276
DON GARZIA
Una madre non possa?
COSIMO
È ver, son padre,
Ma prence a un tempo: nè il gravoso incarco,Delle pubbliche cure assunto hai meco,
Donna, fmor; nè il vuoi tu assumer, s’ioBen scemo...
ELEONORA
11 ver tu scemi. Ebbi le riveLasciate appena del natio Sebeto,
Ch’io, compagna a te fatta, ogni pensiero,Ogni mio amore, ogni mio fine acchiusiFra queste regie mura. In me trovastiSposa ed ancella', e nulla più. Ben vidi,
Che il mio signor tutte credea raccolteEntro al cieco obbedir d’amor le prove:Quind’io sempre obbedia; tu il sai; più volteMen laudasti tu stesso in suon di gioia. —
Solo or vuoi rimaner? ti lascio: e inducoGià da chi ’l narra, qual sia questo arcano :
E so perchè noi debba udire io sola.
Ma udir non vo’ di Pier la lingua, ognoraAl nuocer presta : ah! degli estrani a dannoLa usasse ei pur soltanto ! almen tremarneIo non dovrei, come tuttor ne tremo.
10 mal gradilo testimon , per certo ,
Son dell’ arti sue note.
PIERO
In un sol figlio
Tutto hai riposto il tuo materno affetto :
Colpa è degli altri ; ed io ne soffro intantoDura la pena ; e in me pur solo cada !
Presta è mia lingua a nuocer sempre ? il dicaQuel tuo figlio diletto, a cui non portoOdio , ma invidia sì ; dica , s’io maiGli nocqui, o in delti, o in opre.—Orrida taccia,Madre, or mi dai : pur mi dorria più forte,
S’altri, che madre, a me la desse; o s’altri,Che il mio padre e signor, darmela udisse.
Ma il mio dovere io so ; soffrir , tacermiDeggio ; e soffro , e mi taccio.
COSIMO
Or, vuoi tu, donna ,Con questi modi in iscompiglio porreLa reggia nostra?
ELEONORA
In iscompiglio porla,
Deh , non voglia altri ! abbominevol peste ,
Deh , già fra noi posto non abbia il seggio !
11 loco io cedo : di costui gli arcani
Ch’ io mai non sappia, e tu non mai li creda !
SCENA IBI»
COSIMO, PIERO
COSIMO
Or parla, Piero.
PIERO
I valicinj in parte
Son della madre veri. Infra noi sorgeAbbominevol peste.
COSIMO
Ov’ io pur regno ,
Peste non v’ ha , che allignar possa ; sveltaFin da radice fia : parla.
PIERO
Sta il tutto
In (e, ben so: tu sanator sovranoSei d’ogni piaga; indi rimedio prontoCerco in te solo.—Or dianzi, ad aspri dettiVenner Diego e il fratello : io l’ire loroA gran pena quetai; ma non estinteSono , al certo. Cruccioso , e torvo uscivaGarzia : con preghi a violenza mistiDiego rattenni : l’aggressor non fia ,
No, mai; ma, se uno sguardo, un motto, un cennoEsce dell’altro a provocarlo; oh cielo!
Tremo in pensar ciò che seguir ne puote.
COSIMO
Discordi sempre ; io già ’1 sapea : ma qualeNuova cagion tant’ oltre ora gli spinse ?
PIERO
Qui ne lasciasti dianzi ; e ancor s’andavaRagionando fra noi. Diego , a cui sempre ,Come all’ opre , al parlar virlude è scorta ,
Con quella propria sua nobil franchezza,
Garzia biasmava apertamente ( e parmi,
Noi fesse a torlo ) dell’ ardir solo egliAl tuo cospetto la eolpevol causaDifender di Salviati. Entro il più yìyoD el cor Garzia trafitto, ( era pur troppoLa rampogna verace ) ei trascorrevaContra il fratello ai vituperi : e DiegoSolo avesse oltraggiato !...Ma, ridirtiCiò non degg’ io , che a lui fervido d’iraSfuggia dal petto ; e noi pensava ei forse ;
L’ira fa dir ciò che non è, talvolta.
E a me pur, mentr’ io pace iva fra loroRicomponendo, assai pungenti e duriDetti lanciò : ma , non rileva.—Or premeChe tuonar s’ oda la paterna voce,
Sì, che più non trascorra oltre tal rissa.
COSIMO
Dubbio non v’ ha ; lutto mel dice ornai :
Garzia , quell’ empio, il suo signore , il padre,E se stesso , e il suo onor, tradisce a un tempo-Obliquamente ei nell’ offender DiegoPunger vuol me : cieca fidanza ei prendeNel cieco amor materno ; e al colmo in luiL’audacia è giunta. Or dianzi, udir voli’ io,
S’ egli ardirebbe appalesar securoAl mio cospetto i vili affetti iniqui,
Ch’ ei nutre in cor già da gran tempo : e ascosiNon mi son, no , quant’ ei, stolto, sei crede.
PIERO
Tu dunque pure il sai, eh’ ei di SalviatiColatamente ?...
COSIMO
11 so; convinto appieno...