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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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LA CONGIURA DE’ PAZZI

Vederti in pianto consumar tua vita;

E in pianto vano. Ogni uomo io sfuggo, il vedi;Ed a me stesso incresco.

BIANCA

Altro ben veggio;

Pur Iroppo io veggio, che di me diffidi.

RAIMONDO

Ogni mio male io non ti narro?...

BIANCA

Ah ! tutti

I mali, sì; non i rimedj. In coreTu covi allo disegno. A me non stimi,

Che a dir tu l’abbi? e tacilo. Ti chieggoSol di seguirti; e il nieghi ? Io forse possoA te giovar; ma nuocerti, non mai.

RAIMONDO

...Che vai dicendo?... In cor, nulla rinserro,...Tranne 1’ antica al par che inutil rabbia.

BIANCA

Ma pur la lunga e intera notte, questaCui non ben fuga ancor l’alba sorgente,Diversa, oh quanto, da tutt’altre nottiEra per te ! Sovra il tuo ciglio il sonnoNè un sol momento scese. Ad ingannarmiChiudevi i lumi; ma il frequente e graveAlitar del tuo petto, i tuoi repressiSospiri a forza, ed a vicenda il voltoTinto or di fuoco, ora di morte;... ah! tutto,Tutto osservai, chè meco amor vegliava:

E non m’inganno, e in van ti ascondi...

RAIMONDO

E invano

Vaneggi tu. — Pieno, e quieto il sonnoNon stese, è ver, sovra il mio capo Tali;

Ma spesso avviemmi. E chi placide nottiSotto a tiranni dorme? Ognor dall’ altoSu le schiave cervici ignudo pendeDa lieve filo un ferro. Altr’ uom non dormeQui, che lo stolto.

BIANCA

Or, che dirai del tuoSorger si ratto dalle piume ? è questaForse tua solit’ ora? Ancor del luttoDense eran P ombre, e tu già in piè balzavi,Com’uom, cui stringe inusitata cura.

E vèr me poscia, sospirando, gli occhiNon ti vedea rivolgere pietosi?

E ad uno ad un non ti vid’io i tuoi figli,

Sorto appena, abbracciar? che dico ? al senoBen mille volte stringergli, e di caldiBaci empiendogli, in atto dolorosoInondar loro i tenerelli pettiDi un largo fiume di pianto paterno...

Tu, sì feroce già? tu, quel dal ciglioAsciutto ognora?... E crederò, che cosaOr d’altissimo affare in cor non serri?

RAIMONDO

... Io piansi ?..

BIANCA

E il nieghi?

RAIMONDO... Io piansi?..

BIANCA

E pregne ancora

Di pianto hai le pupille. Ah I se noi versiIn questo sen, dove?...

RAIMONDO

Sul ciglio mio

Lagrima no, non siede:... e, s’io pur piansi,...Piansi il destin degl’infelici figliDi un oltraggiato padre. Il nascer loro,

E il viver lor poss’io non pianger sempre? —

O pargoletti miseri, qual fatoIn questa morte, che nomiam noi vita,

A voi sovrasta ! de’ tiranni a un tempoSchiavi e nipoti, per più infamia, voi...

Mai non vi abbraccio, ch’io di ciò non pianga..Sposa, deh! tu, dell’amor nostro i pegni,

Amali tu; perch’io d’amore gli amoDiverso troppo dal tuo amore, e ornaiTroppo lontan da’miei corrotti tempi.

Piangi tu pure il lor destino; e al padreFa che non sien simili, se a te giova,

Più che a virlude, a servitù serbarli.

BIANCA

Oh cielL.quai delti!..I figli...Oimè!..In periglio?..

RAIMONDO

Ove periglio sorga, a te gli affido.

S’uopo mai fosse, dei tiranni all’ iraPensa a sottrarli tu.

BIANCA

Me lassa ! Or veggio,

Ora intendo, or son certa. O giorno infausto,Giunto pur sei; maturo è il gran disegno:

Tu vuoi cangiar lo stato.

RAIMONDO

...E s’io il volessi,

Ho in me forza da tanto? Il vorrei forse;

Ma, sogni son d’infermo...

BIANCA

Ah! mal tu fingi:

Uso a mentir meco non è il tuo labro.Grand’opra imprendi; il mio terror mel dice;

E quei, che al volto alternamente in follaTi si affaccian tremendi e varj affetti;

Disperato dolor, furor, pietade,

Odio, vendetta, amore. Ah! per quei figli,

Che tu mal grado tuo pur cotanto ami,

Non per me, no; nulla son io; pel tuoMaggior fanciul, dolce crescente nostraComune speme, io ti scongiuro; almenoSchiudimi in parte il tuo pensier; te scevroFa eh’ io sol veggia da mortai periglio,

E in ciò m’acqueto: o, se in periglio vivi,Lasciami al fianco tuo. Deh ! come deggioSalvar tuoi figli, s’io del tutto ignoroQual danno a lor sovrasti? A’piedi tuoiProstrata io cado; e me non vedrai sorta,

Finché non parli. Se di me diffidi,

Svenami; se in me credi, ah! perchè taci-