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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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ATTO TERZO

Già in allo slan gl’ignudi ferri: accenna,Accenna sol: già nei devoti pettiPiombar li vedi, e a libertà dar via.

GUGLIELMO

Grande hai l’animo tu. — Nobil vergogna,Maraviglia, furor, vendetta, speme,

Tutto hai ridesto in me. Canuto senno,

Viril virtude, giovenil bollore,

E che non hai? Tu a me maestro, e duce,

E Nume or sei. — L’onor di tanta impresaTutto fia tuo; con te divider soliNe vo’ i perigli. A compierla non manca,

Che il mio nome, tu di’? tu il nome mioSpendi a tua posta ornai; disponi, eleggi,

Togli chi vuoi dai congiurati. Un ferroSerba al padre, e non più: qual posto io deggiaTener, quai ferir colpo, il tutto posciaM’insegnerai, quando fia presto il lutto.

In te, nell’ira tua dotta mi affido.

RAIMONDO

Ma, il punto,..*assai, più che noi credi,...è presso.Già tu pensier non cangi?

GUGLIELMO

Il cangi tu?

A te son padre :

RAIMONDO

Dunque il tuo stile arruola,

Che al nuovo dì... Ma chi mai viene? Oh, Bianca!Sfuggi amia, amico. A ordir l’ultime filaDella gran tela andiamo. A te fra poco,

Io riedo, padre, e il tutto allor saprai.

SCENA III.

GUGLIELMO, BIANCA

BIANCA

Raimondo io cerco, ed ei mi sfugge? 0 padre,Dimmi, e perchè? con chi sen va? — Che veggio?Tu fuor di te sei quasi? Or, qual t’ingombra

Alto pensiero? oimè! parla: sovrastaSventura forse?... A qual di noi?...

GUGLIELMO

Se angoscia

Grave mi siede sul pallido volto,

Qual maraviglia? io tremo, e n’ ho 1’ aspetto:

E chi non trema? Il mio squallore islesso,

Se intorno miri, in ciascun volto è pinto.

BIANCA

Ma di tremar qual cagion nuova?...

GUGLIELMO

0 figlia,

Nuova non è.

BIANCA

Ma imperturbabil sempreIo finora ti vidi: or temi? e il dici?...

E il tuo figliuol, che impetuoso turboDi violenti discordanti affettiEra finor, sembianza or d’uom tranquilloVestir gli veggio? Ei mi movea parolePoc’anzi, tutte pace: ei, per natura,

D’ogni indugiar nemico, egli dal tempoDice aspeltar sollievo: ed or mi sfuggeCon uno ignoto? e tu, commosso resti?...

Ah! sì; pur troppo havvi un arcano;... e il celi,A me tu il celi? Il padre mio, lo sposoMi deludono a prova? 11 ciel, deh! voglia...

GUGLIELMO

Dal pianto or cessa, e dai sospetti: è vano,Ch’io, paventando, a non temer ti esorti.

Temi, ma non di noi. — Ben disse il figlio,

Che sol recarne può sollievo il tempo.

Torna ai figli frattanto: a noi più graiaCosa non fai, che il custodir tuoi figli,

E ben amarli, e alla virtù nutrirli. —

Util consiglio, se da me noi sdegni,

Fia, che tu sempre alto silenzio serbi,

Ove il parlar non giovi... 0 Bianca, avraiTu il cor cosi di tutti noi: dei crudiFratelli, a un tempo, schiverai tu l’ira.

ATTO QUARTO

SCENA. 1*

GIULIANO, un uomo d’arme

GIULIANO

'là; qui tosto a me Guglielmo adduci. —

SCENA II.

giuliano

Biede all’Arno Salviati? Or, perchè muoveCostui di Roma? e in queste soglie il piedeCome osa porre? Egli in non cale or dunqueTiene il noslr’odio, e il poter nostro, e noi? ■