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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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LA CONGIURA DE’ PAZZI

Ma pur, s’ei (orna, in lui l’audacia nasce,Certo da forza;... e da accattata forza. —

Or sì, che ogni arte al prevenir fia d’uopoCiò, ch’emendare invan vorriasi. In primaGuglielmo udiam, s’ei, per età men forte,Coglier di detti lusinghieri all’ escaDa me potrassi. Or , che si aggiunge ad essi,Apportator della romana fraude,

Salviati, or vuoisi invigilare; or largheParole dar, mezzi acquistando e tempo.

SCEMA. III.

GUGLIELMO, GIULIANO

GIULIANO

Guglielmo, o tu, che esperienza, ed anni,

E senno hai più che allr’ uom ; tu, che i presentiDritti, e i passali della patria nostraConosci, intendi, e scemi; or deh! mi ascolta.—Già, per poter ch’io m’ abbia, io non son cieco,Nè dato a iniqua oblivione ho il nomeDi cittadino: io so, quanto sien brevi,

E dubbi i doni della instabil sorte :

So...

GUGLIELMO

Qual tu sii, ch’il sa? Vero è, ti mostriPiù mite assai, che il fratei tuo; ma tantoDel volgo schiavo è il giudicar corrotto,

Ch’ ei men non t’odia, ancor ch’eì men ti tema.Forse a popol ben servo è assai più a gradoChi lo sforza a obbedir, che chi nel prega.

GIULIANO

Cauto non è, quale il vorrei, Lorenzo;

Ma, nè quanto sei tien, Raimondo è invitto:Parliam, più umani, noi. Tu sai, che istruttoIl cilladin dalla licenza antica,

E sbigottito, in nostra man deposeDi libertà il soverchio ; onde poi fosseLa miglior parte eternamente intatta...

GUGLIELMO

Quai lessi ad arie parolelte accorte,

Di senso vuote? Ha servitù il suo nome.

Chiama il servir, servaggio.

GIULIANO

E la licenza,

Tu libertade appella: io qui non venniA disputar tai cose...

GUGLIELMO

È ver, che sempreMal sen contende in detti.

GIULIANO

Odimi or dunquePria che co’ falli io il mostri. Alta ira bolleNel tuo Raimondo: assai Lorenzo è caldoDi giovinezza e di possanza: uscirneDi te, del figlio, e di tua stirpe interaPuò la rovina : ma può uscirne ancora,

A tradimento, la rovina nostra.

Non di Lorenzo, qual fratello, io parlo;

Nè tu, qual padre, dei figliuol favella:

Siam cittadini, e tu il migliore. Or dimmi;Forte adoprarci in risparmiar tumulti,

Scandali, e sangue , or noi dobbiamo a prova ?Tu tanto or più, che in vie maggior periglioTi stai? — Tu, ch’osi nominar servaggioII serbar leggi, il vedi ; infra novelliTorbidi, a voi si puote accrescer carcoPiù che scemarsi, assai. Padre ad un tempoE cilladin sii tu: piega il tuo figlioAlquanto; e sol, che a noi minor si dica,

Ne fia pago Lorenzo. Ogni alto dannoCon un tuo detto antivenir t’è dato.

GUGLIELMO

Chi può piegar Raimondo? e degg’io farlo,S’anco il potessi?

GIULIANO

Or via, tu stesso dimmi:

Se li trovassi in seggio, e il poter tuoTolto a scherno da noi, com’ egli ha il nostro,Vedessi tu; che allor di noi faresti?

GUGLIELMO

Io stimerei di tanto altrui pur sempreFar maggior scherno in occupar lo stalo,

Che ogni scherno a me fatto avrei per lieve.

Di libertà qual minor parte puossiLasciar, che il dire, a chi del far vien tolta?Ogni uom parlare a senno suo potrebbe,

S’io fossi in voi; ma oprar, soltanto al mio.

Da temersi è chi tace: al sir non nuoceDischiuso tosco. — Io schietto ora ti parlo:

D’audace impresa il mio figliuol non stimoCapace mai : così il foss’ ei ! vilmenteMe non udreste or favellar; nè vistoTremar mi avreste, ed obbedire. — IncontroA nemici, quai siamo ( è ver pur troppo ! ),Arme bastante è il ben usato sprezzo. —Ecco, ch’io non tiranno, assai ben, parmi,

Di tirannide a te Farti, le leggiPrescrivo, e l’opre, e la ragion sublime.

GIULIANO

Che vuoi tu dirmi? e noi conosco io forse,

Al par di te, questo tuo figlio?

GUGLIELMO

E il temi?

GIULIANO

Temuto, io temo. — Il simular fia vano.

Fra noi si taccia ogni fallace nome;

Non patria ornai, non libertà, non leggi:

Dal solo amor di sè, dall’util certo,

Dalla temenza dei futuri danni,

Più vera prenda ognun di noi sua norma.Lorenzo in se tutti rinserra i pregi,

Onde stato novel si accresce e tiene,

Men l’indugio, e il timore: a me naturaDiede altra tempra; e ciò che manca in lui,

In me soverchio è forse: ma, tremanteNon stai tu più di me? non veggo io scullaLa tua temenza in tuoi più menomi atti?