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DON GARZIA
Quanto ai suoi mali tu, pietoso ei dunqueA’tuoi, non odia il sangue mio del tutto?
Egli ti ascolta, e parla? assai diverso...
GARZIA
Diverso, ah! sì, da quel che fama il suona.
Mi porgi ardir, eh’ io non m’avria mai tolto.Sappi, che il tuo più caro ( e qual vuoi scegli,Tra quanti hai carchi, io non dirò satolli,
D’onori, e d’ oro ) ei l’ è men fido, il giuro;
E t’ ama meno; e men per te darebbe,
Di quel Salviati vilipeso, oscuro,
E certo in cor della innocenza sua,
Cui provar, per più pena, non gli è dato.
S’ei tal pur è nel suo squallore, or pensaQual ei fora, se in pregio.
COSIMO
...In cor ben dentroTi sta costui: forte è il tuo dir, nè il biasmo.Poiché tu ’l di’, virtude alcuna in essoAver pur dee: ma, parla; e il ver mi narra;Già tu mentir non sai : t’incende or solaSua virtude a laudarlo?
GARZIA
Ah ! poiché credi,
Ch’ io non sappia mentir, neppur tacertiIn parte alcuna il ver vogl’ io. Mi pungeAnco l’amore: ardo per Giulia; e quindiDoppia ho pietà del genitore.
COSIMO
Ed egli
Il sa?
GARZIA
Gliel dissi.
' COSIMO
E, ti seconda?
GARZIA
E il danna;
E il danno io pur. Deh! qual mi credi?
COSIMO
Accorto;
Ma, non a tempo.
GARZIA
Amor, no, non m’acciecaNè onor mi spoglia. A te Salviati io laudo,Perch’egli tutto a sua virtù pospone:
Altro il direi, s’altro il sapessi; e fosse,
Com’ egli è avverso, anco al mio amor secondo.Tradire il ver non so: d’alcuna spemeNon pasco io, no, quel fuoco che mi strugge;Cui nè nudrire in cor vorrei, nè possoSpegnerlo pure. Il non cangiabil maiSevero tuo voler, so che per sempreMe da Giulia disgiunge. A te non chieggioPietà: pur troppo, alla insanabil piagaSo, che non ho rimedio, altro che morte!
Te supplicai pel suo innocente padre,
Chè tale il so; ma, s’ei noi fosse, amoreMai Iraditor non mi faria del mio.
COSIMO
Perfido, udir dalla tua propria bocca
Tutto volli : — ma, il tutto a me non narri.Giulia è il minor de’ tradimenti tuoi.
GARZIA
Che ascolto? Oh ciel! creder dovea veraceMai la bontade in te?
COSIMO
Mai noi dovevi,
Di le pensando; mai. L’ animo tuoBen sai tu appien ; tu, traditore. — Io ’l modoDianzi cercava, onde quell’ empio torreDagli occhi miei: fortuna, ecco, mel reca;
E il feritòr mi accenna. A me scolpartiDi fellonia vuoi tu? vuoi tu, ch’io credaTuo sol delitto amor? poco ne avanzaDi questo di cadente : al sorger primoDell’ombre amiche, entro mia reggia venga,Qual già più volte ei venne, il rio Salviati,Sconosciuto, di furto; e tu lo invita;
E tu lo scorgi entro all’usata grotta,
In cui si spesso ei si abboccò già teco:
E tu, (guai se a me ’l nieghi) entro il suo petto,Là, questo ferro immergi.
GARZIA
Oh cielo!...
COSIMO
Taci.
Tradisti il padre, il tuo signor, te stesso:
L’ammenda è questa. E che? quand’io comando,Resister osi?
GARZIA
Ed altra man più infameTi manca a ciò?
COSIMO
Scelta ho la tua: ciò basta.
GARZIA
Perir vo’ pria.
cosimo
Noi dire: il certo pegnoIo tengo in man dell’ obbedir tuo pronto. —
SCHISA. II.
GARZIA
Che sguardi!..oimè!..Padre, deh! m’odi...O delti!"'Ma, di qual pegno parla? entro ogni venaScorrer mi sento inusitato un gelo:
Di Giulia intende ei forse? Ahi si: qual peg n °A lei si agguaglia? Oh ciel!.. Che fo?.. Si corra—
SCHIVA III.
ELEONORA, GARZIA
EIEONORA
Figlio, ove vai? t’arresta; i detti oscuri,Deh , mi spiega di Cosmo. Ei mi t’invia,In soccorso; perchè? qual caso?...