ATTO TERZO
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Diego censor d’ogni opra mia, nuli’ altroDovea trovare in me, che ossequiosoSilenzio pieno, e pazienza, e pace.
COSIMO
Quant’io vo’ dirti, antivedesti in parte;
Ma il tutto, no. L’ udir da te mi giova,
Che dal tuo petto ogni rancor sia lunge.
Qual ch’ella fosse, ira non v’ha di un padre,Che al tuo parlar non caggia. Io mai non ebbiDubbio neppur, che intiepidito appenaQuel calor primo , che ai pungenti mottiVi spinse, ambo a mercede ripentitiNon ne veniste a me. Nobil fra voiContesa or sorge a cancellar la prima,
Nell’accusar ciascun sè stesso; ond’ioVi assolvo entrambi, e nullo reo ne tengo.—Allro or dirotti. — Entro al pensier tornommiQuel tuo consiglio, ch’io biasmai stamane,Come non dritto e inopportuno. Or vedi,Sempre il miglior non è il parer primiero :Quanto più in mente or rivolgendo io vado,Fra gli altri avvisi, il tuo, meno a me spiace.Non già ch’io creda, che affidar mi debbaCiecamente in Salviati; ei m’odia troppo:
Ma teme anch’ egli, e teme assai. Se dunqueAH’ odio alterno un tale ostacol pureFrappor potessi; o tale ordire un nodo,
Che a reciproca fede ci astringesse ;
Un mezzo in somma, onde securi entrambiVivessimo; ritrar dal sangue il coreNon niegherei fors’io: forse anco aprirloAlla pietà potrei...
GARZIA
Padre, e fìa vero?
Oh qual m’inonda alta letizia il petto INon, ch’io superbia dal parer mio tragga,
Chè nulla insegno al mio signor; ma gioiaVerace sento, in rimirar, che il padre,
Ad ottener l’intento suo, pur sceglieDolcezza usar, pria che minacce e sangue.
In chi regna sta il tutto; egli a sua postaL’odio e il timor scemare, o accrescer puote,In chi obbedisce. Ah I poless’ egli entrambiSvellerli appien dall’ altrui core, e a un tempoDal suol ma, il niega ai regnatori il fato.
COSIMO
Ma, che fora, se un di dolcezza troppaAd iucrescer mi avesse ?
GAEZIA
A cor gentile
Increbbe mai? Nè temer dei, che dannoOr len possa tornare. In se non chiudeSalviati l’odio, che racchiuder suoleUom cui sdegno di re persegua e prema.
Ei ben Io sa, che la tua grazia lollaPer sempre gli è: nè fia che a freno il tengaSpeme ornai, nè timor: per sè non teme;Tutto perdé nel dispiacerti. Eppure,
D’ogni suo oprar perpetua norma ei fassiSol di quanto a te piace: e tu, se ingiuste
Vie, per servire al tuo rancor, non tieni,Perder noi puoi mai per diritta via.
COSIMO
V’ha chi m’inganna dunque?... Oh trista sorteDi chi più puote! Or, quanto a me feroceAltri noi pinse? Ognun qui mente a prova;
E si fa ognun di mia possanza veloA sue private mire...
GARZI A
A tutti è noto,
Che in odio l’era di Salviati il padre ;
Quindi a gara ciascun ten pinge il figlio,Rubello, infame, scellerato.
COSIMO
Ah ! vero
Parli, pur troppo!. Un prence, il cor d’altruiMal può saper, s’altri penetra il suo. —
Ma dimmi pure: or donde sai si espressoQual sia l’animo in lui? Bench’ei seguitoM’abbia in Pisa, noi vedi in corte mai:
Che dico, in corte? ogni consorzio umanoEi fugge, e mena si selvaggia vita,
Che diresti che in petto alti ei rinserraGravi pensieri; e ch’ei d’ogni uom diffida.
GARZIA
Direi, se il dir lecito fosse...
COSIMO
Or, parla:
Mi piace il ver; godo in udirti.
GARZIA
Ei venne
Su Torme tue, ma sol per forti ei venneOgni sospetto di sua fe’; che in mezzoAi torbi spirti, onde Fiorenza è piena,Dubbia avuta T avresti in lui pur sempre.Seco talvolta io m’abboccai, nè il niego:Deh, tu lo udissi! il cor d’angoscia pienoE d’amarezza, e con temenza, ahi quanta!E con rispetto, moderatamenteDel tuo errore si duole ; e, le non mai,
Soli ne incolpa i tuoi fallaci amici,
Veri a virtù nemici; e in le i sospettiNon crede tuoi...
COSIMO
Ma pure, ei sa, che figlioA me tu sei; come narrarli?...
GARZIA
Ei forse
Me di pietà crede capace...
COSIMO
Intendo:
In suo favor, tu presso me...
GARZIA
I miei detti
Appo te vani ei troppo sa...
COSIMO
Gli avrai
Forse tu pur gli arcani tuoi dischiuso: —
Tu mesto sempre, e al par di lui, solingo: —Stringeavi forse parità di affetti.