ATTO QUARTO
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De’sacerdoti. Egli è stromenlo DavidSacerdotale, iniquo: in Rama ei videSamuel moribondo : a lui gli estremiDetti parlava l’implacabil veglio.
Chi sa, chi sa, se il sacro olio celeste,
Ond’ei mia fronte unse già pria, versatoNon ha il fellon su la nemica testa?
Forse tu il sai.,. Parla... Ah! si, il sai: favella.
GIONATA
Padre, noi so: ma, se pur fosse, io forse ■
Al par di te di ciò tenermi offeso
Or non dovrei-? non ti son figlio io primo?
Ove tu giaccia co’tuoi padri, il tronoNon destini tu a me? S’io dunque taccio,
Chi può farne querela? Assai mi avanzaIn coraggio, in virtude, in senno, in tutto,David : quant’ ei più vai, tant’ io più 1’ amo.Or, se chi dona e toglie i regni, il desseA David mai, prova maggior qual’altraPoss’ io bramarne? ei più di me n’ è degno:
E condottier de’ figli suoi lo appellaAd alte cose Iddio. —Ma intanto, io giuro,Che a te suddito fido egli era sempre,
E leal figlio. Or 1’ avvenir concediA Dio, cui spella : ed il tuo cor frattantoContro Dio, contro il ver, deh! non s’induri.Se in Samuel non favellava un Nume,
Come, con semplice atto, infermo un veglio,Già del sepolcro a mézzo, oprar poteaTanto per David mai? Quel misto ignotoD’odio e rispetto, che per David senti;
Quel palpitar della battaglia al nome,
( Timor da te non conosciuto in pria )
Donde ti vien, Saulle ? Havvi possanzaD’uoin, che a ciò basti?...
SÀCL
Oh ! che favelli ? figlioDi Saul, tu? — Nulla a te cal del trono? —Ma, il crudel dritto di chi ’l (ien, noi sai?Spenta mia casa, e da radice sveltaPia da colui, che usurperà il mio scettro.
I tuoi fratelli, i figli tuoi, tu stesso...
Non rimarrà della mia stirpe nullo....
O ria di regno insaziahil sete,
Che non fai tu? Per aver regno, uccide
II fratello il fratei; la madre i figli;
Da consorte il marito; il figlio il padre...
Seggio è di sangue, e d’ empietade, il trono.
GIONATA
Scudo havvi d’ uom contro al celeste brando?Non le minacce, i prieghi allentar ponnoL’ira di Dio terribil, che il superboRompe, e su l’umil lieve lieve passa.
-SCJENÌA IV.
SAUL, GIONATA, ABNER, ACHIMELECH,
SOLDATI
ABNER
Re, s'io ti torno innante, anzi che riviScorran per me dell’ inimico sangue,
Alta cagione a ciò mi sforza. Il prodeDavidde, il forte, in cui vittoria è posta,
Non è chi il trovi. Un’ ora manca appenaAlla prefissa pugna : odi, frementiD’impaziente ardore, i guerrier PaureEmpier di strida; e rimbombar la terraAl flagellar della ferrata zampaDe’focosi destrieri: urli, nitriti,
Sfolgoreggiar d’elmi e di brandi, e tuoniDa metter core in qual più sia codardo;...
David, chi’l vede? — ei non si trova. — Or, mira,(Soccorso in ver del cieli ) mira chi in campoIn sua vece si sta. Costui, che in molleCandido fin sacerdotal si avvolge,
Furtivo in campo, ai Reniamiti accanto,
Si appiattava tremante. Eccolo ; n’ odiL’alla cagion, che a tal periglio il guida.
ACHIMELECH
Cagion dirò, s’ira di re noi vieta...
SAUL
Ira di re? tu dunque, empio, la merli?...
Ma chi se’ tu... Conoscerti ben parmi:
Del fantastico altero gregge seiDe’veggenti di Rama?
ACHIMELECH
Io vesto I’ Efod:lo, dei Leviti primo, ad Aron santo,Nel\ministero a che il Signor lo elesse,
Dopo lungo ordin d’altri venerandiSacerdoti, succedo. All’ arca presso,
In Nobbe, io sto: 1’ arca del patto sacra,
Stava aneh’ ella altre volle al campo in mezzo:Troppo or fia, se vi appare, anco di furto,
II ministro di Dio: straniera merceÈ il sacerdote , ove Saulle impera :
Pur non l’è, no, dove Israel combatte;
Se in Dio si vince, come ognor si vinse. —
Me non conosci tu? qual maraviglia?
E te stesso conosci ? — I passi tuoiRitorti hai dal sentier, che al Signor mena;
Ed io là sto, nel tabernacol, doveStanza ha il gran Dio; là dove, è già gran tempo,Più Saul non si vede. Il nome io portoD’Achimelech.
SAUL
Un traditor mi suonaTal nome: or ti ravviso. In punto giungiAl mio cospetto. Or di, non sci tu quegli,
Che all’ espulso Davidde asilo davi,
E securlade', e nutrimento, e scampo,
Ed armi? E ancor, qual arme! il sacro brando