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MARIA STUARDA
ARRIGO
Ultima notte,
Ch’io non al sonno, ma all’angosce dono,Passarla io vo’nell’ assegnala rocca.
L’invito accedo; e, infin che l’alba lungiDall’abborrila tua città mi scorga,
Stanza, ove teco io non mi stia, m’è grata.Confusion recarli, ancor che lieve,
Credea pur anco; ma il credea da stollo. —Securo il viso hai quanto doppio il core.
SCENA II.
MARIA
— Misera me!... Dove son io?.., Che debbo,
Che far poss’io?... Qual furia oggi l’inspira?...Onde i sospelti infami?... In che si affida?
Nel mio spregialo amor ?... Ma, s’egli imprende?..Ahi pur ch’ei resti... Ah I s’egli parte, in tuttiOdio di me, più che di sè pietade,
Ne andrà destando: e sallo il ciel s’io sonoD’altro rea, che d’averlo amato troppo,
E non ben conosciuto. Or, che dirannoGli empj seltarj, a calunniarmi avvezziDa si gran tempo già ? Possenti assaiFansi ogni di... Forse a coslor si appoggiaL’indegno Arrigo... Ah, d’ogni parte io scorgoTimore, e dubbj, e perigli, ed errori!
Mal fia il risolver; dubitar fia il peggio...
SCENA III.
MARIA, BOTUELLO.
MARIA
Botuel, deh! vieni: se al mio fero slatoTu di consiglio or non soccorri, io forseDi precipizio orribile sto all’ orlo.
BOTUELLO
Da gran tempo vi stai ; ma or più che pria..
MARIA
E che ? tu pur d’Arrigo i sensi?...
BOTUELLO
lo l’opre
Di Arrigo so. Mi udisti mai, regina,
Non che del tuo consorte, a te d’allr’uomoAccusatore io mai venirne? EppureNecessitade oggi a ciò far mi astringe.
MARIA
Dunque trama si ordisce?'...
BOTUELLO
Ordirsi? a fine
Tratta già fora , se Botuel non era.
Quanto importasse il vigilar noi sempreSovra Arrigo, e il saper del suo ritornoLa cagion vera, il sai, ch’io tei dicea;-Ma poco andò, eli’ io la scopriva appieno.Introdotto appo lui, lenloilo Ormondo;
Pria lusinghe gli diè, promesse poscia:Quindi attentossi ei di proporgli, e ottenne,Che a lui si desse il figliuol tuo...
MARIA
Che sento?
A Ormondo?
BOTUELLO
Sì, perchè il trafughi in corteD’ Elisabetta.
MARIA
Ahi traditori... Mio figlioTorini!... Ed in man darlo a colei?...
BOTUELLO
Mercede
Del tradimento pattuisce ArrigoCh’ ei reggerà qui solo. A te dar legge,
Di Roma il culto conculcar più sempre,
Il proprio figlio in perdizion mandarne,
( Vedi padre ! ) ei disegna...
MARIA
Oh ciel! Deh! taci.Inorridir mi sento... E avea poc’ anziEi tanto ardir, che a me imputava, ei stesso,Artificio si stolto? ei da me disse >
Indotto Ormondo a ordir la trama, e tesiDa me tai lacci: iniquo !...
BOTUELLO
Ei teco all’ arte
Or ricorrea, temendo a te palese
Già il tradimento. Io dianzi, in nome tuo,
Di sconsigliarlo io m’attentava: ei scusaCerea, e non trova, a tanto error; nè il puote,Nè il sa negare: in gravi accenti d’iraQuindi ei prorompe si, che in me divieneCertezza ornai ciò eh’ era pria sospetto.
Corro ad Ormondo; e il debil cor d’Arrigo,
La dubbia fe’, la poca sua fermezzaGli espongo, e fingo che la trama, incauto,Scoperta in parte hammi lo stesso Arrigo.Scaltro nell’arti delle corti Ormondo,
Pur tradito si crede; e altrove tostoVolte sue mire, ei non mel niega; assevraBensì, che primo Arrigo era a proporgliDi rapire il fanciullo; e eh’ ei fea tostoIn sè pensiero di svelarti il tutto;
E che a tal fin con lui fingea soltantoD’acconsentirvi. Allora, io pur fingeaDi fede a'ppien prestargli; e a tal lo indussi,Ch’ ei stesso a te palesalor sinceroD’ogni cosa or ne viene. Udirlo vuoi ?
Egli attende...
MARIA
...Venga egli, e (osto ei venga.
SCENA IV.
MARIA
Il mio figlio!... Che intesi?... il figliuol ridoIn man di quella invidiosa, cruda,