ATTO SECONDO
277
PIERO
S’è, mal suo grado, ei stesso...
COSIMO
E voi finora
Perchè il taceste?
PIERO
Ei c’ è fratello...
COSIMO
E il padre
Non son io di voi lutti?
PIERO
Io pur sperava,
Che al sentier dritto ei tornerebbe; ed osoSperarlo ancora. In quella età primieraNoi siam, ben vedi, in cui più l’uom vaneggia.Ciascun di noi potria, colto a tai lacci,
Reo divenir di un simil fallo.
COSIMO
Ah! farvi
Nulla potrebbe traditori mai :Che Diego, e Iu-
tiero
Certo ne son, di Diego:
Di me, lo spero; e ogni uom di se lo accerta,Finch’ ei rimane in sè. Ma poi, che fia,
Se di ragion nemico amor lo sforza?
COSIMO
Amor! che parli?
fiero
Il suo fallir men grave,
Se pensi a ciò, parratti.
COSIMO
Amor, dicesti?
Amor di chi?
PIERO
Padre, tu il sai.
COSIMO
So, eh’ egli
È un traditor; ch’ei con Salviati spesso,Qui, nella reggia mia, di notte, ascoso,Osa abboccarsi: ma, che amor l’induca,Noi seppi io mai. Qual fia l’amor? favella.
PIERO
Ahi lasso me !... Scusare il volli; ed io,
Io l’accusai.
COSIMO
Parla: l’impongo; e nullaMi taci, o ch’io...
PIERO
Deh ! padre, or gli perdonaIl giovenil trascorso, e nulla in luiA mal talento ascrivi. Amor soltantoIl fa parere un traditore. Egli amaDel reo Salviati la innocente figlia:
Giulia gentil, che tu, in ostaggio forseDella paterna fede, infra le illustriDonzelle in corte collocasti, e serbi;
Giulia è il suo amor: videla appena, e n’arse.Gelato l’ama, e riamato ei viveIn dolce e vana speme. Or, qual ti prende
Poi maraviglia, che d’amata donnaIl genilor, non reo paia all’amante?
COSIMO
Ogni uom gli errori de’ miei figli or dunqueSa più di me? gli scusa ogni uom? li cela?
A parte anch’ essa la pietosa madreCerto sarà di un tale iniquo arcano;
E lo seconda forse...
PIERO
In ver, noi credo...
Ma pur, noi so.
COSIMO
Ch’ altro esser può codestoMentito amor, che a tradimento nuovoUn velo infame? A Giulia esser può caroGarzia per sè? figlia non è fors’ ellaDel mio nemico? e non succhiò col latteL’odio di me, del sangue mio? Si ascondeGran tradimento in questo amor: la figliaFatta è stromento dall’ accorto padreDi sue vendette; io non m’inganno. E il mioProprio figlio?...
PIERO
Tu forse entro lor almeBen leggi; ma, noi creder di Garzia:
Fervido amor davver lo sprona; e sempreII cieco duce a buon sentier non tragge:
Quindi ei fors’ erra. Or che a te piano è il tutto,Deh! tu il ralteinpra, ma con dolce freno:
Deh ! non far no, ch’oggi ad increscer m’abbiaD’aver tradito, ancor che a caso io ’l fessi,Quell’ amoroso suo fido segreto.
Vero è, eh’a me non lo diss’ egli; in corteA tutti ei chiuso, e più a’fratelli suoi:
Ma pure, io ’I seppi.—Or, poiché il dissi, fanneAlmen suo prò. Dal vergognoso affetto,
Padre, lo svolgi; e la sua rabbia ingiustaContro i propri fratelli a un tempo acqueta.
COSIMO
Ben festi di parlar; suddito figlio ,
Dover ciò t’era ; a me il di più si aspetta.
Ma, Diego viene.
SCEHTA IV.
DIEGO, COSIMO, PIERO
COSIMO
O figlio mio, che brami ?
Ragion? l’avrai.
DIEGO
Padre, che fia? ti scorgoForte accigliato. A te disturbo arrecaForse il contender nostro? Era pur meglioIl tacerglielo, o Piero: e che? temesti,
Che l’ira in me per un fraterno oltraggioOltre il dover durasse? Ah ! non ne prendaPensiero ornai, nè se ne sdegni il padre.