E
ATTO
Nella mia reggia, in Cirla, ornai già forseDalle armi vostre vinta Sofonisba,
In preda eli’ è del mio mortai nemico,
Di Massinissa. A lui promessa priaSposa, che a me; forse pur ei ne ardea...
A un tal pensiero, inesplicabil sentoDisperalo furor, che in me s’indonna.
Morire io bramo, e morir deggio; e milleVie del morire, ancor che inerme, io tengo:Ma, lasso me! morir non so, nè posso,
Fin eh’ io non odo il suo destino. In predaA Massinissa, deh ! ( se a te pur caleIl mio pregar) deh ! non conceder mai,
Ch’ella in preda a lui cada.. Oh cielo!.. AvvampoD’ira...— Ma fuor de! mio regai decoro,
Dove mi tragge il furor mio? — nuli’ altroMi resta a dirli. Alla mia tenda intantoSoffri ch’io mi ritragga : il duolo indegnoNasconder vo’. Fuorché Scipion, non debbeNuli’ uom vedermi entro il romano campoIn men che regio conturbato aspetto.
PRIMO 341
SCEMA IV.
SCIPIONE
Misero re! Pari a pietà, mi destaMaraviglia il suo dir. — Ma, forte duoimiCiò, ch’ei mi accenna. A Massinissa in Cirta,Espugnata oramai, per certo occorsaSofonisba sarà : s’ ei pur ne’ lacciD’amor cadesse ? e se in sua fe’ per RomaEi vacillasse ?... O guerrier prode, e caroA me, non men che necessario a Roma,
Io per te tremo. — Oh quali cure acerbeTi sovrastan, Scipione ! Oh! quanto costaA umano cor l’usar la forza ai vintiNemici stessi ! E s’io mai deggio un giornoContro T amico usarla?... Ah ! questo, in vero,È il sol dover di capitan, eh’ io abborra.
ATTO SICOUTDO
SCEMA I.
SOFONISBA, MASSINISSA, soldati numidi
MASSINISSA
Donna, deh ! qui l’arresta: ecco del duceIl padiglione: udito, o visto appenaScipione avrai, che dal tuo cor disgombroOgni sospetto fia.
SOFONISBA
Nè ancor sei pago,
O Massinissa? alta, terribil provaD’amor li do, figlia d’Asdrubal io,
Nel venir teco entro al romano campo:
Ma, eh’ io sostenga 1’ abbonito aspettoDel roman duce ?... ah ! troppo vuoi...MASSINISSA
Ma questo
Campo, ove stiamo, il puoi numida al pariChe romano appellare. Un forte stuoloDe’ miei v’ ha stanza, ed io di guerra stovviNon inutile arnese. Ornai tu figliaPiù d’Asdrubal non sei, nè di SifaceVedova piu, da che promessa sposaRi Massinissa sei.
SOFONISBA
Deh! non ti acciechi
L’amistà troppa, che a Scipion ti stringe.
Qual eh’ egli sia costui, romano è sempre;Quindi ei pospone a Roma tutto; e a nulloDei nemici di Roma esser può mite.
Non la sua rabbia contro a me fia pagaDi aver vinto ed ucciso e vilipesoSiface, no: Cirta predata ed arsa,
E i Massessuli lutti al duro giogoTratti, no, sazia in lui non han la seteAmbiziosa e cruda. Or, nel vedersiQuasi in sue mani Sofonisba, a drittoDa lui tenuta, qual io son, nemicaImplacabil di Roma; or, nel superboSuo cuor, non vuoi che l’oltraggiosa spemeNutra ei di trarmi al carro avvinta in Roma?Pur, ciò non temo; ancor che donna...
MASSINISSA
Oh cielo!
Che pensi tu? fin che di sangue stillaMi riman nelle vene, esser ciò puote?
Ah! no; noi credo; or l’odio tuo t’inganna;Tu Scipiou non conosci.
SOFONISBA
Odio, ed amore,
Or mi acciecan del pari. Io qui venirneMai non dovea: ma pur, securo locoNel mondo ornai non rimaneami nullo.Piacque al mio cor di seguitarti, e al solo