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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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SOFONISBÀ

Ma in (ale slato il vedi, eh’ ei non merlaNullo luo sdegno ornai.

SIFACE

D’ un re fra ceppiStollo fora ogni sdegno. 4 me davantiSe appresentato il mio rivai si fosseMentr’ io brando cingeva, allor mostrargliPotuto avrei furor non vano: or altroA me non lascia la crudel mia sorte,

Che fermo volto e imperturbabil core.

Quindi or pacato mi udrai favellarti.

MASSINISSA

Il disperato, mio dolore immensoA te ristoro esser pur dee non lieve:

Odi or dunque, qual sia.— Mirami : in ceppi,Più inerme assai di te, più vinto e ignudoDi senno io sono, e assai men re. Già toltoMi avevi il regno tu, ma allor per tantoTu vincitor di me non eri: ardente,

Inslancabil nemico io risorgevaPiù fero ognor dalle sconfitle mie ;

Fin che a vicenda io vincitor tornato,

Il mio riebbi, e a le il tuo regno io tolsi.—

Ma godi tu, trionfa ; intera palmaDi me ti dà questa sublime donna,

Ch’or ben due volte a Massinissa hai tolta.SOFONISBA

E vuoi, eh’ io pur del debil tuo coraggioArrossisca ?...

MASSINISSA

Non diedi a voi per ancoDel mio coraggio prova: ei pur Ha pariAl dolor mio.— Yoi state (io ben lo veggo)Securi in voi, per la prefissa morte.

Degno è d’ ambo il proposto ; ed io l’intendoQuant’altri; e a voi, ciascun per sè, conviensi.Tu, prigioniero re, non vuoi, nè il dei,

Viver più ornai: tu, di Siface moglie,

E dì Asdrubale figlia, in faccia a RomaPompa vuoi far d’intrepid’alma ed alla;

Nè affetto ascolti, allro che l’odio e l’ira.

Ma Siface, che t’ama; ei, che all’interaRovina sua per te, per te soltanto ,

S’ è tratto ; ei eh’ alto e nobil cor , non menoChe infiammato, rinserra; oh cieli deh 1...come,Come può udir, che l'amata sua donnaAbbia a perire?...

SOFONISBÀ

E potrebb’ egli or tormiDal mio dover, s’anco il volesse?

SIFACE

E donde

Noto esser puovvi il pensier mio ?

MASSINISSA

Guidato

10 da'furie ben altre, ornai tacerli

11 mio non posso; nè cangiare io’l voglio,

Se pria spento non cado. Ad ogni costoSalvare io voglio or Sofonisba; e salva

Ella (il comprendo) esser non vuol, nè ilpuote,

Se non è salvo anco Siface. — In sellaGià i miei Numidi stanno : al sorger primoDella vicina notte, ove tu vogli,

Siface, un d’ essi fingerti, a te giuroD’ esserti scorta io stesso, e illeso trarliCon Sofonisba tua, fino alle porteDi Cartagine vostra. Ivi tu gente,

Armi, e cavalli adunerai; nè vintoEgli è un re mai, cui libertà pur resta.Abbandonar queste abborrite insegneDi Roma io voglio; e per Cartagin io,

E per l’Affrica nostra , e per te forse ,

D’ora in poi pugnerò. Qualor tu posciaRegno e possanza ricovrato avrai,

Si che venirne al paragon del brandoRe potrem noi con re, col brando alloraTi chiederò questa adorata donna;

Ch’ or non per altro a te pur rendo io stesso,Che per sottrarla a misera immaturaOrribil morte.

SOFONISBA

Ineseguibil cosaProponi, e invano...

SIFACE

Ei d’alto cor fa fede;

Me non offende: anzi, a propor mi spronaBen altro un mezzo, assai più certo; e fiaPiù lieve a lui, men di Siface indegno ;

E in un...

MASSINISSA

Voi, domi dalla sorte avversa ,Ineseguibil ciò che a me fia lieve,

Stimate or forse; ma, se onor vi sprona,Meco ardite e tentate. Ultimo, e sempreCerto partito egli è il morir; nè toltoAi forti è mai: ma a tutti noi, per ora,Necessario ei non è. Scipion deluso,

Sol coll’ alba sorgente il fuggir nostroSaprà; fors’egli umano e giusto in core,Rispetterà miei dritti : ad ogni guisa,

Mercè i ratti corsier, sarem coll’ albaLontani assai. Ma, se inseguirci pureSi attenta alcun, giuro che il brando io priaA Scipio istesso immergerò nel petto,

Che a lui rendervi mai. Questa mia spada,Che me salvò già tante volte; questa,

Onde il mio regno e in un l’altrui riebbi,Non fia bastante a porvi entro a CartagoIn salvo entrambi? Or, deh! per poco cedi;Cedi, o Siface, alla fortuna: in sommoPupi ritornare ancor; nè cosa al mondoTu mi dovrai. Nemici fummo; e in breve,

Di bel nuovo il saremo; il sol periglioDi cosa amata al par da noi, fa mutoL’odio e lo sdegno in noi. Supplice m’odiParlarti: in le la tua salvezza è posta.

Ma se pur crudo il luo nemico abborriPiù che non ami la tua donna, interaAbbine almen pria di morir vendetta.

Ecco ignudo il mio brando; in me il ritorci.