254
LA CONGIURA DE’ PAZZI
Sia la vita e i’ onor : lo sparso sangueDritto è sublime al principato, e solo.
Ardite ornai: fatevi pari ai tantiTiranni, ond’ è la serva Italia infetta...
GUGLIELMO
Figlio, tu il modo eccedi. È ver, che lice,Finché costor di cittadini il nomeTratto non s’hanno, a ciascun nomo esporreIl suo pensier ; ma noi...
LORENZO
Tardi sei cauto:
Di frenarlo, in mal punto ora ti avvisi.
Non ten doler; suoi delti, opra son tua.
Lascia or eh’ ei dica : ognor sta in noi l'udirlo.GIULIANO
Giovine audace, or I’innasprir che giovaGli animi già non ben disposti? Il meglioPer le sarà, se tu spontaneo lasciIl gonfalon, che ad onta nostra in vanoSerbar vorresti; il vedi...
RAIMONDO
Io vii, d’oltraggi
Degno farmi in tal guisa? Odi: queste arti,Per comandar, ponno adoprarsi forse;
Ma per servir, non mai. S’io ceder debbo,Ceder voglio alla forza. Onor si acquistaAnco talvolta in soggiacer, se a nullaSi cede pur, che all’ assoluta e crudaNecessità. — Mi piacque i sensi vostriUdito aver, come a voi detto i miei.
Or, nuovi mezzi a violenza nuovaVedere attendo, e sia che vuole: io ’l giuro;Esser vo’ di tirannide crescenteVittima si, ma non stromento io mai.
SCHIVA III.
LORENZO, GIULIANO, GUGLIELMO
LORENZO
Va; se il figlio ti cal, seguilo: ai tempiFa, eh’ ei meglio si adatti; e a ciò gli giovaColl’ esemplo tuo stesso. Al par di luiTu pur ci abborri, e a noi cedesti, e cedi:Dotto il fa del tuo senno. Io non pretendoAmor da voi; mal fingereste; e nullaIo ’l curo: odiate, ma obbedite; ed ancoObbedendo, tremate. Or vanne, e narraA colesto tuo finto picciol Bruto,
Che il vero Bruto invan con Roma ei cadde.
GUGLIELMO
Incauto è il figlio, il veggio. Eppur di padreOgnor con lui le sagge parti adopro;
Soffrir gl’insegno; ei non l’impara. AnticaNon è fra noi molto quest’arte ancora:
Degno è di scusa il giovenil fallire;
Si ammenderà. — Ma tu, Giulian, che alquantoSei di fortuna e di poter men ebro,
Tu il fratello rallempra: e a lui pur narra,
Che se un Bruto non fea riviver Roma,Pria di Roma e di Bruto altri pur cadde.
SCHIVA IV.
LORENZO, GIULIANO
GIULIANO
Odi tu come a noi favellan?...
LORENZO
Odo.
Favellan molto, indi ognor men li temo.
GIULIANO
Tramar può ognun...
LORENZO
Pochi eseguir.
GIULIANO
Queir uno
Esser potria Raimondo.
LORENZO
Anzi, eh’ ei sia
Quell’ uno, io spero. Io ne conosco appienoL’ardir, le forze, i mezzi: ei tentar puote,
Ma riuscir non mai: ch’altro chiegg’io?
Da lui ne aspetto ad inoltrarmi il cenno.
Ei tenti; oprerem noi. Poter ne accresce,
E largo ci apre alla vendetta il campo,
Ogni ardir de’ nemici. In tranquilla ondaPoco innante si va: di nostra altezzaFia il periglio primier 1’ ultima meta.
GIULIANO
Il voler lutto a un tempo, a un tempo spessoFea perder tutto. Ogni periglio è dubbio;
Nè mai, chi ha regno, de’ suoi schiavi in menteLasciar cader pur dee, ch’altri il potrebbeAssalir mai. L’ opinion del volgoChe il nostro petto invulnerabil crede,
Il nostro petto invulnerabil rende.
Guai, se alla punta del ribelle acciaroLa via del core anco tralucer lasci;
Giorno vien poscia, ov’ ei penetra, e stradaInfino all’elsa fassi. Oggi, deh! credi,
Fratello, a me: deh no, non porre a provaNè il poter nostro, nè l’altrui vendetta.
A me li arrendi.
LORENZO
Alla ragion mi soglio
Arrender sempre; e di provartel spero. —-Ma lagrimosa a noi vien Bianca; Oh quantoMi è duro udir suoi pianti!... e udirgli è forza.
SCHIVA V.
BIANCA, LORENZO, GIULIANO
BIANCA
E fia vero, o fratelli? a me pur anco,Essere a me signori aspri vi piace,