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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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ATTO QUARTO

MARIA

Opra a tuo senno ornai: sol io ti priego,

Che non s’intessa il tuo parlar di mottiPer me oltraggiosi, indi egualmente indegniDi chi gli ascolta, e di chi gli usa.

ARRIGO

In detti,

T’offendo io sempre ; e me tu in fatti offendi.Fuor di memoria già?...

MARIA

Profondamente

Memoria in cor dei tanti avvisi io serbo,

Ch’io non curai; saggi, veraci avvisi,

Che i tuoi modi, il tuo cor, te, qual ti sei,Pingeanmi appien, pria che la man ti dessi.Creder non volli, e non veder, pur troppoCieca d’amor... Chi s’infingeva allora?...Rispondi, ingrato... Ahi lassa me I —Ma tardoÈ il pentirmene, e vano.... Oh cieloI...E fia,

Fia dunque ver, che ad ogni costo or vogliNemica avermi?... Ah! noi potrai. Ben vedi;

Di sdegno appena passeggera fiammaTu accendi in me: solo un tuo detto bastaA cancellare ogni passala offesa:

Pur che tu l’oda, è l’amor mio già prestoA riparlarmi. Or, deh! perchè non vuoi,

Qual ch’ella sia, narrarmi or la cagioneDel novello tuo sdegno? Io tosto...

ARRIGO

Udirla

Vuoi dal mio labbro dunque ; ancor che nota ,Non men che a me, ti sia? ten farò paga.

Non del finto amor tuo , non delle finteTue parolette; e non dell’assegnataDiversa stanza; e non del tolto figlio;

E non di regia autorità promessa,

Già ornai tornala in più insolenti oltraggi ;

Di tanto io no, non mi querelo: i-modiUsati tuoi, son questi; è mia la colpa,

S’io a (e credea. Ma il sol, eh’io non comporto,È V oltraggio che a me novello or fai.

E che? di tante tue stolte vendette,

Che ordisci ognora a danno mio, tu chiamiAnco la iniqua Elisabetta a parte?

MARTA

Che mai mi apponi? Oh cieli qual prova?...

ARRIGO

Ormondo

Perfido è, si, ma non quant’altri; invanoA tentare, a promettere, a sedurre,

E a lusingar, me l’inviasti. UdissiTrama simil giammai? Volermi a forzaFar traditore? onde ritrar pretestiPoi di velata iniquità...

MARIA

Che ascolto?

M’incenerisca il ciel, s’io mai...

ARRIGO

Non vale,

No, spergiurare. Intera io ben conobbi

La fraude tosto, e acconsentirvi io finsi,

Per ingannar l’ingannatori ma stancoGià son d’arte si vile: ebbe già pienaDa me risposta Ormondo. Or sprezzeraltiElisabetta, che ti odiava pria;

Ella a biasmarti, ella a gridar fia primaQue’luoi stessi delitti, a cui t’ ha spinto.

MARIA

Vile impostura eli’è. Chi spender osaCosi il mio nome?...

ARRIGO

Atroce appieno han l’almaI tuoi; non ten doler: solo, in dar tempoAi loro inganni, ancor non son ben dotti.Botuello e Ormondo in nobile vicendaSpiar volendo nel mio cor tropp’ entro,

Troppo hanno il loro, e troppo aperto il tuo.

MARIA

— Se in te ragion nulla potesse, o almenoSe tal tu fossi da ascoltarla, è lieveChiarir qui tosto il tutto : entrambi insiemeChiamarli; udire...

ARRIGO

A paragon venirne

Io di costoro?...

MARIA

E come in altra guisaPoss’io del ver convincerti? la bendaCome dagli occhi Irarti ?

ARRIGO

fi tolta ornai:

Troppo veggo... — Ma pur , convinto e pagoVuoi farmi a un tempo tu? sol ten rimaneNon dubbio un mezzo. Io di Botuello chieggoA te l’altera ed esecrabil testa;

D’Ormondo il bando immantinente. — A tanto,Di, sei tu presta?

MARIA

Io veggo al fin ( pur troppo ! )Veggo ove tendi. Ogni uom, che il vero dirmiPossa, a le spiace : ogni uomo in cui mi affidiNemico l’è. Su via, dunque la strageOr di Bizio rinnova: uso tu seiA far le ingiuste tue vili vendetteDi propria mano tua. Botuello puoiNel modo stesso generosamenteTrucidar tu, da forte; a te non possoVietar delitti : a me ragion ben vietaLe ingiustizie di sangue. Ov’ei sia reo,

Boluel si danni; ma si ascolti pria.

Or, menlr’io sottopor me stessa a schiettoE solenne giudizio non disdegno,

A dispotica voglia anco il più vileSottoporre ardirò del popol mio?

ARRIGO

Giustizia a’ rei mai non si vieta, e mutaPe’buoni stassi: ecco il regnar, che giova. —

Ti lascio; addio.

MARIA

Deh ! m’odi...