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ATTO TERZO
Già in allo slan gl’ignudi ferri: accenna,Accenna sol: già nei devoti pettiPiombar li vedi, e a libertà dar via.
GUGLIELMO
Grande hai l’animo tu. — Nobil vergogna,Maraviglia, furor, vendetta, speme,
Tutto hai ridesto in me. Canuto senno,
Viril virtude, giovenil bollore,
E che non hai? Tu a me maestro, e duce,
E Nume or sei. — L’onor di tanta impresaTutto fia tuo; con te divider soliNe vo’ i perigli. A compierla non manca,
Che il mio nome, tu di’? tu il nome mioSpendi a tua posta ornai; disponi, eleggi,
Togli chi vuoi dai congiurati. Un ferroSerba al padre, e non più: qual posto io deggiaTener, quai ferir colpo, il tutto posciaM’insegnerai, quando fia presto il lutto.
In te, nell’ira tua dotta mi affido.
RAIMONDO
Ma, il punto,..*assai, più che noi credi,...è presso.Già tu pensier non cangi?
GUGLIELMO
Il cangi tu?
A te son padre :
RAIMONDO
Dunque il tuo stile arruola,
Che al nuovo dì... Ma chi mai viene? Oh, Bianca!Sfuggi amia, amico. A ordir l’ultime filaDella gran tela andiamo. A te fra poco,
Io riedo, padre, e il tutto allor saprai.
SCENA III.
GUGLIELMO, BIANCA
BIANCA
Raimondo io cerco, ed ei mi sfugge? 0 padre,Dimmi, e perchè? con chi sen va? — Che veggio?Tu fuor di te sei quasi? Or, qual t’ingombra
Alto pensiero? oimè! parla: sovrastaSventura forse?... A qual di noi?...
GUGLIELMO
Se angoscia
Grave mi siede sul pallido volto,
Qual maraviglia? io tremo, e n’ ho 1’ aspetto:
E chi non trema? Il mio squallore islesso,
Se intorno miri, in ciascun volto è pinto.
BIANCA
Ma di tremar qual cagion nuova?...
GUGLIELMO
0 figlia,
Nuova non è.
BIANCA
Ma imperturbabil sempreIo finora ti vidi: or temi? e il dici?...
E il tuo figliuol, che impetuoso turboDi violenti discordanti affettiEra finor, sembianza or d’uom tranquilloVestir gli veggio? Ei mi movea parolePoc’anzi, tutte pace: ei, per natura,
D’ogni indugiar nemico, egli dal tempoDice aspeltar sollievo: ed or mi sfuggeCon uno ignoto? e tu, commosso resti?...
Ah! sì; pur troppo havvi un arcano;... e il celi,A me tu il celi? Il padre mio, lo sposoMi deludono a prova? 11 ciel, deh! voglia...
GUGLIELMO
Dal pianto or cessa, e dai sospetti: è vano,Ch’io, paventando, a non temer ti esorti.
Temi, ma non di noi. — Ben disse il figlio,
Che sol recarne può sollievo il tempo.
Torna ai figli frattanto: a noi più graiaCosa non fai, che il custodir tuoi figli,
E ben amarli, e alla virtù nutrirli. —
Util consiglio, se da me noi sdegni,
Fia, che tu sempre alto silenzio serbi,
Ove il parlar non giovi... 0 Bianca, avraiTu il cor cosi di tutti noi: dei crudiFratelli, a un tempo, schiverai tu l’ira.
ATTO QUARTO
SCENA. 1*
GIULIANO, un uomo d’arme
GIULIANO
'là; qui tosto a me Guglielmo adduci. —
SCENA II.
giuliano
Biede all’Arno Salviati? Or, perchè muoveCostui di Roma? e in queste soglie il piedeCome osa porre? Egli in non cale or dunqueTiene il noslr’odio, e il poter nostro, e noi? ■