ATTO SECONDO
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Pria che fratelli? Eppur: si cara io v’eraGià un dì; sorella ognor vi sono: e voiA Raimondo mi deste; ed or voi primiL’oltraggiate cosi?
LORENZO
Nemica tanto,
Bianca, or sei tu del sangue tuo, che il drittoPiù non discerni ? Hai con Raimondo appresoAd abborrirci tanto, che ornai notoIl nostro cor più non li sia? Nuli’ altroFar vogliam noi, che prevenir gli effettiDel suo livore. Ad ovviar più danno,
Benigni assai, più ch’ei noi merla, i mezziDa noi si adopran; credilo.
BIANCA
Fratelli,
Cari a me siete; ed ei mi è caro: io tuttoPer la pace farei. Ma, perchè darmiIn moglie a lui, se v’era ei già nemico;Perchè oltraggiarlo, se a lui poi mi deste?
GIULIANO
Che alla baldanza sua freno sarestiSperammo noi...
LORENZO
Ma invan: tale è RaimondoDa potersi pria spegner che cangiarlo.
BIANCA
Ma voi, que’ modi onde si cangia un coreLibero, invitto, usale voi mai seco?
Se il non esser amati a voi pur duole,
Chi vel contende, altri che voi?
LORENZO
Dehl come
Quel traditore ha in te trasfuso interoIl suo veleno ! Egli da noi ribellaTe nostra suora; or, se opreran suoi dettiIn cor d’altrui, tu il pensa.
BIANCA
A grado io forseIl regnar vostro avrei, se un uom vedessiDalla feroce oppression di tuttiEsente, un solo; e l’un, Raimondo fosse:Raimondo, a cui d’indissolubil nodoVoi mi allacciaste; in cui già da molti anni
Inseparabil vivo, e ingiurie milleSeco divido e soffro: a cui d’ eternaFede e d’amor ( misera madre! ) io diediCara pur troppo e numerosa prole: —Raimondo, a cui lutto a donar son presta.
GIULIANO
Torgli il suo ufficio, altro non è che il torgliDi perder sè, più che di offender noi.
Anzi, tu prima indurlo ora dovrestiA rinunziarlo...
BIANCA
Ah ! ben mi avveggio or comePer vie diverse ad un sol fin si corra.
Vittima fui di vostre mire: io il mezzoFui, non di pace, d’indugio a vendetta.
Oh ! hen sapeste in un la possa e 1’ almaAssumer voi di re. Fra i pari vostri,
Ogni vincol di sangue è tolto a giuoco...
Ahi lassa me, eh’ or me n’ avveggo io tardi 1Perchè noi seppi ( oimè) pria d’esser madre?...Ma in somma il sono; e sposa e amante io sono...
LORENZO
Biasmar non posso il tuo dolor;... ma udirloPiù non possiamo. — Ove il dover ci appella,Fratello, andianne. — E tu, che in cor tiranniReputi noi, non ciò che a lui vien tolto,
Mira ciò ch’ei, nulla merlando, or serba.
SCENA TI.
BIANCA
... Ecco i doni di principe; il non torre. —Presso a costor vano è il mio pianto: usbergoHan di adamante al core. Al piè si riedaDi Raimondo infelice: ei non si sdegnaAlmen del pianger mio. Chi sa? più lieveForse da lui... Che forse? esser può dubbio?Sacrificar pe’ figli suoi sè stessoOgni padre védrem pria eh’ un sol prenceSagrificar, non che di suora al pianto,
Di tutti al pianto una sua scarsa voglia.