DON GARZIA
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DIEGO
— Ma tu, mi par, che eccitalor di risseNe venghi a me. — Che mi può far costui?
PIERO
Si, di discordia esca son io: securoIn tuo valor, senza alcun senno, statti;
S’io men t’amassi, anch’io’! sarei.—Ben prendaAl tuo destin, che i suoi disegni in tempoIo penetrava. Or la salvezza tuaA svelarteli trammi, e in un la nostra:
Che, s’io volessi eccitar risse, al soloPadre ne andrei; ma ben v'andrò, se nieghiDi udirmi tu.
DIEGO
Che dunque fia? favella.
PIERO
Già già la notte tacita s’inoltra,
E tenebrosa molto. Enlro la grotta,
Che del cupo viale in fondo giaceD’alti cipressi sepolta nell’ ombre,
Là Salviati, invilato a reo consiglioDa Garzia ; ne verrà, già vi s’ascondeEi forse, e l’altro ivi a momenti attende.
Là d’ estrema vendetta i mezzi dennoFermar tra loro. Io tutto so dal messoChe l’invito recò. Preghi, minacce,
Moli’arte, e doni, e vigil mente, or mi hannoL’arcano orribil rivelato: in breve...
Ma, che vegg’ io? slupor pure una voltaSu l’intrepido tuo volto si pinge?...
Pur, ciò ch’io dico è poco: appien convintoDen farti i propri orecchi tuoi: vo’ tuttoFarli veder con gli occhi tuoi.
DIEGO
Ma quale,
Qual empio è costui dunque? Il dì, che il padreI passati delitti a lui perdona,
Si accinge a nuovi? — A gran rovina ei corre.
PIERO
Ma pria vi spinge noi. Salviati (il sai)
Abborre te, non men che il padre. AppenaDetto Garzia gli avrà, che tu primieroDi trucidarlo a Cosmo consigliasti,
Ch’ei...Tremo indirlo...Ardon di rabbia entrambi:Al mal voler l’arte si aggiunge; il tempoPassi opportuno anco alle insidie:... e startiVuoi neghittoso? E statti: al padre io volo;Segua che puole. — Ad ovviar più danno,
A procacciar scampo a noi tutti, io il mezzoTrovo; e tu il nieghi? a ciò proveggia il padre.Ei testimon del tradimento infameMeco verranne.
DIEGO
Ah! no, noi far: deh! pensa,Ch’uom non può farsi accusator giammai,
S’ ei pur del reo non tien peggior sè stesso.
Qual fren vuoi tu, che al traditore io ponga?Parla, il farò.
PIERO
Tutto ascoltar dei pria:
Sottrarsi poscia a note insidie, é lieve.
Senza frappor l’autorità del padre,
Quando convinto abbi Garzia, tenerloA fren tu sol, col tuo valore, il puoi;
D’util timor tu riempirgli il core;
Tu ricondurlo al buon sentier fors’ anco. —
Deh! va; già l’ora è giunta: entro la ciecaGrotta or t’ascondi; e inaspettate coseIvi enlro udrai.
DIEGO
Tu mi v’astringi: io cedo,Benché contro mia voglia, affili che trattoLà il genilor da te non sia: vendettaTroppa ei farebbe.
PIERO
Ah! si; ne tremo anch’ io:Eppur, n’ è forza antiveder gl’ iniquiDisegni altrui... Ma, un romor... Panni;... è desso:Vien lentamente;... egli è Garzia.—Deh! vanne;Entra non .visto; il passo affretta.
SCENA II.
PIERO
AI line
Ei pur v’andò.—Celiamci, e udiam se fermoSta in suo pensier quest’ altro.—
SCENA IH.
GARZIA
Oimè ! chi spinge
Miei passi qui?... Dove son io?... Di morteBen è la grotta quella. A nobil pugnaIn ver, Garzia, ti accingi. Oh ciel! che imprendo?--Innocenza, che sola eri il mio vanto,
Già non sei meco più; l’infame colpoVibrar promisi... E il vibrerò?... Già tuttoQui intorno intorno morte mi risuona:
E a me solo dar morte or non poss’io?...
Oh destin fero!... Già già le negre ombreTutto velano: è giunta, anco trascorsa,
L’ ora fatai: certo, di morte il messoPiero spedia: qual dubbio? indugia PieroA far mai cosa, che altrui nuocer debba?
Volò l’avviso tradilor, pur troppo!...
Misero amico! in securlà mi aspettiNell’ empia grolla, eh’ esser ti de’ tomba...Tomba?... per me cadrai? No, mai non fia.
Che fai tu meco, iniquo acciar di Cosmo?
Lungi da me, stromenlo vile...