai tuo pegnoSi alberga; e qui de’ tuoi più fidi il lasciaA guardia sempre. Ad abitar tu quindi,
Quasi a più lieto o più salubre ostello,
Con Arrigo ne andrai la rocca anticaChe la città torreggia; ivi ben tostoVedrai qual possa abbia il tuo ainor sovr’ esso.Così al ben far gli apri ogni strada; e togliSol ch’ei non possa, nè a se pur, far danno.MARIA
Saggio consiglio; io mi v’attengo. IntantoTu, per mia gloria, sicurezza e pace,
Trova efficaci e dolci mezzi, ond’ioPrevenga il mal, che irrimediabil fora.
ATTO TERZO
SCENA I.
ARRIGO
No, l’indugiar non vale; e ornai non deggioPiù rispetti adoprare. Onor fallaceMi si fa, mal mio grado: a che assegnarmiQuella insolita stanza?... È ver, che un tettoMal coll’ inganno l’innocenza alberga;
E me non cape scellerata reggia:
Ma soverchio è 1’ oltraggio; aperto è troppo11 diffidare. Al fin si scelga, al fine,
Un partito qualunque. — Ormondo chiedeDi favellarmi; ei s’oda. Or forse scampo(Chi sa?) mi s’apre, donde io men lo attendo.
SCENA II»
ARRIGO, ORMONDO
ARRIGO
Ben venga Ormondo alla novella corte,
Cui niuna havvi simile.
ORMONDO
A noi son note
Tue vicende, pur troppo; e me non mandaQui Elisabetta spettator soltanto:
Ma, piena il cor per te di doglia, vuoimiFra voi stromenlo d’una intera pace.
ARRIGO
Pace? ove appien non è eguaglianza, pace?
Men lusingai più volte anch’io, ma sempreDeluso fui.
ORMONDO
Pur, questo giorno a paceSacro parai...
ARRIGO
T’inganni. È questo il giornoScelto a varcar meco ogni meta: e questoA un tempo è il di, eh’Oltre soffrir più niego.ORMONDO
Ma che? non credi che sincera ih coreSia vèr te la regina?
ARRIGO
Il cor? chi ’l vede?
Ma, nè pur dettii, onde affidar mi deggia,
Odo da lei.
ORMONDO
S'ella t’inganna, è giustoLo sdegno in te. Benché di pace io vengaMediator, pur oso (é a me l’imponeElisabetta, ove fia d’uopo) offrirtiQual più brami, o consiglio, o aiuto, o scorieARRIGO
Ben io, per me, strada a vendetta aprirmiPotrei, se in cor basso desio chiudessi:
Ma, pur troppo, nè scorta havvi, nè aiuto,Che a disserrarmi ornai le vie bastasseDella pace, ch’io bramo. Oh duro stato,Quello, in cui vivo ! se alla forza io volgoIl mio pensier, tosto, se pur non reo,Rassembro ingrato almeno: éppur, se dolceMi mostro alquanto, oltre ogni modo accrescoBaldanza e ardir di questi schiavi in core,