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LA CONGIURA DE’ PAZZI
Ma pur, s’ei (orna, in lui l’audacia nasce,Certo da forza;... e da accattata forza. —
Or sì, che ogni arte al prevenir fia d’uopoCiò, ch’emendare invan vorriasi. In primaGuglielmo udiam, s’ei, per età men forte,Coglier di detti lusinghieri all’ escaDa me potrassi. Or , che si aggiunge ad essi,Apportator della romana fraude,
Salviati, or vuoisi invigilare; or largheParole dar, mezzi acquistando e tempo.
SCEMA. III.
GUGLIELMO, GIULIANO
GIULIANO
Guglielmo, o tu, che esperienza, ed anni,
E senno hai più che allr’ uom ; tu, che i presentiDritti, e i passali della patria nostraConosci, intendi, e scemi; or deh! mi ascolta.—Già, per poter ch’io m’ abbia, io non son cieco,Nè dato a iniqua oblivione ho il nomeDi cittadino: io so, quanto sien brevi,
E dubbi i doni della instabil sorte :
So...
GUGLIELMO
Qual tu sii, ch’il sa? Vero è, ti mostriPiù mite assai, che il fratei tuo; ma tantoDel volgo schiavo è il giudicar corrotto,
Ch’ ei men non t’odia, ancor ch’eì men ti tema.Forse a popol ben servo è assai più a gradoChi lo sforza a obbedir, che chi nel prega.
GIULIANO
Cauto non è, quale il vorrei, Lorenzo;
Ma, nè quanto sei tien, Raimondo è invitto:Parliam, più umani, noi. Tu sai, che istruttoIl cilladin dalla licenza antica,
E sbigottito, in nostra man deposeDi libertà il soverchio ; onde poi fosseLa miglior parte eternamente intatta...
GUGLIELMO
Quai lessi ad arie parolelte accorte,
Di senso vuote? Ha servitù il suo nome.
Chiama il servir, servaggio.
GIULIANO
E la licenza,
Tu libertade appella: io qui non venniA disputar tai cose...
GUGLIELMO
È ver, che sempreMal sen contende in detti.
GIULIANO
Odimi or dunquePria che co’ falli io il mostri. Alta ira bolleNel tuo Raimondo: assai Lorenzo è caldoDi giovinezza e di possanza: uscirneDi te, del figlio, e di tua stirpe interaPuò la rovina : ma può uscirne ancora,
A tradimento, la rovina nostra.
Non di Lorenzo, qual fratello, io parlo;
Nè tu, qual padre, dei figliuol favella:
Siam cittadini, e tu il migliore. Or dimmi;Forte adoprarci in risparmiar tumulti,
Scandali, e sangue , or noi dobbiamo a prova ?Tu tanto or più, che in vie maggior periglioTi stai? — Tu, ch’osi nominar servaggioII serbar leggi, il vedi ; infra novelliTorbidi, a voi si puote accrescer carcoPiù che scemarsi, assai. Padre ad un tempoE cilladin sii tu: piega il tuo figlioAlquanto; e sol, che a noi minor si dica,
Ne fia pago Lorenzo. Ogni alto dannoCon un tuo detto antivenir t’è dato.
GUGLIELMO
Chi può piegar Raimondo? e degg’io farlo,S’anco il potessi?
GIULIANO
Or via, tu stesso dimmi:
Se li trovassi in seggio, e il poter tuoTolto a scherno da noi, com’ egli ha il nostro,Vedessi tu; che allor di noi faresti?
GUGLIELMO
Io stimerei di tanto altrui pur sempreFar maggior scherno in occupar lo stalo,
Che ogni scherno a me fatto avrei per lieve.
Di libertà qual minor parte puossiLasciar, che il dire, a chi del far vien tolta?Ogni uom parlare a senno suo potrebbe,
S’io fossi in voi; ma oprar, soltanto al mio.
Da temersi è chi tace: al sir non nuoceDischiuso tosco. — Io schietto ora ti parlo:
D’audace impresa il mio figliuol non stimoCapace mai : così il foss’ ei ! vilmenteMe non udreste or favellar; nè vistoTremar mi avreste, ed obbedire. — IncontroA nemici, quai siamo ( è ver pur troppo ! ),Arme bastante è il ben usato sprezzo. —Ecco, ch’io non tiranno, assai ben, parmi,
Di tirannide a te Farti, le leggiPrescrivo, e l’opre, e la ragion sublime.
GIULIANO
Che vuoi tu dirmi? e noi conosco io forse,
Al par di te, questo tuo figlio?
GUGLIELMO
E il temi?
GIULIANO
Temuto, io temo. — Il simular fia vano.
Fra noi si taccia ogni fallace nome;
Non patria ornai, non libertà, non leggi:
Dal solo amor di sè, dall’util certo,
Dalla temenza dei futuri danni,
Più vera prenda ognun di noi sua norma.Lorenzo in se tutti rinserra i pregi,
Onde stato novel si accresce e tiene,
Men l’indugio, e il timore: a me naturaDiede altra tempra; e ciò che manca in lui,
In me soverchio è forse: ma, tremanteNon stai tu più di me? non veggo io scullaLa tua temenza in tuoi più menomi atti?