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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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SAUL

Su, strappatelo, su: spiccate a un tempo,

Da questo ornai putrido tronco il capoTremolante del padre... Ahi fero stato 1Meglio è la morte. Io voglio morte...

MICOL

Oh padre!...

Noi vogliam tutti la tua vita: a morteOgnun di noi, per te sottrarne, andrebbe...

GIOCATA

— Or, poiché in pianto il suo furor già stemprasi,Deh ! la tua voce a ricomporlo in calma, 'Muovi, o fratello. In dolce oblio l’hai rattoGià tante volte coi celesti carmi.

MICOL

Ahi sì, tu il vedi, all’alitante pettoManca il respiro; il già feroce sguardoNuota in lagrime: or tempo è di prestargliL’opra tua.

DAVID

Deh ! per me, gli parli Iddio. — (1)

» 0 tu, che eterno, onnipossente, immenso,

» Siedi sovran d’ogni creata cosa;

» Tu, per cui tratto io son dal nulla, e penso,

» E la mia mente a te salir pur osa;

» Tu, che se il guardo inchini, apresi il denso» Abisso, e via non serba a te nascosa;

» Se il capo accenni, trema lo universo;

» Se il braccio innalzi, ogni empio ecco è disperso:

» Già su le ratte folgoranti piume» Di Cherubin ben mille un di scendesti;

» E del tuo caldo irresistibil nume» Il condottiero d’Israello empiesti:

» Di perenne facondia a lui tu fiume» Tu brando, e senno, e scudo a lui ti testi :

» Deb! di tua fiamma tanta un raggio solo» Nubi-fendente or manda a noi dal polo.

» Tenebre e pianto siamo...

SACL

Odo io la voce

Di David?... Trammi di mortai letargo:

Folgor mi mostra di mìa verde elade.

DAVID

» Chi vien,chi vien,ch’odo e non veggo?Un nembo» Negro di polve rapido veleggia» Dal torbid’ euro spinto. —

» Ma già si squarcia; e tutto acciar lampeggia» Dai mille e mille, eh’ ei si reca in grembo...

» Ecco, qual torre, cinto» Saul la testa d’infocato lembo.

» Traballa il suolo al calpestio tonante» D’armi e destrieri:

» La terra, e l’onda, e il cielo è rimbombante» D’ urli guerrieri.

» Saul si appressa in sua terribil possa;

(1) Tulli i seguenti versi lirici si potranno cantare senza gor-gheggi da David, s’ egli si trova essere ad un tempo cantore edattore. Altrimenti basterà, per ottenere un certo effetto, die adogni stanza preceda una breve musica istrumentale adattata alsoggetto; c David poi reciti la stanza con maestria e gravità.

» Carri, fanti, deslrier sossopra ei mesce:

» Gelo, in vederlo, scorre a ogni uom per Tossa;» Lo spavento d’Iddio dagli occhi gli esce.

» Figli di Ammon , dov’ è la ria baldanza?

» Dove gli spregi, e T insultar, che al giusto» Popol di Dio già feste?

» Ecco ora il piano ai vostri corpi angusto;

» Ecco, a noi messe sanguinosa avanza» Di vostre tronche teste:

» Ecco ove mena in falsi iddìi fidanza. —

» Ma, donde ascollo altra guerriera tromba» Mugghiar repente ?

» È il brando stesso di Saul, che intomba» D’ Edom la gente.

» Così Moab, Soba cosi sen vanno,

» Con l’iniqua Amalech, disperse in polve:

» Saul, torrente al rinnovar dell’anno,

» Tutto inonda, scompon, schianta, travolve.

SADL

Ben questo è grido de’miei tempi antichi,

Che dal sepolcro a gloria or mi richiama.

Vivo, in udirlo, ne’ miei fervidi anni... —

Che dico?... ahi lasso 1 a me di guerra il gridoSi addice ornai?... L’ozio, l’oblio, la pace,Chiamano il veglio a sé.

DAVID

Pace si canti. —

» Stanco, assetato, in riva» Del fiumicel natio,

» Siede il campion di Dio,

» All’ ombra sempre-viva» Del sospiralo alloro.

» Sua dolce e cara prole,

» Nel porgergli ristoro,

» Del suo affanno si duole,

» Ma del suo rieder gode;

» E pianger ciascun s’ ode» Teneramente,

» Soavemente

» Si, che il dir non v’ arriva.

» L’ una sua figlia slaccia» L’elmo folgoreggiante;

» E la consorte amante,

» Sollenlrando, lo abbraccia:

» L’altra, l’augusta fronte» Dal sudor polveroso» Terge, col puro fonte:

» Quale, un nembo odoroso» Di fior sovr’esso spande:

» Qual, te man venerande» Di pianto bagna,

» E qual si lagna,

» Ch’ altra più eh’ ella faccia.

» Ma ferve in ben altr’ opra» Lo sluol del miglior sesso.

» Finché venga il suo amplesso,

» Qui T un figlio si adopra» In rifar mondo e terso» Lo insanguinato brando:

» Là, d’invidia cosperso,