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ATTO QUARTO
MARIA
Opra a tuo senno ornai: sol io ti priego,
Che non s’intessa il tuo parlar di mottiPer me oltraggiosi, indi egualmente indegniDi chi gli ascolta, e di chi gli usa.
ARRIGO
In detti,
T’offendo io sempre ; e me tu in fatti offendi.Fuor di memoria già?...
MARIA
Profondamente
Memoria in cor dei tanti avvisi io serbo,
Ch’io non curai; saggi, veraci avvisi,
Che i tuoi modi, il tuo cor, te, qual ti sei,Pingeanmi appien, pria che la man ti dessi.Creder non volli, e non veder, pur troppoCieca d’amor... Chi s’infingeva allora?...Rispondi, ingrato... Ahi lassa me I —Ma tardoÈ il pentirmene, e vano.... Oh cieloI...E fia,
Fia dunque ver, che ad ogni costo or vogliNemica avermi?... Ah! noi potrai. Ben vedi;
Di sdegno appena passeggera fiammaTu accendi in me: solo un tuo detto bastaA cancellare ogni passala offesa:
Pur che tu l’oda, è l’amor mio già prestoA riparlarmi. Or, deh! perchè non vuoi,
Qual ch’ella sia, narrarmi or la cagioneDel novello tuo sdegno? Io tosto...
ARRIGO
Udirla
Vuoi dal mio labbro dunque ; ancor che nota ,Non men che a me, ti sia? ten farò paga.
Non del finto amor tuo , non delle finteTue parolette; e non dell’assegnataDiversa stanza; e non del tolto figlio;
E non di regia autorità promessa,
Già ornai tornala in più insolenti oltraggi ;
Di tanto io no, non mi querelo: i-modiUsati tuoi, son questi; è mia la colpa,
S’io a (e credea. Ma il sol, eh’io non comporto,È V oltraggio che a me novello or fai.
E che? di tante tue stolte vendette,
Che ordisci ognora a danno mio, tu chiamiAnco la iniqua Elisabetta a parte?
MARTA
Che mai mi apponi? Oh cieli qual prova?...
ARRIGO
Ormondo
Perfido è, si, ma non quant’altri; invanoA tentare, a promettere, a sedurre,
E a lusingar, me l’inviasti. UdissiTrama simil giammai? Volermi a forzaFar traditore? onde ritrar pretestiPoi di velata iniquità...
MARIA
Che ascolto?
M’incenerisca il ciel, s’io mai...
ARRIGO
Non vale,
No, spergiurare. Intera io ben conobbi
La fraude tosto, e acconsentirvi io finsi,
Per ingannar l’ingannatori ma stancoGià son d’arte si vile: ebbe già pienaDa me risposta Ormondo. Or sprezzeraltiElisabetta, che ti odiava pria;
Ella a biasmarti, ella a gridar fia primaQue’luoi stessi delitti, a cui t’ ha spinto.
MARIA
Vile impostura eli’è. Chi spender osaCosi il mio nome?...
ARRIGO
Atroce appieno han l’almaI tuoi; non ten doler: solo, in dar tempoAi loro inganni, ancor non son ben dotti.Botuello e Ormondo in nobile vicendaSpiar volendo nel mio cor tropp’ entro,
Troppo hanno il loro, e troppo aperto il tuo.
MARIA
— Se in te ragion nulla potesse, o almenoSe tal tu fossi da ascoltarla, è lieveChiarir qui tosto il tutto : entrambi insiemeChiamarli; udire...
ARRIGO
A paragon venirne
Io di costoro?...
MARIA
E come in altra guisaPoss’io del ver convincerti? la bendaCome dagli occhi Irarti ?
ARRIGO
fi tolta ornai:
Troppo veggo... — Ma pur , convinto e pagoVuoi farmi a un tempo tu? sol ten rimaneNon dubbio un mezzo. Io di Botuello chieggoA te l’altera ed esecrabil testa;
D’Ormondo il bando immantinente. — A tanto,Di, sei tu presta?
MARIA
Io veggo al fin ( pur troppo ! )Veggo ove tendi. Ogni uom, che il vero dirmiPossa, a le spiace : ogni uomo in cui mi affidiNemico l’è. Su via, dunque la strageOr di Bizio rinnova: uso tu seiA far le ingiuste tue vili vendetteDi propria mano tua. Botuello puoiNel modo stesso generosamenteTrucidar tu, da forte; a te non possoVietar delitti : a me ragion ben vietaLe ingiustizie di sangue. Ov’ei sia reo,
Boluel si danni; ma si ascolti pria.
Or, menlr’io sottopor me stessa a schiettoE solenne giudizio non disdegno,
A dispotica voglia anco il più vileSottoporre ardirò del popol mio?
ARRIGO
Giustizia a’ rei mai non si vieta, e mutaPe’buoni stassi: ecco il regnar, che giova. —
Ti lascio; addio.
MARIA
Deh ! m’odi...