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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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DON GARZIA

Prova che cadde per tua man Salviati.

GARZIA

Prova? ecco il ferro; ei gronda ancor di caldoSangue. Va, il reca... Oimèl... se mai la figlia11 vede,... oh ciel!...

PIERO

Ma, certo sei, che il colpo?...Cadde al primier? nulla parlò?...

GARZIA

Cli’ ei viva,

Temi tu ancora? o udir da me li giova,

A riempirti di malnata gioia,

Tutto, quant’.era, il tradimento atroce!

Far ti vo’ pago: e il narrerai tu al padre. —Entrato appena nella grotta, io sento,

E veder parali brancolar Salviati,

Che mi precede: io per ferirlo innalzoTosto il braccio; ma il braccio mi ricade...

Già già ritorco il piè; ma un llebil gridoDi Giulia, quasi ella fosse morente,

Me mal mio grado innanzi ha risospinto.

Al calpestio de’ passi miei si volgeSalviati intanto, e verso me ritorna.

Ecco eh’ io già l’infame acciar gli ho tuttoPiantalo in cor... Un sol sospir di morteCadendo ei manda... Ahi lasso me!... Di sangueSpruzzar mi sento: orrido un gel mi scorreEntro ogni vena ;... io... per poco... non cadoSul corpo suo... Me misero!... L’uscitaDi quella tomba orribile... a gran penaTrovo,con man tentando... Udisti? — Or, godi.

PIERO

Deh! perchè tal mi credi? — Almen benignaTi fu la sorte in ciò, ch’io sol ti vidiUscir di là. — Ben saprà poscia il padreA sua posta adombrar tal morte. Il tempo

Tutto cancella: anco il dolor poi cessa.

Se il padre il volle, è suo il delitto : .averneTu dei mercè, non onta; oltre eh’ei primoVorrà celarlo sempre. — Or, deh! ti acqueta:Lieve è il delitto, che a nuli’ uom fia conto.

GARZIA

Mercede a me? morte a me sol si debbe.

Dove mi ascondo ornai? Questo innocenteSangue , ond’ io son contaminato e intriso,

Chi ’l può lavar? non il mio inutil pianto,

Non del mio sangue il può l’ultima stilla. —Vanne tu al padre; il suo pugnai gli arreca^Abbine tu mercede. Il fero messoTu di morte inviasti: in te godevi,

Perfido tu, ch’io divenissi infame,

Scellerato, qual sei. Tu ben di CosmoFiglio sei vero. Va; lasciami. — Oh cielo !

Dove fuggir?... Dove mi ascondo?... Ah! comeOrnai di Diego sosterrò gli sguardi,

Or che a buon dritto ei traditor nomarmiPotrà? di Diego, che per se non foraTraditor mai; benché a voi caro... Oh rabbia!—Oh terribil vergogna !...

PIERO

In te, per ora,

Esser non puoi... Sfoga il dolor tuo giusto:Intanto al padre io ti precedo. IgnotoA Diego sempre, ed a tult’ altri, io speroSia per esser tuo fallo.

GARZIA

E il sappian tutti:

10 prescrilta a me stesso ho già tal pena,

Da far lacere ogni odio. Al venir mio,

Fa ch’io sol trovi in libertà tornataQuell’ infelice Giulia... In me sla poscia

11 far del mio fallire ampia vendetta.

A TI O Q1II ATO

SCHIVA I.

COSIMO, GARZIAcosmo

Inoltra, inoltra il piè. Ma che? tu tremi?Mercede merti, o pena? Or via, che festi?Narrami, parla.

GARZIA

Oh ! mi vedesti maiTremar, pria d’oggi? A coscienza rea,

Saper tu il dei, come il timor si accoppia. —Miei brevi sensi ascolta, o Cosmo. A fineHo tratto, il sai, la nobil tua vendettaColl’infame mio braccio. In salvo io porre

Giulia dovei, col trucidarle il padreiChè, per aver d’ un innocente il sangue,,Tu, generoso, promettevi or dianziLa libertà d’altro innocente. Ahi dimmi?Riposto hai Giulia in libertade or dunque?Viva e secura rimarrassi almenoQuella infelice?...

COSIMO

Io vo’ non sol disciorla,Ma leco unirla, se compiuta hai 1’ opra.

GARZIA

Meco unirla? oh delitto! — E me tu credi,Me tuo figlio a tal segno? Il son ben io;Ma tanto, no. Se un tradimento io feci,

Sa il ciel perchè...